Una copertura mediatica da royal wedding. Il funerale del quasi centenario Filippo anche se sobrio e solenne ha acceso curiosità e dubbi rimasti in sospeso. Tutti a caccia di una lacrima di the Queen che invece se c’è stata è scesa furtiva a telecamere spente. Sembrava ancora più minuta, incurvata, rimpicciolita seduta da sola sugli scranni della maestosa abbazia di San Giorgio. Protocollo reso ancora più rigido dalla restrizioni anti-covid, nessuno dei quattro figli vicino a lei a tenerle la mano, ad aiutarla a scendere i gradini degli “spalti” in boiserie, eppure saranno stati tutti vaccinati o no? Nessun canto religioso durante la cerimonia per impedire che qualche batterio subdolo e malandrino sfuggito a tutti i test possibili potesse innalzarsi insieme alle note. L’inno nazionale, “God Save the Queen”, a fine cerimonia è stato eseguito dal coro ma a debita distanza, un altrove ricavato dalla cripta.

L’aveva immaginato proprio così il duca d’Edimburgo, due volte principe di Grecia e di Danimarca per nascita da noblesse obblige. Lo aveva pianificato per anni insieme ai suoi più stretti collaboratori per poi dichiarare con il suo sense of humor molto british e asciutto: “Sono tutti morti prima di me”. Nessuna carrozza funebre trainata da cavalli con piume e pennacchi aveva incominciato a progettare il carro funebre con Land Rover nel 2003, aveva 83 anni. Ha voluto una jeep Defender verde militare con la parte posteriore modificata per poter far scivolare la bara. L’ultima volta che ha supervisionato il prototipo risale al 2019. Non voleva funerali di Stato (forse si dovrebbe dire di Regno?), ma esequie in forma privata. Certo aveva previsto 800 invitati, una lista che aggiornava di continuo. Ma il malefico Covid ha lasciato tutti a bocca asciutta (un invito a un royal funeral è un invito a nozze in tutti i sensi).

Ha impiegato diciotto anni, almeno a sentire i più informati, a redigere il testamento. Adesso non è che il duca avesse immense ricchezze, per tutta la vita da bravo principe consorte ha gestito il grande patrimonio della ricca moglie. Era praticamente uno stipendiato dalla Corona. Lui bello e spiantato si presentò a Corte con un solo abito da cerimonia, quello che indossava, e poche sterline in tasca. Ovviamente Re Giorgio non voleva che sposasse uno senza un becco di un quattrino, ostacolò in tutti i modi le frequentazioni portando Lillibet con sé in viaggio che durò la bellezza di cinque mesi nei paesi del Common Wealth. A chi lascerà invece la sua biblioteca personale? Non credo che gli eredi si accapiglieranno per dividersi i 9000 volumi. Il look della nuora Kate e delle nipoti Eugenie e Beatrice era impeccabile: la prima capello con veletta e giro di perle già indossate da Lady D, tutte in bilico su tacchi a spillo vertiginosi. Anna, palandrana nera e deforme, aveva un aspetto più da famiglia Adams.

I maschi rigorosamente in tight, non indossavano l’uniforme ufficiale di casa Windsor con sfoggio di decorazioni per volere della regina. Per non umiliare Harry che, uscito dalla famiglia reale, non ne ha più diritto. Occhi puntati su i due fratelli, non si vedevano da un anno, senza lanciarsi neanche uno sguardo, composti seguivano il feretro, in mezzo. a dividerli strategicamente il cugino Peter Philips, figlio di Anna. All’uscita si scambiano due parole, grazie alla mossa abile di Kate che fa un passo indietro. Abbiamo immaginato un dialogo di fantasia: “Ciao brother, sei proprio scemo a farti manipolare da quella lì. Guarda che intrappolato ci sei tu, mica io”. Risposta: “Fratello ti rispetto in quanto futuro re, ma non accetto lezioni da nessuno”. Lasciamo che si rivedano a luglio all’inaugurazione della statua di Diana. La distanza in certi casi porta sempre buoni consigli.

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