I risultati delle restrizioni si iniziano a vedere, ma è proprio adesso che non si deve abbassare la guardia. È questo il messaggio lanciato da Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, intervenuto a Che tempo che fa. “I dati mostrano il rallentamento e una lieve flessione dell’indice di contagiosità dall’1,16 a 1,08, con 9mila soggetti in meno contagiati, ma la circolazione del virus è assai diffusa, ci sono 145mila nuovi contagi. Non dobbiamo dimenticare il carico sulle terapie intensive, pari al 39%, oltre 3.700 ricoverati, vicino al picco della prima ondata quando furono 4.063. Stiamo vedendo l’effetto delle misure ma non possiamo pensare di deflettere dal mantenere le misure”, ha dichiarato. Per il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, intervenuto nella polemica lanciata da Matteo Salvini sulle riaperture dopo Pasqua, è “meglio aspettare maggio”. Mentre il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta sottolinea che pensare che l’emergenza stia per finire è “irragionevole”, una speranza “alimentata da teorie antiscientifiche, coltivate per ragioni politiche”. Così tocca a Sileri frenare: “Facciamo un ultimo sforzo e poi, se il diavolo e le varianti non ci mettono le corna, da maggio tutta l’Italia sarà in giallo e qualche Regione anche in bianco”, è la previsione in un’intervista ala Corriere della Sera.

“Dobbiamo scendere di molto con l’Rt, l’indice di contagiosità. Ci servono altre tre settimane per tornare a una situazione più tranquilla – sottolinea – Le vaccinazioni stanno aumentando e dobbiamo dare il tempo di raggiungere una quota sufficiente di persone. A metà aprile 14-15 milioni di persone avranno ricevuto almeno una dose”. E la richiesta leghista di un punto della situazione dopo le festività pasquali è così respinto: “Sì può anche fare un check, ma secondo me è meglio mettere in sicurezza le fasce più a rischio – dice Sileri – Abbiamo fatto 30, facciamo 31. Arrivati a maggio, sono sicuro che sarà finita la fase peggiore”.

“Il dato che preoccupa di più è il sovraccarico ospedaliero”, sottolinea invece Cartabellotta, sempre al Corriere. Ci vorranno “ancora due o tre mesi per alleggerire questa congestione”, fa di calcolo il numero uno della Fondazione Gimbe. La speranza che l’emergenza stia per finire è “più che comprensibile ma irragionevole, alimentata da teorie antiscientifiche, coltivate per ragioni politiche”, sintetizza. “Non è vero, anzi è gravemente falso, che bastino le terapie domiciliari o che le norme restrittive siano inefficaci”, attacca Cartabellotta parlando di una “narrazione pericolosa”, che “aiuta il virus ma non il Paese”. Vaccinare il più in fretta possibile i fragili “è un fattore che dà speranza”, aggiunge così come la stagionalità: “All’aria aperta, le possibilità di contagio si abbassano”, ricorda.

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