Con l’avvento dell’estate, l’ingresso in zona bianca di molte regioni e, forse, la “normalizzazione” del clima, nei boschi liguri ripartirà anche l’esercito dei “Liberi Cercatori di Funghi“. Le formazioni d’assalto di questa armata spontanea, i “Temerari” e gli “Improvvisati”, diventano a volte protagonisti involontari di vere e proprie avventure.

Ne ho parlato con Marco Riolfo che, per 20 anni, è stato il vicepresidente regionale del soccorso alpino e speleologico della Liguria e che sull’argomento potrebbe scrivere un soggetto per una riedizione boschiva di Dispersi nell’azzurro mare d’agosto… “La provincia di Savona – racconta Riolfo – è la più boscosa d‘Italia e, nel corso di 20 anni, ho visto succedere di tutto. Ricordo che una volta cercammo per tre giorni un vecchietto di 80 anni, che si era perso. Quando lo trovammo, era piuttosto disidratato, ma appena ci vide arrivare, ci sorrise ilare, grato e cortese e ci indicò la sua cavagna: ‘Se volete delle ciliegie – disse – prendetene pure!’”.

Gli aneddoti si sprecano. Un giorno i soccorritori trovarono un bambino, di circa 5 anni, che si era smarrito e aveva passato la notte all’addiaccio. Apparve infreddolito ma tutto sommato tranquillo e anche divertito da tutto quel movimento di persone che giravano intorno a lui. I genitori furono così contenti di averlo ritrovato che si dimenticarono di sgridarlo. Riolfo spiega che il fattore tempo è essenziale in tutte queste vicende. La ricerca dei funghi è una vera febbre che porta il cercatore a perdere la cognizione del territorio e, spesso, a dimenticare che in 20 minuti si passa dal crepuscolo al buio e, a quel punto, è difficilissimo orientarsi. Specie se non hai portato con te una pila.

A volte le ricerche hanno avuto un esito tragico, perché riguardavano persone che, in seguito a una caduta, si erano rotte le gambe o il bacino, e andavano evacuate in barella, con l’elisoccorso. Ci fu un giovane che per raggiungere un gruppo di funghi cadde da un dirupo, e si fratturò la colonna vertebrale. Se si lanciasse un concorso per eleggere “il disperso più pirla” non mancherebbero i candidati. La gente sottovaluta il fatto che anche un’attività ludica come la ricerca di funghi impone delle regole. I più pericolosi sono gli Ottimisti, “quelli che vanno in montagna in espadrillas…”

I volontari che garantiscono il soccorso alpino pagano la leggerezza altrui con rischi personali anche gravi. Riolfo ricorda una donna che era caduta al di sotto di un gruppo di rocce molto difficili e raggiungerla comportò un grosso rischio per i soccorritori. In vent’anni di attività avrà avuto delle discussioni con quelli che aveva soccorso? “Sì – risponde – non tutti si rendono conto degli errori commessi. Così, a volte, ricorrevamo a un ‘bluff didattico’. I cercatori di funghi sono notoriamente arcigni tutori delle loro ‘zone erogene’, cioè le aree ricche di porcini che hanno scoperto, e notoriamente gelosi del loro raccolto. Quando si perdevano e dopo aver perso tutta la notte per trovarli, ci sentivamo pure rispondere con sufficienza (siamo tutti volontari…) e prospettavamo loro, per scherzo ovviamente ma con fiero cipiglio, la possibilità di sequestrare il raccolto per risarcirci delle spese di soccorso. Beh, dovevi vedere le loro facce: avrebbero preferito continuare ad essere dei dispersi”.

Scherzi a parte, Riolfo dice che i i soccorritori sono sempre stati molto cavallereschi. Una sera trovarono una coppia clandestina che si era persa nella neve durante una traversata del Colle del Melogno. Ora, immaginate la scarpinata romantica che, superato il punto difficile dell’ascesa – il cosiddetto “Monte di Venere” – si trasforma all’improvviso in un incubo gelato. Per evacuarli, la squadra di soccorso camminò tutta la notte ma, giunti in salvo, i due love-trekkers temevano che la cronaca dell’intervento svelasse la loro storia extraconiugale. Il giorno dopo, Riolfo dichiarò alla stampa che quella notte la squadra aveva salvato due torinesi…

Per evitare avventure più o meno fatali, Marco Riolfo aveva pubblicato, anni fa, il “Decalogo dell’escursionista”, una lettura ancora oggi utilissima sia ai monogami cercatori di funghi che ai poligami cercatori di avventura.

“Decalogo per l’escursionista ed il fungaiolo”, a cura del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico:

1) avvisare i famigliari in merito alla zona che sarà frequentata;

2) verificare le previsioni meteo;

3) indossare abbigliamento adeguato (scarponi, giacca a vento, guanti, copricapo…)

4) munirsi, se posseduto, di telefono cellulare e gps;

5) calcolare i tempi di ritorno;

6) portare sempre uno spuntino d’emergenza;

7) tenere in considerazione le ore di luce disponibili: dal tramonto (e quindi c’è ancora luce crepuscolare) al buio totale mediamente passano 20/25 minuti;

8) munirsi di cartografia della zona battuta, gratuitamente reperibile presso le Apt locali;

9) in caso di smarrimento posizionarsi, ove possibile, presso qualche radura aperta, facilmente individuabile dall’elicottero;

10) portare sempre una torcia elettrica, utile anche per eventuali segnalazioni notturne, ed eventualmente un fumogeno rosso per segnalazioni diurne…

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