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Dopo la Pernigotti, ora la Caffarel: a rischio esubero 90 dipendenti full-time dell’azienda del gruppo Lindt

La causa sarebbe un andamento negativo dell'azienda, accelerato dalla pandemia. Ma la Flai Cgil ha sottolineato la possibilità di ricorrere a strade alternative agli esuberi come i contratti di solidarietà e l'isopensione, che consente di andare in pensione fino a sette anni prima
Dopo la Pernigotti, ora la Caffarel: a rischio esubero 90 dipendenti full-time dell’azienda del gruppo Lindt
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Dopo la vicenda Pernigotti con la chiusura dello storico stabilimento a Novi Ligure scongiurata solo dopo serrate trattative, un’altra storica azienda cioccolatiera piemontese – la Caffarel – è in crisi. Come riporta l’agenzia LaPresse, stando ai sindacati, circa novanta dipendenti rischiano di perdere il posto di lavoro nello stabilimento di Luserna San Giovanni, comune della città metropolitana di Torino. Il marchio fa oggi parte del gruppo svizzero Lindt che nelle prossime ore incontrerà i sindacati.

In nota della Cgil, rilasciata dopo l’incontro del 14 giugno tra rappresentanti dei lavoratori e dirigenza, si legge che “si sono iniziate ad affrontare le tematiche relative agli esuberi attraverso la cassa integrazione (Cgis) per crisi aziendale”. In quella sede i sindacati hanno ribadito “la necessità di un rilancio del settore commerciale, dell’organizzazione del lavoro e di un importante piano di riqualificazione professionale”. In precedenza, nell’incontro tra le parti del 1° giugno, la Caffarel aveva già comunicato ai sindacati la decisione di ricorrere alla Cigs per novanta dipendenti full-time nell’ottica di una ristrutturazione aziendale. La causa sarebbe un andamento negativo dell’azienda, accelerato dalla pandemia. Ma la Flai Cgil ha sottolineato come esista la possibilità di ricorrere a strade alternative, tra cui contratti di solidarietà e l’isopensione, che consente di andare in pensione fino a sette anni prima.

Come riferisce Lara Calvani, segretaria generale della Flai Cgil Torino “la cassa integrazione durerà un anno”. “Sicuramente – spiega – faremo un passaggio alla Regione”, sottolineando la necessità di riqualificare i lavoratori – non più giovanissimi e in prevalenza donne – in esubero. A questo punto si attende l’incontro di domani quando le rappresentanze dei lavoratori si aspettano di conoscere quali strategie metterà in campo il gruppo per venire incontro alle richieste e far fronte alla crisi. Un accordo sembra ancora lontano, per questo i sindacati si preparano a partecipare alla mobilitazione generale contro lo sblocco dei licenziamenti.

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