Dalle segnalazioni, rivelatesi infondate, sulla ragazza russa Olesya Rostova alla presunta somiglianza di una giovane di Scalea passando per l’improvvisa perquisizione nella vecchia casa di Anna Corona, ex moglie di Piero Pulizzi, papà di Denise. Il caso Pipitone è tornato al centro della scena mediatica, con i riflettori puntati, la voglia di verità di Piera Maggio e con la speranza di ritrovare la bambina scomparsa a Mazara del Vallo il 1 settembre 2004.

Una nuova pista è stata svelata nel corso dell’ultima puntata di “Chi l’ha visto?” proprio dal legale della famiglia Giacomo Frazzitta: “Nel tardo pomeriggio è stata recapitata una missiva anonima al mio studio. Ci rivolgiamo a quella persona che dopo 17 anni ha avuto il coraggio e il senso civico di inviare una lettera anonima al mio studio legale, dando informazioni nuove e importanti, ti invitiamo a fare un altro passo, nella massima riservatezza, fatti sentire”.

“Noi lo ringraziamo per il suo senso civico e chiediamo un ulteriore sforzo, è importante che si faccia sentire in qualche modo”, ha aggiunto il legale parlando di riferimenti concreti nella lettera che non erano stati rivelati mediaticamente. L’appello dell’avvocato Frazzitta è stato rilanciato sui social da Piera Maggio: “Vi invito a diffondere questo video soprattutto mi rivolgo ai mazaresi di inoltrarlo ai loro contatti affinché giunga a quella persona che ha scritto la lettera e a cui assicureremo massima riservatezza.”

Nel corso della puntata Federica Sciarelli è tornata sulla testimonianza chiave di Battista Della Chiave, un anziano sordomuto che aveva affermato di aver visto Denise Pipitone. “È stata rapita da due uomini e portata via in moto e poi in barca”, rivelazioni che sono emerse da una nuova analisi del video dell’interrogatorio, registrato dagli stessi inquirenti, e condotta questa volta da esperti Rai. Per errata traduzione alcune informazioni erano state interpretate nel modo sbagliato.

L’ex maresciallo Francesco Lombardo ha rivelato di aver ricevuto insieme ai colleghi diverse minacce proprio nei giorni più caldi: “A ottobre 2004 sul parabrezza di un appuntato fu trovato un biglietto minatorio, ho pensato che eravamo vicini, che stavamo dando fastidio a qualcuno”. Nel biglietto il consiglio era chiaro: “pensare a campare”, si specificava che la sparizione di Denise fosse un modo per “colpire la famiglia”, escludendo pedofili o traffico di organi.

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Mattia Torre, la moglie Francesca: “Era già in metastasi a un rene quando l’ha saputo, doveva vivere due anni e invece sono stati quattro”

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