Londra esulta. Quella che solo un anno fa era l’epicentro britannico della pandemia, questa settimana ha toccato il record che tutte le città del mondo sognano: zero decessi per Covid. Il sole splende sulla capitale quando in Inghilterra si allenta la seconda fase del lockdown e il primo ministro Boris Johnson rimpiazza l’ordine “State a Casa” con un altro mantra, cauto ma ottimista: “Mani – Viso – Distanziamento – Aria Fresca”. E così o britannici tornano nelle piscine all’aperto, sui campi da golf, ai circoli del tennis. E qui, in un comune del nord londinese, sul calare della sera troviamo una coda di 60 persone, compostamente in fila lungo la strada, davanti al tendone bianco di un centro vaccinale. Non hanno un appuntamento come quelli che stanno entrando a passo sostenuto, ma siamo a fine giornata e magari avanzerà qualche iniezione, o ‘jab’ come le chiamano qui (Nhs, il sistema sanitario britannico, ha specificato che per la somministrazione di AstraZeneca, a differenza di Pfizer, non sono previsti 15 minuti di attesa post iniezione per verificare eventuali reazioni avverse). Quando il medico appare sulla soglia, il suo sguardo è vuoto, “resta solo una dose, tornate un altro giorno”.

La campagna immunizzazioni sta andando a gonfie vele, oltre 4 milioni di britannici hanno completato la vaccinazione, e aprile si preannuncia “il mese dei richiami” con il numero delle seconde iniezioni che ieri (270.526) per la prima volta ha superato quello delle prime dosi (224.590). Nonostante ciò che accade in Europa con la bagarre sugli approvvigionamenti e sulle reazioni avverse avvenute in alcuni pazienti ai quali è stato somministrato AstraZeneca, il governo britannico spinge avanti a tutta forza la sua macchina vaccinale, dall’organizzazione logistica perfetta e dalle efficaci spinte subliminali.

Come i messaggi di testo della sanità (NHS) che squillano nei telefonini per ricordare di prenotare l’appuntamento. O le campagne sui social che invitano i ‘neo-vaccinati’ a condividere i loro selfie tenendo le dita a V, in segno di vittoria.

Sull’isola ci sono ancora due fasi da superare, prima della libertà dal confinamento il prossimo 21 giugno e sembra che nella corsa all’immunità di gregge ci sia spazio per scavalcare i gruppi prioritari.

Luca Puggioni ha meno di 50 anni, ha già un biglietto per tornare al suo mare di Sardegna, ma gli mancava un vaccino per partire in sicurezza. “Quello che mi ha spinto a cercare un’alternativa per vaccinarmi prima del turno della mia fascia d’età, è stato sentire tra tanti amici e colleghi italiani che qualcuno, restando in fila all’esterno dei centri vaccinali fino a fine giornata, era riuscito a ricevere le dosi rimanenti perché qualcuno non si era presentato all’appuntamento”, spiega Luca, che venerdì è rimasto in coda nel centro di Shadwell dalle 14 alle 17 e alla fine, numero 3 sui 30 della “lista standby” è riuscito a ricevere una delle 11 dosi avanzate. “Si va per passaparola ma non è una cosa pubblicizzata, non credo ci sia una direttiva del governo su questa possibilità di aspettare fine giornata”, dice Luca. Di fatto su questo punto ci sono soltanto gli avvisi della British Medical Association che ha puntualizzato che il principio è quello di evitare sprechi di dosi. “Non tutti i centri lo fanno – conclude -, alcuni colleghi si son sentiti dire dagli infermieri che non avrebbero vaccinato nessuno senza prenotazione”.

Non sarà una direttiva ma ieri, dopo che i parlamentari del comune di Walthamstow (a nordest di Londra) hanno twittato che c’era un surplus di dosi, la biblioteca cittadina adibita a centro vaccinale è stata presa d’assalto e 3000 persone, tra cui molti giovani, hanno fatto il vaccino anche senza prenotazione.

Non accade però solo nelle grandi città. A Poynton, 18 chilometri sotto Manchester, Oliver File, 49 anni è riuscito a vaccinarsi già a febbraio dopo aver contattato il dottore dicendo “se avanza una dose posso essere lì in 10 minuti”. “Dopo una settimana è arrivata la chiamata – racconta Oliver – quel giorno nella mia cittadina c’era una lista di 838 persone e due non si erano presentate, così sono stato uno dei fortunati. C’è un certo livello di flessibilità perché l’obiettivo sembra essere quello di iniettare il siero in quante più braccia, il prima possibile” .

Ma non tutti corrono all’appuntamento col vaccino. In Inghilterra il tasso di vaccinazioni tra la popolazione di origine africana ad esempio è del 58.8% contro il 91,3% delle persone che si identificano come bianche. Per coinvolgere le comunità multietniche il governo ha allestito centri vaccinali in moschee e luoghi di culto, ma la “spinta ad immunizzarsi” più controversa è quella del passaporto vaccinale per entrare nei luoghi brit per antonomasia: i pub. Un incentivo che Johnson sta soppesando contro l’altro piatto della bilancia delle libertà civili. “Da un punto di vista sociale ho le mie riserve, penso che il passaporto vaccinale per entrare nei locali possa creare divisioni – dice Anice, che a 22 anni è già vaccinata da febbraio perché il suo medico ha pochi pazienti– non ci fidiamo di come il governo possa implementare questa misura, i giovani a Londra vogliono tornare alla vita sociale che avevano prima, e l’idea di avere maggiori sorveglianze e controlli crea solo apprensione”.

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