Elettrificare il più possibile l’offerta di prodotto con modelli ibridi plug-in e 100% elettrici: è questa la priorità di Stellantis. Già nel 2021 il gruppo aspira vendere oltre 400 mila unità elettrificate, tre volte tanto rispetto allo scorso anno. Non solo, entro il 2025, quando il 98% della gamma europea sarà elettrificato, il 38% dei veicoli venduti da Stellantis apparterrà a questa categoria, per arrivare al 70% entro il 2030. Sicché, accanto alle piattaforme multienergia (cioè quelle che possono ospitare motorizzazioni termiche elettrificate a vario livello) – che continueranno a essere evolute – esordiranno quattro piattaforme modulari dedicate alle automobili elettriche, con autonomie fino a 800 km. Le prime applicazioni delle nuove piattaforme esordiranno nel 2023, nei segmenti di media e alta gamma. Mentre nel 2026 arriverà la nuova architettura destinata ai modelli di taglia più compatta.

Al fine di ridurre i costi e ottimizzare l’approvvigionamento della componentistica, Stellantis si occuperà direttamente della produzione di motori elettrici, riduttori, cambi doppia frizione con motore elettrico integrato (per i modelli plug-in), sistemi di gestione della batteria e celle degli accumulatori. Due le Gigafactory del gruppo dedicate alla produzione di batterie: una situata a Douvrin, in Francia, attiva dalla fine del 2023; l’altra ubicata a Kaiserslautern, in Germania, e attiva dalla fine del 2025. La loro capacità produttiva sarà di 130 GWh nel 2025 e di 250 GWh nel 2030. A questi impianti potrebbero affiancarsi di nuovi, sia in Europa che in America. Maggiori dettagli saranno diramati nel corso dell’Electrification Day, programmato per il prossimo 8 luglio.

Tuttavia, se sotto il profilo tecnologico le premesse sembrano abbastanza solide, per quel che riguarda la questione occupazionale italiana si cominciano a palesare i primi mal di pancia. “La Direzione aziendale ci ha ribadito che è in corso la realizzazione del piano industriale presentato due anni fa e ha manifestato la volontà di condividere il nuovo piano man mano che prenderà forma”, fanno sapere Fim, Fiom, Uilm, Fismic, UglM e AqcfR in un comunicato congiunto: “La Direzione ha inoltre affermato di non avere intenzione di ridurre la capacità produttiva in tutto il Paese e a Melfi, ma immagina azioni finalizzate a fronteggiare il forte calo della domanda di mercato. Tuttavia, non ha fugato tutti i nostri dubbi e timori, che approfondiremo nei prossimi confronti a livello sia locale, sia nazionale”.

In particolare si guarda con attenzione alla questione dello stabilimento di Melfi, al fine di “scongiurare il ridimensionamento delle capacità produttive od operazioni che producano impatti occupazionali inaccettabili anche nell’indotto”. I sindacati hanno inoltre chiesto all’azienda “un dialogo trasparente e costante negli stabilimenti” e al Governo “di convocare un tavolo di settore capace di supportare l’industria automotive nelle profonde trasformazioni in atto per competere con le altre potenze industriali, che si stanno attrezzando per vincere la concorrenza internazionale e per garantire l’occupazione”. Anche se il Governo stesso rischia di fare da semplice spettatore all’evoluzione degli eventi, come successo fino a ora del resto.

“Abbiamo ribadito che ci opporremmo a ridimensionamenti strutturali della capacità produttiva e a processi di riorganizzazione che dovessero provocare licenziamenti o contraccolpi socialmente inaccettabili sul territorio”, ha spiegato Gianluca Ficco, segretario nazionale della Uilm: “Crediamo che le azioni di recupero dei costi debbano essere oggetto di confronto in sede aziendale e che debbano essere perseguite con la riduzione degli sprechi e della complessità di prodotto e di processo, non certo arretrando sul piano delle condizioni di lavoro, a iniziare da salute e sicurezza”. Parole a cui fanno eco quelle di Ferdinando Uliano della Fim: “Noi abbiamo ribadito con forza che la nostra priorità è la salvaguardia occupazionale degli stabilimenti italiani. Non accetteremo nessuna riduzione rispetto a questa cosa e verificheremo passo passo la coerenza di queste affermazioni negli incontri che verranno fatti a partire da maggio. Per noi, il piano industriale di FCA deve essere confermato in tutti i suoi aspetti perché questo può aiutare a saturare gli impianti, ma si dovrà poi proseguire nella costruzione del futuro piano industriale di Stellantis”.

“Su occupazione e stabilimenti siamo intransigenti. Sviluppo e salvaguardia occupazionale sono le nostre parole d’ordine. Queste sono le linee di indirizzo che devono caratterizzare qualsiasi scelta di recupero di efficienza e costi”, ha concluso Uliano. Per Michele De Palma, segretario della Fiom, è “importante che si sia aperta una discussione sul futuro di Stellantis e dell’automotive in Italia. Il problema che noi abbiamo è la totale assenza del governo da un confronto che noi riteniamo assolutamente necessario”. “Per la Fiom – aggiunge – non possono essere messe in discussione l’occupazione e la capacità installata degli impianti italiani. La nascita di Stellantis deve servire al pieno utilizzo della capacità di progettazione, ricerca, sviluppo e produzione di mobilità sostenibile. È necessario che anche il governo italiano decida che il settore automotive è strategico per l’industria del nostro Paese convocando il tavolo di settore per il futuro della mobilità e la salvaguardia dell’occupazione”.

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