Era stato considerato uno dei primi “cambi di passo”, perché avrebbe coinvolto il Parlamento nella discussione. A conti fatti, il decreto legge del 13 marzo che stabiliva le “misure urgenti” per fronteggiare la diffusione del Covid-19 arriva in Senato quando le norme anti-contagio sono ormai state superare da due nuovi decreti. Approderà in aula a Palazzo Madama solo mercoledì 5 alle 9.30, fuori tempo massimo visto che sono intanto intervenuti due provvedimenti per regolare le riaperture.

Restano in piedi l’articolo 2 che riguarda gli interventi a sostegno dei lavoratori con figli minori in didattica a distanza o in quarantena e l’articolo 3 sui Ristori, mentre l’articolo 1 è ormai lettera morta. Regolava infatti le misure anti-contagio dal 15 marzo al lunedì dell’Angelo, abolendo la zona gialla e imponendo quella rossa nel periodo delle festività pasquali.

A sottolineare l’intento nell’approvare un decreto legge invece del Dpcm che aveva caratterizzato la gestione dell’emergenza durante il governo Conte e l’inizio dell’esecutivo Draghi era stata la ministra Maria Stella Gelmini. “Verrà approvato un decreto legge, e non un Dpcm, per nuove misure anti-Covid. Il premier Draghi e questo governo ritengono importante coinvolgere il Parlamento e avere un confronto con tutte le forze politiche”, disse la titolare degli Affari regionali durante l’incontro con gli enti locali.

Era entusiasta anche il deputato di Cambiamo!, Osvaldo Napoli, che definì “significativo” il “cambio di rotta” del governo “sulla politica delle chiusure” che passando dal Dpcm al decreto dava “coinvolgimento pieno” di Camera e Senato. Stessa trama del sottosegretario leghista all’Economia, Claudio Durigon: le nuove restrizioni arrivano “per decreto e non per Dpcm perché così il Parlamento potrà intervenire per modificarlo ed emendarlo”, disse.

“Sicuramente il decreto è pesante ma è frutto di numeri pesanti, cercheremo di dargli un’aggiustata”, di cambiarlo in Parlamento “a seconda di come vanno i dati da qui a pochi giorni”, aveva spiegato a Un giorno da pecora su Radio Uno. In Senato arriva quasi due mesi dopo. I dati sono nel frattempo calati e “l’aggiustata” che a reso i divieti meno pesanti è arrivata attraverso un nuovo provvedimento.

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