Il caso Astrazeneca non è chiuso. Mentre gli scienziati continuano a investigare (l’ultimo studio è comparso sul British Medical Journal) l’Agenzia europea per i farmaci ha elaborato un report temporaneo – anche se ad Amsterdam non vogliono che lo si chiami così – sui benefici del vaccino Vaxzevria. Che per l’Ema continuano a superare i rischi negli adulti di tutte le età. L’analisi del 23 aprile scorso contiene diverse tabelle in cui si confrontano le ospedalizzazioni e le morti prevenute con le somministrazioni a fronte dei casi di trombi con carenza di piastrine in tre scenari ovvero con un alto tasso di infezione (886 casi di positività ogni 100mila), con un tasso medio (401 su 100mila) e un tasso basso (55 su 100mila) per sette classi di età: 20-29 anni, 30-39 anni, 40-49 anni. 50-59 anni, 60-69 anni, 70-79 anni e over 80. Ma con una bassa circolazione del virus la somministrazione del vaccino nella fascia 50-59 anni – quella che il commissario Francesco Figliuolo vorrebbe immunizzare – il rapporto rischio/beneficio non è così favorevole perché si evita un solo decesso a fronte di 1.1 casi di trombosi.

Un documento, questo, utile secondo l’Ema a supportare le autorità nazionali nel prendere decisioni su come utilizzare al meglio il vaccino nei loro territori. Da qui l’ulteriore analisi di dati disponibili (del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e degli Stati membri dell’Ue). Analisi che avverte Ema potrebbe cambiare non appena saranno disponibili nuovi dati. Nei giorni scorsi il commissario, proprio citando gli ultimi studi – ha annunciato la possibilità che possa essere ulteriormente abbassata la soglia di età per la somministrazione del vaccino da 50 a 60 anni. Le dosi in arrivo sono tante e tra rifiuti dei vaccinandi preoccupati, comunicazioni confuse, la campagna vaccinale non può subire rallentamenti.

Cosa si evince da questa analisi? Ovviamente in tutti gli scenari le ospedalizzazioni e le morti prevenute negli over 80 e fino alla fascia 50-59 anni sono in numero superiore ai casi di trombi con piastrine basse. Più cala l’età e più il rapporto beneficio rischio diventa meno eclatante. Ecco che per esempio con circolazione bassa del virus nella fascia 50-59 anni le ospedalizzazioni evitate sono 10 mentre stando ai dati Ema si previene solo un decesso a fronte un 1.1 casi di trombi con carenza di piastrine, quella Trombocitopenia trombotica immunitaria indotta da vaccino (VITT) scoperta dagli scienziati tedeschi dell’Università di Greifswald. Un rapporto quindi sfavorevole in questo momento in cui i contagi sono in calo.

Con una circolazione media di Sars Cov 2 per la fascia 50-59 anni i ricoveri evitati diventano 15 e le morti 14 sempre con 1.1 casi di VITT. Infine con un’alta circolazione – come per esempio si è avuta a gennaio scorso – le ospedalizzazioni evitate diventano 28 e le morti 14. Con l’abbassarsi della soglia nella fascia di popolazione più giovane – tranne per la fascia 20-29 anni – il rapporto rischio-beneficio resta sempre a favore del vaccino ma la proporzione si assottiglia di molto. Con una bassa circolazione è anche sfavorevole il rapporto nella fascia 40-49 anni. Per cui si previene un ricovero e un decesso a fronte di 1.1 casi di trombi. La ViTT, continuano a ripetere tutti gli esperti, è estremamente rara e soprattutto trattabile, quando diagnosticata precocemente, con una terapia ad hoc con infusione di immunoglobuline ed anticoagulanti non eparinici. E secondo Paul Hunter (Università of East Anglia), autore dell’ultimo studio pubblicato su Bjm: “I paesi che hanno ritardato i programmi di vaccinazione in tempi di alta trasmissione evitando di usare il vaccino AstraZeneca dovrebbero sapere che questa decisione ha contribuito ad aumentare il numero di morti evitabili per Covid”.

Lo studio su Bmj

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