Erano giorni di formidabili scoperte. “Hai ascoltato Nevermind dei Nirvana?” “E questo Ten dei Pearl Jam com’è?” “Puaaah, Badmotorfinger dei Soundgarden li supera tutti…”. Si risparmiavano paghette e mance dei lavoretti saltuari, si saltavano colazioni e merende a scuola e il cinema nel fine settimana, per racimolare i soldi che avrebbero permesso di acquistare le chiavi che aprivano mondi: i compact disc e i vinili. Come ogni favola che si rispetti, anche questa inizia con un “C’era una volta”, che purtroppo, però, oggi non c’è più.

Disfunzioni Musicali era un negozio di dischi dove ogni appassionato si recava, perché lì si aveva la possibilità di trovare dischi rari, ma soprattutto perché si offriva il “cambio usato”, che permetteva di rivendersi i propri dischi per ottenere in cambio un buono acquisto e prenderne di nuovi. Non male per uno studente squattrinato. Entravi in quel negozio e, improvvisamente, ti trovavi in territori sconosciuti di un mondo tutto da esplorare e la musica era la chiave per interpretarlo. Dentro ci trovavi personaggi che magari fuori erano considerati dei poco di buono – capelloni, metallari, punk, mods – e che però in quel posto si trovavano a proprio agio. Per oltre 25 anni, Disfunzioni Musicali è stato il miglior negozio di dischi di Roma e fra i più importanti d’Italia, prima che Internet vedesse la luce era un vero e proprio luogo di aggregazione oltre che di divulgazione e conoscenze musicali.

Dario Calfapietra, speaker radiofonico, promoter ed event manager, è l’autore del documentario Disfunzioni Musicali (negozio di dischi Roma) – facilmente reperibile su YouTube sul canale RadioDario Berlin – Rome –, realizzato per rendere omaggio alla storia di quella che per ogni appassionato è stata una vera e propria istituzione: “In epoca pre-internet era lì che noi ragazzi ci si incontrava il sabato pomeriggio. La gente si conosceva scambiandosi pareri sui dischi, formava band rispondendo agli annunci appesi alle apposite bacheche, scopriva nuovi artisti ascoltando la musica che usciva dalle casse in filodiffusione. Dino, Domenico, Gianni e Alberto, i quattro soci della attività, da esperti appassionati di musica andavano a caccia di vinili al mercato di Porta Portese ed è lì che si conobbero. Tra una chiacchiera e uno scambio di pareri è così che nasce l’idea di aprire insieme il negozio. Era il 1981 quando aprirono un buco nel quartiere San Lorenzo, a pochi passi dall’Università La Sapienza e dalla Stazione Termini. Non immaginavano nemmeno che quel posto sarebbe diventato da lì a poco l’ombelico del mondo per molti giovani”.

Nel tempo il negozio si allarga, viene inaugurata una succursale sempre in zona dedicata ai dischi usati e da collezione. Poi, grazie al ruolo attivo in ambito musicale dei proprietari, con la creazione di etichette e di una società di import/export, Disfunzioni Musicali diventa un piccolo impero che però con la comparsa di Napster e simili, nel nuovo millennio, conosce un rapido declino nelle vendite che lo porterà alla chiusura nel 2007.

“A caratterizzare il negozio – prosegue Calfapietra, che all’epoca gestiva un altro negozio divenuto cult del quartiere San Lorenzo, Videobuco – c’era il montacarichi, soprannominato ‘il monta’, che pemetteva la comunicazione fra il magazzino al piano inferiore e il negozio al superiore: da sopra i commessi scrivevano su un foglietto i nomi dei dischi richiesti dalla clientela e come per magia in quella specie di fornetto si trasformavano in un cd o in un vinile. Agli occhi dei clienti era come se il ‘monta’ sfornasse dischi. E pensare che prima, essendo quel luogo un negozio di patate – un patataro come si dice a Roma –, serviva a sollevare pesanti sacchi di tuberi…”

Memorabili poi erano gli showcase che avvenivano all’interno del negozio, come quello dei CSI che non pochi problemi creò dal punto di vista dell’ordine pubblico, con via degli Etruschi gremita di gente, di Alice Cooper o ancora, di Bruce Dickinson degli Iron Maiden. Per molti gruppi, all’epoca, Disfunzioni Musicali era una tappa obbligata, come per i Ramones o Sonic Youth. “Quel posto – conclude Dario con vena nostalgica – è stato lo specchio del mio passato, l’origine delle radici, quando la giovinezza era impetuosa e l’estate delle scoperte era davvero infinita”. Tu sei la musica finché la musica perdura.

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