Il caso delle rare e complesse trombosi con contestuale carenza di piastrine indotte dai vaccini a vettore virale come Oxoford-Astrazeneca e Jannsen (Johnson&Johnson) sembrava essere stato in qualche modo chiuso con la decisione di tutti i paesi europei di fissare una soglia d’età minima. Ma due casi che riguardano due giovani donne di 18 e 42 anni immunizzate durante gli Open day su base volontaria, organizzati in Liguria e Toscana, hanno riaperto il dibattito in Italia. Anche perché come si legge nel documento stilato dalla commissione di esperti nominata dall’Aifa – e pubblicato il 26 maggio scorso – i pur rari eventi indotti dal vaccino – scoperti dai ricercatori tedeschi ormai tre mesi fai – “sono stati osservati quasi esclusivamente entro circa tre settimane dalla vaccinazione in soggetti sani con età inferiore a 60 anni, prevalentemente donne”. Motivo per cui nei centri vaccinali il vaccino Astrazeneca continua a essere somministrato agli over 60.

Dopo i primi casi segnalati a marzo scorso la decisione dell’Agenzia europea del farmaco era stata – in considerazione del rapporto rischi/benefici e in presenza di pochissimi eventi – di non limitare l’uso per fascia d’età. Ma subito dopo erano arrivate le contestuali decisioni degli enti regolatori nazionali di diversi paesi europei di introdurre una soglia di raccomandazione per età se non addirittura di sospendere l’uso del composto. Come è accaduto in Norvegia e Danimarca. Francia e in Belgio che hanno fissato la soglia a 55 anni, la Spagna ha invece deciso di limitare l’uso del vaccino solo a chi è nato tra il 1952 e il 1961, cioè i 60-69enni, Germania e Italia hanno raccomandato l’uso agli over 60.

In Gran Bretagna – patria del composto con cui è stato vaccinato anche il 56enne premier Boris Johnson – prima è stata fissata la soglia di somministrazione per gli over 30 e poi successivamente innalzata a 40. I ricercatori di Oxford hanno anche sospeso la sperimentazione del vaccino da loro sviluppato sugli under 18. Con milioni di dosi ferme nei frigoriferi in Italia come del resto in altri paesi europei, Germania in primis, sono scattate le iniziative di open day per dare la possibilità a chi lo volesse di vaccinarsi con un composto considerato “efficace e sicuro“. Tanto che sia il premier italiano, Mario Draghi (73 anni), che la cancelliera tedesca Angela Merkel (66 anni) sono stati vaccinati con Astrazeneca. E le iniziative su base volontaria hanno perlopiù riscosso un buon successo.

Ad aprile però era già noto che il numero di casi rari di trombosi associata a carenza di piastrine accertati dopo la vaccinazione con Astrazeneca era stato “superiore alle attese” tra le persone con meno di 60 anni, mentre era stato “inferiore” o in linea con le statistiche per gli over 60. E per questo che l’Italia aveva deciso di “raccomandare l’uso preferenziale” del composto solo per chi ha più di 60 anni, un’indicazione in base al principio della “massima precauzione“ come aveva spiegato il presidente del Consiglio superiore di sanità e coordinatore del Cts, Franco Locatelli, nel corso della conferenza stampa che si è svolta al ministero della Salute mercoledì sera, proprio nel giorno in cui l’Ema era tornata a esprimersi sul vaccino (senza fissare dei paletti).

“Anche i casi di Vaccine-induced Immune Thrombotic Thrombocytopenia (VITT) riportati dopo la prima dose – si legge nel documento Aifa – hanno riguardato pochi soggetti per milione di vaccinati, prevalentemente di sesso femminile, e concentrati nella fascia di età fra 25 e 60 anni”. Comunque in Italia “al 26 aprile sono stati riportati 34 casi di trombosi venose in sedi atipiche, 18 delle quali associate a trombocitopenia. Rispetto alle somministrazioni effettuate con Vaxzevria si osservano quindi 0.45 casi ogni 100.000 vaccinati, dato che – scrivono gli esperti – potrebbe risentire della minor rappresentatività del campione italiano rispetto ai dati europei e anglosassoni. Per quanto riguarda gli eventi osservati dopo somministrazione del vaccino Janssen, il sistema di sorveglianza USA “Morbidity and mortality weekly report” 5 alla data del 30 aprile 2021, riporta 17 casi di trombosi in sedi atipiche associate a trombocitopenia (eventi del tutto simili a quelli osservati con il vaccino Vaxzevria) su 7,98 milioni di dosi di questo vaccino somministrate in Nord-America”.

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