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Caso Saman, Tribunale del riesame nega ricorso: il cugino resta in carcere. Trasferito per “questioni di sicurezza” il fratello

I legali avevano chiesto la remissione in libertà dopo alcune modifiche alcune modifiche che - a loro parere - avevano cambiato il quadro indiziario iniziale. L’uomo è iscritto nel registro degli indagati, insieme ai genitori della 18enne, partiti per il Pakistan e mai tornati in Italia (per cui è stata presentata la rogatoria internazionale per il fermo), uno zio e un altro cugino
Caso Saman, Tribunale del riesame nega ricorso: il cugino resta in carcere. Trasferito per “questioni di sicurezza” il fratello
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Il Tribunale del riesame di Bologna ha deciso che Ikram Ijaz, cugino di Saman Abbas, la 18enne di origine pakistana scomparsa da Novellara (Reggio Emilia) da fine aprile che si presume essere stata assassinata dalla famiglia, dovrà restare in carcere. Il Tribunale ha quindi respinto il ricorso presentato dagli avvocati Domenico Noris Bucchi e Luigi Scarcella che chiedevano l’attenuazione della misura cautelare del cugino della ragazza, detenuto nel carcere di Reggio Emilia dopo essere stato fermato a Nimes, in Francia, mentre tentava di raggiungere la Spagna su un autobus. La decisione è stata depositata questa mattina e le motivazioni sono attese entro 45 giorni. I legali avevano chiesto la remissione in libertà dopo alcune modifiche che – a loro parere – avevano cambiato il quadro indiziario iniziale. Intanto, il fratello della giovane scomparsa è stato trasferito in un’altra comunità per minori per “questioni di sicurezza”, dopo che il giovane ha testimoniato contro i genitori, lo zio e i due cugini.

Ikram Ijaz è iscritto nel registro degli indagati, insieme ai genitori della 18enne, partiti per il Pakistan e mai tornati in Italia (per cui è stata presentata la rogatoria internazionale per il fermo), uno zio e un altro cugino. La 18enne aveva avuto dei dissidi con la famiglia dopo essersi opposta a un matrimonio combinato e poco prima della sua scomparsa aveva chiesto aiuto agli assistenti sociali. Per questo era stata accolta in una comunità educativa nel bolognese, ma la ragazza era poi tornata a casa, forse – secondo le ipotesi della procura – tratta in inganno dai parenti. Il cugino è uno dei tre uomini indagati che compaiono nelle immagini registrate da una videocamera, che – sempre secondo le ipotesi investigative – li registra mentre si dirigono a scavare una fossa. Nelle ultime settimane, a cercare il corpo della 18enne, oltre alle unità cinofile di Bologna, sono arrivate anche squadre dall’estero, ma le attività di ricerca non hanno sinora prodotto alcun risultato.

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