L’attore Marco Baliani ospite di #SpinOff con Ilaria Mauri e Davide Turrini per presentare il suo libro La pietra oscura (Bompiani) ha ricordato il suo “esordio” nel lontano 1973. “Fu dentro la facoltà di architettura a Roma. Facevamo una cosa che chiamavamo musical durante un’occupazione. Era Il Re Nudo di Hans Christian Andersen. Dopo di noi cantava Lucio Dalla. Iniziai lì, ma venni subito cacciato dal comitato politico di architettura. In scena cantavamo un Bandiera Rossa blues con ballettino scosciato. Fu lì che capii che era il momento di farlo davvero il teatro. Iniziai tardi, non avevo una scuola, il primo palco fu la strada con un naso rosso da clown”.

Baliani ha poi provato a mettere insieme i pezzi per il futuro del teatro italiano duramente colpito dalle chiusure dovute alla pandemia. “Ora in scena c’è un accumulo di tutto quello che non s’è visto e che deve essere visto. Ci sarà uno svuotamento dei depositi teatrali e in mezzo al marasma magari si troveranno delle chicche. Non mi sembra però che qualcuno abbia riflettuto, forse mi sbaglio, sul tema del rapporto tra l’essere umano e il mondo che questa pandemia ha messo in crisi. Questo dovrebbe essere il tema drammaturgico del futuro. Mi aspetto che a farlo siano le parti del teatro più avanzate, quelle che nessuno vede, i giovani, quelli che fanno il premio Scenario, quelli borderline. Non mi aspetto che Gabriele Lavia faccia qualcosa di nuovo, lui deve continuare a fare quello che faceva e va bene anche quello, però il nuovo nascerà solo se facciamo i conti fino in fondo con quello che ci è successo rischiando molto. Credo serva rischiare”. Rivedi la diretta con Marco Baliani e l’attrice e regista Marta Cuscunà, in scena con Earthbound.

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