Se pronunciassimo in una conversazione le parole streamer, live streaming, irl (in real life), maratona web, probabilmente la maggior parte dei lettori non saprebbero di cosa stiamo parlando. Ma non è cosi per i loro figli, appartenenti alle generazioni dei millennials o Z. Durante gli ultimi due anni, complice anche una pandemia che ha costretto il mondo a fermarsi, è esploso l’intrattenimento streaming sul web. Uno degli esempi maggiori è Twitch, piattaforma di Amazon, acquisita nel 2014 per diventare la punta di diamante dell’intrattenimento web del colosso di Seattle; con quasi trenta milioni di utenti giornalieri, 2 miliardi di ore di streaming raggiunte a febbraio 2021, il Davide “viola” cerca di sfidare i numeri da gigante del più noto YouTube (100 miliardi di ore). Su Twitch si gioca ai videogames, si crea musica, vengono commentati fatti di cronaca, si vedono film o, semplicemente, si parla con il proprio pubblico di qualsiasi argomento. Ed è qui, nel mondo sempre connesso del web, che streamer o irl – una diretta video in esterna – hanno un loro significato, in un gergo sempre più in movimento.

In questi mesi si è fatto un gran parlare della piattaforma Amazon, che ha perfino visto tra i nuovi creatori di contenuti nomi noti del panorama mediale e social nostrano: Fedez, Cattelan, Christian Vieri, Pierluigi Pardo, Andrea Scanzi o perfino club sportivi come il Milan hanno aperto un proprio canale. Anche la politica si è decisa ad occuparsi, all’interno della riforma fiscale, dei creatori di contenuti web e social, invitando nelle scorse settimane una delegazione di rappresentanti alle audizioni in Parlamento. Senza dimenticare i casi di cronaca o gli incidenti di percorso, come avvenuto per una ragazza scomparsa segnalata in un ex manicomio abbandonato durante una live oppure il caso del Crazy Cat Café di Milano. Come ogni piattaforma ha le sue regole e i suoi limiti; gli stessi streamer sono responsabili del proprio canale e di ciò che viene detto nella propria chat, il rischio è la chiusura temporale o definitiva del proprio spazio.

Ma cos’è davvero Twitch e perché sempre più giovani e giovanissimi sceglie di passare ore davanti allo schermo di uno smartphone o del proprio pc? La solita frase, trita e ritrita, della perdita di appetibilità della tv generalista non spiega un fenomeno di tale portata. Per capirne di più lo abbiamo chiesto direttamente ad uno degli streamer più famosi in Italia: Dario Moccia. Classe 1990, fumettista, collezionista, fa parte di quella generazione che ha iniziato caricando video su YouTube all’inizio degli anni dieci del duemila. Sulla piattaforma viola ha un palinsesto settimanale strutturato: just chatting – discussione con il pubblico -, live di gioco ai videogames, un pub virtuale con gli amici, interviste a personaggi famosi come Rocco Tanica degli Elio e le Storie Tese, lo chef Locatelli, Valerio Lundini ed Emanuela Fanelli. Durante il primo lockdown Moccia è stato protagonista di un’iniziativa benefica attraverso una maratona fiume in cui streamers e utenti hanno donato 30mila euro agli ospedali di Bergamo e Brescia.

Che cos’è stato Twitch per te?
Per me è stata una salvezza. Nel senso che su YouTube facevo un video al mese e questo non mi permetteva di guadagnarci, era una passione che nella mia vita adulta non mi permetteva di avere un’attività lavorativa continuativa che mi permettesse di creare una famiglia o fare un mutuo per una casa. Adesso sono potuto andare oltre facendo dei veri e propri investimenti. Ho iniziato oltre tre anni fa un po’ per gioco, un po’ per tenere i contatti con il mio pubblico e crescendo è diventato un lavoro a tutti gli effetti. Quindi è stata una seconda vita artistica, è stato quello che mi ha permesso di crearmi un futuro.

Come mai la community, il pubblico di Twitch, è così reattivo rispetto altre piattaforme e può arrivare a seguire uno streamer per tante ore al giorno?
Innanzitutto sono reattivi per tante ore perché, a differenza di quanto disse Report a gennaio in un servizio su di noi, non perché hanno qualcosa che non va, ma perché nell’ultimo anno e mezzo c’è stata una cosa chiamata Covid e quindi la gente si annoiava in casa buttandosi sui social. E l’unico social che per peculiarità tecniche come una chat a schermo e in diretta, lo streamer che ti risponde subito, che permette più compagnia perché lo puoi tenere anche come sottofondo come fosse una radio mentre fai altro, è proprio Twitch. E infatti la piattaforma è esplosa all’inizio dello scorso anno.

Come mai secondo te volti noti della tv generalista ma anche altre realtà come club sportivi sono approdati sulla piattaforma nel 2020?
Secondo me ci sono tre risposte. La prima è la noia. Perché alcuni volti, penso ad un Pierluigi Pardo, hanno provato la piattaforma per vedere cos’era e poi ci si sono ritrovati anche bene. La seconda è la moda, durante il lockdown c’è stato molto clamore intorno la piattaforma. La terza è quella di cercare un altro canale per parlare ai giovani che sono i maggiori fruitori, qualcuno c’è riuscito e qualcuno meno, ma almeno ci hanno provato.

Qual è il segreto per avere successo sulla piattaforma?
Il segreto secondo me è essere bravi. Come tutti i lavori di questo tipo non devi avere mai momenti morti, devi sapere intrattenere, avere la battuta pronta, prepararti a monte le live che andrai a fare la sera o il pomeriggio per non annoiare il pubblico, insomma devi trasformarlo in un format ponderato che abbia un fil rouge che colleghi tutti i tuoi contenuti.

Le audizioni per la riforma fiscale di alcuni streamer in Parlamento sono state un riconoscimento della categoria che chiede da tempo un codice ateco dedicato?
Si, era anche ora perché è un’industria che fattura molti soldi e che interessa il pubblico dei giovani che si interfacciano con nuove forme di intrattenimento ed era ora che qualcuno se ne accorgesse. Nel mondo dei social in Italia c’è una delle maggiori influencer del mondo da anni, la politica ci mette sempre un po’ ad arrivare.

Gli streamer che fanno Irl possono incappare in situazioni spiacevoli, come è avvenuto qualche settimana fa al Crezy Cat Café di Milano, è stato un caso?
In quella Irl (in real life, dirette video dal vivo Ndr.) ok criticarla perché era criticabile, ma non bisogna fare di tutta l’erba un fascio e dipingere Twitch come il demonio perché ci sono streamer che non danno fastidio a nessuno e sono la maggioranza. Questo può essere rapportato alla televisione: il fatto che ci siano programmi spazzatura in tv non significa che tutti i programmi facciano schifo.

Ci sono stati casi di utenti che ti hanno scritto in privato durante o dopo la pandemia e che ti hanno riportato dei problemi personali magari perché vedono nello streamer una sorta di “amico” del web?
Tutti i giorni. Questo è un lavoro parapsicologico, nel senso che gli fai compagnia, tutti i giorni sei lì con loro, si intrattengono con te ed è appunto come fossi per loro un amico da un certo punto di vista. Capita che ti raccontino propri problemi personali o che ti ringrazino perché gli hai strappato un sorriso in un momento difficile o li hai messi a conoscenza di qualcosa che magari non sapevano.

Come guadagna uno streamer?
Gli abbonamenti mensili costituiscono la maggior parte degli introiti, una parte va alla piattaforma e una parte a quello streamer specifico a cui ti sei abbonato. Poi dalle pubblicità. Io faccio un conto a fine mese e mando le fatture a Twitch. Durante le maratone, che sono state fatte per lo più nel primo lockdown, anche le donazioni dirette da parte degli utenti erano un importante introito ma ora spesso sono minoritarie, almeno sul mio canale.

Twitch è una moda o potrebbe essere un modello di televisione web con un futuro stabile?
Dipende da chi crea i contenuti. Se si riuscirà a far diventare la piattaforma uno show, sempre mantenendo la loro spontaneità e facendo gli investimenti giusti, sia da parte dello streamer che da parte della piattaforma, allora si potrà raggiungere quel livello qualitativo, anche di mezzi tecnici, che possa davvero fare concorrenza alla televisione.

Che cos’è la lore di Dario Moccia?
Siamo io e i miei amici, insieme alle persone, streamer o meno, che compaiono nelle mie live. Abbiamo creato una sorta di macrocosmo alla Marvel Cinematic Universe e ormai il pubblico segue questa sorta di sit-com. Di recente abbiamo anche fatto delle carte collezionabili di questa sorta di universo.

Un progetto che ti ha visto nella veste di editore e art director, coinvolgendo vari artisti, alcuni dei quali collaborano con importanti brand internazionali…
È stato bellissimo. Ho coinvolto una trentina di artisti per creare queste carte, che sono come delle figurine puoi collezionare, con i personaggi o le situazioni che hanno caratterizzato il mio canale fino ad oggi. Il tutto fatto interamente in Italia, dal lavoro creativo alla distribuzione. Sono stati cinque mesi di lavoro in cui mi sono occupato, insieme ad altri professionisti, di tutta la filiera. Ed è stato un successo: in meno di 24h abbiamo venduto 7500 prevendite di box da 70 euro l’uno.

Un risultato che neanche un editore mainstream avrebbe potuto fare così in fretta. Da dove viene tanta fedelizzazione?
Quando fai una cosa del genere si crea un fenomeno a catena perché il pubblico vuole trovare in un modo differente i personaggi che gli hanno fatto compagnia quest’ultimo anno e mezzo. E poi le carte sono obiettivamente belle e su una cosa così particolare il nostro pubblico ha apprezzato.

Recentemente è avvenuto un caso a Palermo in cui due influencer hanno perso la propria credibilità social in meno di 24h e ciò ha avuto una forte ricaduta sull’opinione pubblica. Quanto è importante questo fattore sul web?
Tanto. Meglio non mescolarsi mai con gente di poco valore. Bisogna essere sempre coerenti con il proprio pubblico. Ormai nascondersi dietro un dito non serve più, forse serviva un tempo nella televisione generalista. Oggi la trasparenza con il proprio pubblico è tutto, ed è una cosa che ti ritorna indietro sempre.

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