A undici anni di distanza dalla nascita della campagna “ReggioLiberaReggio”, poi diventata “La libertà non ha pizzo” ed estesa in altre province calabresi, il Presidio territoriale Libera di Reggio Calabria ha intrapreso un cammino di ricerca e di ascolto “quali-quantitativo” delle imprese ed esercizi commerciali che coraggiosamente vi hanno aderito.

Grazie alla disponibilità del professor Dario Musolino e al suo prezioso contributo scientifico, i dati emersi, presentati giorno 30 aprile nella cornice suggestiva di Ecolandia, sono apparsi di grande interesse. “Fare impresa a Reggio tra condizionamenti mafiosi, vincoli infrastrutturali e carenza di servizi”, questo il titolo della ricerca condotta tra febbraio e giugno 2020 tra imprese diversificate per le loro attività.

Circa il 30% impegnate nel settore industria e costruzioni; il 14 % nel commercio; il 14% nel turismo e ristorazione; l’11% in agricoltura, ed il 32% in altri servizi. Uno spaccato che ben rappresenta il tessuto economico della città metropolitana ed altrettanto ben distribuito nel territorio provinciale. Dalla ricerca emerge, in maniera chiara ed inequivocabile, innanzitutto quella sorta di reputazione negativa sul fare impresa in un territorio complesso come quello reggino: solo il 4% ha risposto affermativamente alla domanda che è possibile fare impresa senza correre alcun rischio; mentre l’82% è diviso quasi a metà tra il “no è certo che si subiranno condizionamenti” e tra il “sì ma con caveat”. Il 14% ha preferito non rispondere.

Tra i punti di forza emersi vi sono le risorse culturali, artistiche ed ambientali. Tra quelle di estrema debolezza, le risorse idriche, la spazzatura, l’accesso al credito, la sanità, i trasporti, la giustizia civile e penale, la corruzione. Ciò, evidentemente, pesa, e non poco, sull’economia generale, specie nella fase degli acquisti, delle assunzioni del personale, e sul lavoro. Sono emerse, tra l’altro, diverse criticità ad intra, quali ad esempio scarsa capacità di fare impresa in rete, concorrenza sleale, incapacità di internazionalizzazione commerciale e produttiva. Altre ad extra: la solita burocrazia eccessiva della pubblica amministrazione; per tutti gli intervistati occorre “smantellare le pratiche dei bandi in maniera che siano davvero utili allo sviluppo”; totale sfiducia nelle istituzioni locali e regionali.

Le Amministrazioni sono percepite come fallimentari rispetto all’attuazione di politiche per lo sviluppo del lavoro e delle imprese e nel supporto che esse riescono ad offrire agli imprenditori che denunciano. Ciò che stupisce, a mio sommesso avviso, è quella voglia, nonostante tutto, di fare impresa, di investire e di guardare al futuro con lo sguardo carico di speranza. Così come indigna e non poco il fatto che le imprese non elemosinano nulla, semplicemente chiedono i loro sacrosanti diritti, quelli più basilari come ad esempio il superamento una volta per tutte della crisi idrica; o quella ancora più cogente, per molti versi disarmante, della spazzatura accumulata in molte zone periferiche della città e periodicamente bruciata dalle solite orde criminali. Fare impresa con il nauseabondo odore della spazzatura che brucia è davvero una “missione impossibile”, resa ancora più deplorevole dal fatto che i tanti appelli sono stati sistematicamente inattesi.

Elaborazioni e coordinamento scientifico dell’indagine: Dario Musolino
Indagine a cura del gruppo di lavoro di ReggioLiberaReggio: Giuseppe Marino, Maria Rachele Bellomi, Giusi Nuri

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