Astrazeneca anche agli under 60? Il dibattito innescato dopo le dichiarazioni del commissario Francesco Figliuolo e le decisioni diverse in alcuni paesi europei ha un primo punto di caduta in Italia con il parere dell’Aifa richiesto dal Cts. “La valutazione dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) rispetto al vaccino anti-Covid di AstraZeneca non è cambiata: sulla base dei casi osservati, abbiamo detto che il beneficio/rischio per tale vaccino è progressivamente sempre più favorevole al crescere dell’età” ha detto all’Ansa la presidente della Commissione tecnico scientifica (Cts) dell’Aifa, Patrizia Popoli, in merito alla richiesta del ministero della Salute al Comitato tecnico scientifico di valutare la possibilità di estendere il vaccino di Astrazeneca alla fascia 50-60 anni. Il ministero della Salute ha infatti chiesto al Comitato tecnico scientifico di valutare la possibilità di estendere il vaccino alla fascia 50-60 anni. Gli esperti hanno chiesto al Commissario per l’emergenza di avere i dati relativi a quante sono i soggetti ancora da vaccinare in quella fascia d’età.

Mentre gli scienziati continuano a investigare sugli eventi avversi rari (l’ultimo studio è comparso sul British Medical Journal) l’Agenzia europea per i farmaci ha elaborato un report temporaneo sui benefici del vaccino Vaxzevria. Che per l’Ema -che non ha fissato alcuna soglia – continuano a superare i rischi negli adulti di tutte le età. L’analisi del 23 aprile scorso contiene diverse tabelle in cui si confrontano le ospedalizzazioni e le morti prevenute con le somministrazioni a fronte dei casi di trombi con carenza di piastrine in tre scenari ovvero con un alto tasso di infezione (886 casi di positività ogni 100mila), con un tasso medio (401 su 100mila) e un tasso basso (55 su 100mila) per sette classi di età: 20-29 anni, 30-39 anni, 40-49 anni. 50-59 anni, 60-69 anni, 70-79 anni e over 80. Ma con una bassa circolazione del virus la somministrazione del vaccino nella fascia 50-59 anni il rapporto rischio/beneficio non è così favorevole perché si evita un solo decesso a fronte di 1.1 casi di trombosi.

Una delle ipotesi è che – in considerazione del fatto che sono le donne giovani maggiormente colpite dalle trombosi – il composto, sviluppato dall’Università di Oxford, possa essere somministrato solo agli uomini under 60. “Su AstraZeneca la fiducia è stata minata fin dai primi dati” ha detto Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute, ospite a Rainews 24. “L’Unione Europea non ha avuto il coraggio di mutuare l’esperienza del Regno Unito. Mi hanno chiamato amici per chiedermi se potevano fare Astrazeneca, io ho 49 anni e quando sarà il mio turno, se c’è AstraZeneca disponibile in quel momento lo farò. È stata data indicazione di somministrarlo sopra i 60 anni – ha aggiunto – io aprirei anche alla popolazione sotto i 60 di sesso maschile, fino ad esaurimento progressivo delle scorte“.

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