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22 Marzo 2021

Ultimo aggiornamento: 15:14 del 22 Marzo 2021

Decreto Sostegni, contributi ridotti di 3mila euro per 820mila autonomi e professionisti che hanno perso ricavi a causa del Covid

di F. Q.
Il provvedimento stanzia 1,5 miliardi in più per finanziare l'anno bianco contributivo varato dal governo Conte 2. Sullo sfondo resta la promessa riforma degli ammortizzatori sociali, che stando agli annunci del ministro Andrea Orlando dovrebbero diventare universali comprendendo dunque anche gli autonomi
Decreto Sostegni, contributi ridotti di 3mila euro per 820mila autonomi e professionisti che hanno perso ricavi a causa del Covid
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L’articolo 3 del decreto Sostegni aumenta di 1,5 miliardi di euro, portandolo a 2,5 miliardi, il fondo creato dal governo Conte 2 per finanziare il cosiddetto “anno bianco contributivo” riservato ad autonomi e professionisti danneggiati dalla pandemia. Come già previsto dalla legge di Bilancio 2021, a godere dell’esonero dai contributi previdenziali sono gli iscritti a enti previdenziali privati – dai geometri agli avvocati passando per giornalisti, architetti e ingegneri – e i commercianti, artigiani e professionisti che fanno capo alla gestione separata Inps con reddito professionale 2019 fino a 50mila euro e un calo di fatturato di almeno il 33% causa Covid.

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A beneficiarne, stando alla relazione tecnica, saranno 330mila professionisti – su 941mila con redditi sotto 50mila euro – e 490mila autonomi su 4,2 milioni con redditi rispondenti al requisito. Quasi tutti godranno dell’esonero massimo, pari a 3mila euro annui.

Sullo sfondo resta la promessa riforma degli ammortizzatori sociali, che stando agli annunci del ministro Andrea Orlando dovrebbero diventare universali comprendendo dunque anche gli autonomi. Sempre con la manovra è stata creata l’indennità Iscro, definita “cassa integrazione per gli autonomi“: tra 250 e 800 euro al mese per sei mensilità. Ma quell’aiuto, oltre ad essere destinato solo a chi ha redditi sotto la soglia di povertà (non oltre 8.145 euro) è finanziato con un aumento delle aliquote contributive per tutti gli iscritti alla gestione separata. Tranne appunto quelli “graziati” perché hanno perso oltre il 33% di ricavi. Per gli altri l’aliquota pagata, che già ammonta al 25,7%, sale di 0,26 punti percentuali quest’anno e 0,51 punti per ciascuno degli anni 2022 e 2023.

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  • 16:44 - Trapianti, in Italia numeri in crescita: "2025 anno migliore di sempre"

    Roma, 24 mar. (Adnkronos Salute) - Nel 2025 la Rete trapiantologica italiana "ha confermato e migliorato i dati di attività relativi a donazioni e trapianti: lo scorso anno sono stati registrati i numeri più alti mai realizzati sia per l'attività relativa agli organi che per quella che riguarda i tessuti e le cellule staminali emopoietiche". A confermarlo è il report preliminare del Centro nazionale trapianti (Cnt) presentato oggi dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, e dal direttore del Cnt, Giuseppe Feltrin, in occasione degli Stati generali della Rete trapiantologica, al via oggi a Roma. Appuntamento che arriva dopo il caso del piccolo Domenico a cui era stato trapiantato un cuore danneggiato, il 23 dicembre 2025, all'ospedale Monaldi di Napoli.

    "Ancora una volta le donazioni di organi hanno toccato un nuovo primato: nel 2025 sono state 2.164 (+3,2% in confronto al 2024), a partire da 3.293 segnalazioni di potenziali donatori arrivate dalle rianimazioni (+3,2%). Grazie ai prelievi di organi effettuati sono stati realizzati 4.697 trapianti, 55 in più rispetto all'anno precedente (+1,2%). Sia per le donazioni che per i trapianti si tratta dei numeri più alti di sempre in Italia", emerge dal rapporto. Il tasso nazionale di donazione si è assestato dunque a quota 30,2 donatori per milione di persone (pmp), un livello che permette al nostro Paese di essere tra i primi in Europa. "Le regioni che hanno segnato i tassi di donazione più elevati sono Veneto (49,5 donatori pmp), Toscana (47,3) e Piemonte (41,9), mentre va segnalata la crescita dei tassi nelle regioni meridionali, come in Basilicata (+5,7), Puglia (+4,4) e Campania (+3,9). Stabili, invece - precisa il Cnt - le opposizioni al prelievo degli organi registrate nelle rianimazioni al momento del decesso dei potenziali donatori: la percentuale dei 'no' è stata del 28,8, +0,1% rispetto al 2024".

    Con le donazioni crescono conseguentemente anche i trapianti. "A segnare l’aumento percentuale maggiore sono stati anche quest’anno quelli di cuore, passati dai 413 del 2024 ai 461 del 2025 (+11,6%). Stabili i trapianti di rene (2.347), in lieve crescita quelli di fegato (1.770), ai quali vanno aggiunti anche 150 trapianti di polmone e 33 di pancreas. In aumento anche i trapianti da donatore vivente, passati da 366 a 382 (357 di rene e 25 di fegato). Complessivamente in Italia ci sono stati nel 2025 73,4 trapianti per milione di abitanti: a livello regionale il tasso più elevato è stato registrato in Veneto (145,3), seguito da Piemonte (125,8) e Friuli Venezia Giulia (95,4)", continua il report. "La donazione a cuore fermo (donation after cardiac death, Dcd), ovvero quella da pazienti la cui morte viene constatata dopo un arresto cardiaco di almeno 20 minuti, si conferma uno dei settori trainanti dell'intera attività: le segnalazioni di donatori di questo tipo sono cresciute del 47,2%, portando le donazioni a quota 435 (+53,2%) e i trapianti a 937 (+50,6%), il 19,9% del totale dei trapianti effettuati (nel 2024 erano stati il 14,5%). Negli ultimi 12 mesi i centri in grado di effettuare questo tipo di donazioni sono passati da 85 a 111, dislocati in 17 regioni italiane", prosegue il rapporto.

    "Negativo, invece - rileva il Cnt - il bilancio relativo alle dichiarazioni di volontà alla donazione di organi e tessuti registrate nel 2025 nei Comuni italiani al momento del rilascio della carta d’identità elettronica. Su 3.782.100 dichiarazioni raccolte lo scorso anno, i consensi sono stati 2.266.917 (59,9%) e le opposizioni 1.515.183 (40,1%, nel 2024 furono il 36,3%). A scegliere di registrare la propria volontà (positiva o negativa) è stato dunque il 59,2% dei 6.383.035 cittadini - sottolinea il report - che hanno richiesto un nuovo documento, mentre il 38,8% (2.600.935 persone) ha preferito astenersi. L'aumento dei 'no' ha riguardato tutte le regioni italiane e tutte le fasce demografiche, in particolare i 18-30enni, tra i quali le opposizioni sono salite dal 33,6% al 39,7%. Complessivamente nel Sistema informativo trapianti al 31 dicembre 2025 erano presenti 24.841.250 dichiarazioni di volontà: 16.990.804 consensi (68,4%) e 7.850.446 opposizioni (31,6%)".

    Infine, il rapporto preliminare 2025 fa il punto anche sull'attività di donazione e trapianto di tessuti e di midollo osseo. "Lo scorso anno - si legge - ha segnato numeri da primato anche per quanto riguarda i tessuti: è stato raggiunto il massimo storico sia per le donazioni (16.825, +5,6%) che per i trapianti (27.351, +2,6%), con risultati significativi in particolare per le cornee e il tessuto muscolo-scheletrico".

    "Segno positivo anche per le cellule staminali emopoietiche: mai così tante donazioni effettive (490, +19,5%) e trapianti da donatore non familiare (1.161, +6%). Il numero degli iscritti attivi nel registro Ibmdr (ovvero le persone effettivamente disponibili a donare) è cresciuto ancora, arrivando a quota 525.682 (+2,6%), grazie al reclutamento nel 2025 di altri 30.872 nuovi potenziali donatori tra i 18 e i 35 anni", conclude il report.

  • 15:47 - Ai, Rossi (Microsoft): “Ai skills alliance percorso gratuito per lavoratori e imprese”

    Roma, 24 mar. (Adnkronos/Labitalia) - “L’Ai Skills Alliance nasce come patto tra Microsoft e una serie di associazioni di categoria, territoriali, ordini e organizzazioni professionali, con l'obiettivo di supportare i lavoratori in una fase di profonda trasformazione. Lo scopo è fornire a chi lavora e alle aziende gli strumenti per utilizzare l'intelligenza artificiale in modo responsabile e consapevole nella quotidianità”. Così Federica Rossi, Ai Skills director di Microsoft Elevate, descrive il progetto che punta a trasformare l'innovazione in opportunità concreta per il sistema Paese. (Video)

    L'iniziativa intende colmare un divario netto: i dati dell'osservatorio AI Skills 4 Agents - sviluppato da Teha Group in collaborazione con Microsoft Italia - evidenziano un paradosso nel mercato italiano. A fronte di un tasso di utilizzo di soluzioni basate su intelligenza artificiale pari al 90% da parte delle grandi imprese italiane (+5% rispetto al 2024), persiste infatti una forte carenza di profili qualificati.

    Il 68% delle imprese lamenta l'assenza di know-how adeguato, il 72% la mancanza di cultura digitale e change magement, fattori questi che rappresentano il principale ostacolo alla diffusione dell’AI e in particolare dell’AI agentica, ovvero sistemi intelligenti capaci di agire in autonomia per raggiungere obiettivi complessi senza costante supervisione umana. La diffusione di questa tecnologia potrebbe generare un incremento del Pil nazionale fino al 18% al 2040, pari a 336 miliardi di euro annui.

    In questo scenario si inserisce Microsoft Elevate, programma globale che mette a disposizione percorsi di apprendimento attraverso partnership nei settori dell'istruzione, del non-profit e delle associazioni. Nell’ambito del programma, in Italia, l'Ai Skills Alliance offre una didattica gratuita per tutti organizzata per livelli (https://learn.aiskillsalliance.it/), che accompagna i partecipanti dai principi di base fino all'impiego operativo dell'intelligenza artificiale nelle diverse funzioni aziendali.

    “Sono 37 i membri dell’Ai Skills Alliance, tra associazioni e reti di imprese che hanno già nella propria missione il supporto alla competitività. Sono invece 12 i partner tecnici che mettono a disposizione la loro esperienza attraverso eventi e workshop per studiare casi reali e utilizzi avanzati”, spiega Rossi.

    Poi entra nel dettaglio: “Il percorso formativo creato nell'ambito dell'Alleanza parte dalle nozioni essenziali: cos'è l'Ai generativa, come si crea un prompt e come si usa la tecnologia in modo sicuro. Il livello successivo riguarda invece l’applicazione pratica nei principali ruoli aziendali, come risorse umane, vendite, amministrazione, marketing e comunicazione. Questo passaggio è strutturato per offrire workshop ed esercizi interattivi e di apprendimento più divertenti, fruibili su una piattaforma dedicata”.

    Il percorso descritto da Rossi è solo una delle fasi del programma Ai Skills Alliance. C’è infatti un ulteriore step, orientato all'adozione che garantisce un accesso privilegiato al programma AI L.A.B. (Learn, adopt, benefit) - iniziativa strategica promossa da Microsoft Italia in collaborazione con un ecosistema di partner tecnologici nata per accompagnare le aziende italiane nel percorso di adozione responsabile dell'intelligenza artificiale generativa - e il supporto nella ricerca di finanziamenti per le realtà che intendono implementare soluzioni proprietarie.

    Ai Skills Alliance vanta già il supporto di numerosi partner strategici come associazioni del mondo industriale, organizzazioni pubbliche, fondazioni e organizzazioni di ordini professionali che , insieme ai partner tecnici stanno lavorando per estendere le opportunità di apprendimento a tutte le proprie reti associate.

  • 15:39 - Athora Italia, solo 8% non pensionati ha organizzato con cura vita post-lavoro

    Roma, 24 mar. (Adnkronos/Labitalia) - Athora Italia, compagnia assicurativa vita del Gruppo Athora, ha presentato in collaborazione con Nomisma la seconda edizione dell’Osservatorio Look to the Future, l’indagine che fotografa il sentiment degli italiani sui temi del risparmio e degli investimenti, della previdenza e della protezione, con il capitolo rivolto alla longevità e alla previdenza complementare. Ne hanno discusso oggi Jozef Bala, ceo di Athora Italia, Silvia Zucconi, direttore New Market Intelligence di Nomisma e Sergio Sorgi, sociologo e fondatore di Progetica.

    La prospettiva di vivere a lungo genera infatti sentimenti contrastanti nel tessuto sociale italiano: se oltre la metà della popolazione in pensione guarda al futuro con ottimismo (63%), tra i non pensionati la longevità è spesso associata ad ansia e preoccupazione (29%). La ricerca evidenzia una contraddizione sociologica profonda, dove il timore per la perdita di vigoria fisica e autonomia prevale sulla pianificazione economica. Tre italiani su quattro (74%) si dicono preoccupati dalla prospettiva di una futura non autosufficienza, temendo soprattutto il carico di cura sui familiari, la necessità di modificare radicalmente le proprie abitudini di vita e l’impegno economico.

    Nonostante queste paure, prevale un diffuso 'breve-terminismo': solo l’8% dei non pensionati dichiara di aver già organizzato con cura la propria vita post-lavoro. Gli italiani attribuiscono al risparmio un valore centrale, ma adottano spesso strategie basate sul senso comune, più che sul buon senso: il 47% punta sulla riduzione delle spese non necessarie, agendo come accantonatori di risorse, ma senza una reale finalizzazione. Ci troviamo di fronte a un risparmio spesso 'primitivo' e non pianificato. E tra chi non sta accumulando risorse economiche per la propria vecchiaia, il 53% ammette difficoltà ad accantonare risorse sufficienti.

    Ma è la difficoltà di visione a riflettersi in una marcata sottostima del tempo e della realtà previdenziale. Oltre un terzo dei lavoratori prevede infatti di andare in pensione all’età di vecchiaia prevista di 65-67 anni. Parallelamente, solo un terzo (33%) di chi lavora immagina di trascorrere più di 20 anni in pensione, mentre chi ha già concluso l’attività lavorativa ha ben compreso che il tempo della longevità sarà molto più esteso (57%). A ciò si aggiunge un mix di sfiducia e scarsa conoscenza del sistema pubblico: il 70% dei non pensionati teme di non ricevere un assegno adeguato allo stile di vita desiderato e il 42% è convinto che i contributi versati oggi serviranno ad erogare le pensioni di domani.

    Eppure, la preoccupazione per il futuro non si traduce in attivazione: solo il 27% degli italiani dichiara di avere attivato un piano pensionistico integrativo, mentre il 36% dichiara che si attiverà, manifestando tuttavia una chiara tendenza alla procrastinazione. A questo si accompagna una certa ingenuità nel rapporto tra versamenti e prestazioni, dove si genera un’asimmetria: se il 36% di coloro che conoscono fondi pensione o PIP desidera un’integrazione superiore ai 700 euro mensili, la disponibilità media a investire rimane modesta, con il 75% del campione che non sarebbe disposto a superare i 200 euro al mese.

    Un punto centrale emerso dall’indagine riguarda il cosiddetto costo del rimpianto: la ricerca mostra come la consapevolezza dell’importanza di una pianificazione tempestiva cresca con l’avanzare dell’età. La metà degli over 50 (50%) dichiara apertamente che avrebbe dovuto pensare alla propria previdenza complementare molto prima di quanto effettivamente fatto. Questo sentimento è confermato da chi è già in pensione: il 20% dei pensionati ammette che, potendo tornare indietro, pianificherebbe il pensionamento con molto più anticipo. Di contro, per il 27% che ha agito, l’assenza di rimpianto è totale: il 91% dei sottoscrittori di piani pensionistici si dichiara tra soddisfatto ed estremamente soddisfatto della scelta fatta.

    Un ostacolo determinante alla pianificazione è rappresentato dalle modalità con cui gli italiani si informano. Nonostante la complessità della materia, solo il 21% degli italiani che non conoscono questi strumenti dichiara di voler approfondire attivamente il funzionamento dei prodotti previdenziali, contro il 45% dei poco o per nulla interessati. In questo vuoto informativo, le scelte vengono spesso delegate ad amici e parenti, ritenuti più attendibili rispetto alle figure professionali, o ci si affida alla consulenza bancaria o finanziaria. Questa tendenza a cercare risposte nel “senso comune” piuttosto che nelle competenze tecniche alimenta il rischio di scelte inefficienti, confermando l’urgenza di un nuovo modello di consulenza che sappia parlare un linguaggio diretto, empatico e quotidiano.

    In occasione della presentazione, Jozef Bala, ceo di Athora Italia, ha dichiarato: “I dati dell’Osservatorio ci consegnano l’immagine di un’Italia che risparmia con sacrificio, ma che fatica a trasformare quel risparmio in un progetto di vita solido. Come Compagnia assicurativa abbiamo il dovere di comunicare che la previdenza complementare è una strategia per mitigare il rimpianto futuro e garantire quella serenità che, come dimostra la ricerca, appartiene oggi solo a chi ha saputo pianificare per tempo. Che sia la strada da percorrere ce lo dice chiaramente quel 91% tra i sottoscrittori di strumenti integrativi soddisfatti della scelta fatta. In continuità con gli insight emersi nella prima edizione della ricerca, si rafforza il bisogno di avvicinare il ruolo dell’assicuratore a vero consulente finanziario e troviamo anche conferma della necessità di implementare percorsi di educazione finanziaria rivolti soprattutto alle giovani generazioni, che aiutino a superare la sottovalutazione del tempo e la procrastinazione, supportando scelte più informate e consapevoli”.

  • 15:37 - Energia, Dell’Acqua (Arera): "A giorni convocazione associazioni"

    roma, 24 mar. - (Adnkronos) - A giorni l’Arera convocherà le associazioni per raccogliere idee per la tutela degli utenti. Lo ha annunciato Nicola Dell'Acqua, presidente dell'Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, durante ill’ intervento all’ assemblea dell’Associazione reseller e trader energia (Arte) a Roma. “L’Autorità sarà sempre al fianco degli operatori che operano con trasparenza e lealtà. Ma sarà altrettanto ferma nel vigilare a tutela dei consumatori”, aggiunge, sottolineando che la protezione del cliente finale “resta per noi una priorità assoluta”. L’Arera “ha un compito chiaro: regolare, con rigore e indipendenza, settori che toccano ogni giorno la vita reale delle persone”, sottolinea.

    “Un impegno preciso: cittadini e imprese hanno pari dignità nella nostra azione regolatoria. Non possiamo tutelare gli uni a discapito degli altri. La buona regolazione trova il punto di equilibrio: mercati efficienti da un lato, protezione di chi si trova in posizione più debole dall’altro”.

    Sulle tensioni geopolitiche Dell’Acqua osserva inoltre che “la crisi energetica del 2022 ha mostrato con brutalità quanto famiglie e imprese possano essere colpite da dinamiche di prezzo che sfuggono al controllo nazionale. Quella lezione non è stata dimenticata. E le tensioni geopolitiche degli ultimi mesi, incluse quelle legate agli approvvigionamenti e alla volatilità dei mercati internazionali, ci ricordano che la sicurezza energetica resta una questione aperta, che richiede vigilanza costante e risposte strutturali”.

  • 15:33 - Iran, Dell'Acqua (Arera): "Raddoppio gas, autonomia energetica o sempre esposti a crisi"

    Roma, 24 mar. (Adnkronos) - "Dovrebbe ormai essere chiaro a tutti" dopo il Covid, la guerra in Ucraina e adesso in Medio Oriente che "se non diventiamo autonomi nell'energia avremo sempre una guerra, sempre una pandemia, sempre uno scombussolamento politico che ci porterà ad avere situazioni come quella di oggi" con il prezzo del gas attualmente a circa "57 euro/mwh, mentre prima della guerra era a 27-28 euro". Così all'Adnkronos il presidente dell'Arera Nicola Dell'Acqua, a margine dell'Assemblea Arte, l'associazione dei reseller e trader energetici.

    "Compito di Arera è regolare - scandisce - compito delle istituzioni è capire che avremo sempre situazioni di questo genere” se l’Italia non diventa autonoma sotto il profilo energetico.

    ll presidente dell'Authority di regolazione per energia reti e ambiente considera "un passo avanti enorme" le recenti misure approvate dal governo contro il caro-energia con il decreto Bollette. "Anche per i principi che pone il provvedimento - aggiunge - cioè di risparmiare, di aggredire gli oneri di sistema e di mettere in discussione un sistema come gli Ets che in questo momento sta mettendo in difficoltà l'Europa". Un decreto che "ci voleva assolutamente e anche noi, come regolatori, non possiamo che vederlo in ottima luce". E conclude: "E' un inizio, spero poi si inizi ad aggredire anche altre situazioni che con il governo abbiamo sotto controllo".

  • 14:49 - Gruppo Athora, solo 8% non pensionati ha organizzato con cura vita post-lavoro

    Roma, 24 mar. (Adnkronos/Labitalia) - Athora Italia, compagnia assicurativa vita del Gruppo Athora, ha presentato in collaborazione con Nomisma la seconda edizione dell’Osservatorio Look to the Future, l’indagine che fotografa il sentiment degli italiani sui temi del risparmio e degli investimenti, della previdenza e della protezione, con il capitolo rivolto alla longevità e alla previdenza complementare. Ne hanno discusso oggi Jozef Bala, ceo di Athora Italia, Silvia Zucconi, direttore New Market Intelligence di Nomisma e Sergio Sorgi, sociologo e fondatore di Progetica.

    La prospettiva di vivere a lungo genera infatti sentimenti contrastanti nel tessuto sociale italiano: se oltre la metà della popolazione in pensione guarda al futuro con ottimismo (63%), tra i non pensionati la longevità è spesso associata ad ansia e preoccupazione (29%). La ricerca evidenzia una contraddizione sociologica profonda, dove il timore per la perdita di vigoria fisica e autonomia prevale sulla pianificazione economica. Tre italiani su quattro (74%) si dicono preoccupati dalla prospettiva di una futura non autosufficienza, temendo soprattutto il carico di cura sui familiari, la necessità di modificare radicalmente le proprie abitudini di vita e l’impegno economico.

    Nonostante queste paure, prevale un diffuso 'breve-terminismo': solo l’8% dei non pensionati dichiara di aver già organizzato con cura la propria vita post-lavoro. Gli italiani attribuiscono al risparmio un valore centrale, ma adottano spesso strategie basate sul senso comune, più che sul buon senso: il 47% punta sulla riduzione delle spese non necessarie, agendo come accantonatori di risorse, ma senza una reale finalizzazione. Ci troviamo di fronte a un risparmio spesso 'primitivo' e non pianificato. E tra chi non sta accumulando risorse economiche per la propria vecchiaia, il 53% ammette difficoltà ad accantonare risorse sufficienti.

    Ma è la difficoltà di visione a riflettersi in una marcata sottostima del tempo e della realtà previdenziale. Oltre un terzo dei lavoratori prevede infatti di andare in pensione all’età di vecchiaia prevista di 65-67 anni. Parallelamente, solo un terzo (33%) di chi lavora immagina di trascorrere più di 20 anni in pensione, mentre chi ha già concluso l’attività lavorativa ha ben compreso che il tempo della longevità sarà molto più esteso (57%). A ciò si aggiunge un mix di sfiducia e scarsa conoscenza del sistema pubblico: il 70% dei non pensionati teme di non ricevere un assegno adeguato allo stile di vita desiderato e il 42% è convinto che i contributi versati oggi serviranno ad erogare le pensioni di domani.

    Eppure, la preoccupazione per il futuro non si traduce in attivazione: solo il 27% degli italiani dichiara di avere attivato un piano pensionistico integrativo, mentre il 36% dichiara che si attiverà, manifestando tuttavia una chiara tendenza alla procrastinazione. A questo si accompagna una certa ingenuità nel rapporto tra versamenti e prestazioni, dove si genera un’asimmetria: se il 36% di coloro che conoscono fondi pensione o PIP desidera un’integrazione superiore ai 700 euro mensili, la disponibilità media a investire rimane modesta, con il 75% del campione che non sarebbe disposto a superare i 200 euro al mese.

    Un punto centrale emerso dall’indagine riguarda il cosiddetto costo del rimpianto: la ricerca mostra come la consapevolezza dell’importanza di una pianificazione tempestiva cresca con l’avanzare dell’età. La metà degli over 50 (50%) dichiara apertamente che avrebbe dovuto pensare alla propria previdenza complementare molto prima di quanto effettivamente fatto. Questo sentimento è confermato da chi è già in pensione: il 20% dei pensionati ammette che, potendo tornare indietro, pianificherebbe il pensionamento con molto più anticipo. Di contro, per il 27% che ha agito, l’assenza di rimpianto è totale: il 91% dei sottoscrittori di piani pensionistici si dichiara tra soddisfatto ed estremamente soddisfatto della scelta fatta.

    Un ostacolo determinante alla pianificazione è rappresentato dalle modalità con cui gli italiani si informano. Nonostante la complessità della materia, solo il 21% degli italiani che non conoscono questi strumenti dichiara di voler approfondire attivamente il funzionamento dei prodotti previdenziali, contro il 45% dei poco o per nulla interessati. In questo vuoto informativo, le scelte vengono spesso delegate ad amici e parenti, ritenuti più attendibili rispetto alle figure professionali, o ci si affida alla consulenza bancaria o finanziaria. Questa tendenza a cercare risposte nel “senso comune” piuttosto che nelle competenze tecniche alimenta il rischio di scelte inefficienti, confermando l’urgenza di un nuovo modello di consulenza che sappia parlare un linguaggio diretto, empatico e quotidiano.

    In occasione della presentazione, Jozef Bala, ceo di Athora Italia, ha dichiarato: “I dati dell’Osservatorio ci consegnano l’immagine di un’Italia che risparmia con sacrificio, ma che fatica a trasformare quel risparmio in un progetto di vita solido. Come Compagnia assicurativa abbiamo il dovere di comunicare che la previdenza complementare è una strategia per mitigare il rimpianto futuro e garantire quella serenità che, come dimostra la ricerca, appartiene oggi solo a chi ha saputo pianificare per tempo. Che sia la strada da percorrere ce lo dice chiaramente quel 91% tra i sottoscrittori di strumenti integrativi soddisfatti della scelta fatta. In continuità con gli insight emersi nella prima edizione della ricerca, si rafforza il bisogno di avvicinare il ruolo dell’assicuratore a vero consulente finanziario e troviamo anche conferma della necessità di implementare percorsi di educazione finanziaria rivolti soprattutto alle giovani generazioni, che aiutino a superare la sottovalutazione del tempo e la procrastinazione, supportando scelte più informate e consapevoli”.

  • 14:34 - Ginnastica, Fgi sigla accordo quadriennale con Tao Technologies per dispositivi nanotecnologici Taopatch

    Roma, 24 mar. - (Adnkronos) - La Federazione Ginnastica d'Italia (Fgi) ha siglato un accordo quadriennale con Tao Technologies, azienda veneta attiva nel settore dei dispositivi medici indossabili basati su nanotecnologie, per l'utilizzo dei dispositivi Taopatch a supporto della salute e della performance delle atlete della Squadra Nazionale di Ginnastica Artistica Femminile (Gaf). La partnership, valida fino al 2029, conferisce a Tao Technologies lo status di "Sponsor di maglia della Squadra Nazionale Gaf" e "Fornitore Ufficiale", con esclusività nel settore dei dispositivi medici indossabili.

    I Taopatch® sono apparati nanotecnologici di dimensioni ridotte – grandi quanto una monetina – che emettono luce terapeutica a specifiche lunghezze d'onda per il trattamento di problematiche fisiche. I dispositivi si distinguono per la modalità d'azione non invasiva: non rilasciano sostanze chimiche e non alterano la struttura fisica del corpo, caratteristica che li rende particolarmente adatti all'uso in ambito sportivo, dove la sicurezza e l'assenza di effetti collaterali rappresentano una priorità. Il dispositivo è lo stesso visto sul petto di Novak Djokovic al Roland Garros 2023 e sui polsi di Robert Downey Jr ai Golden Globes.

    "Sono orgoglioso che un'azienda tanto prestigiosa abbia scelto di legare la propria immagine alla nostra Federazione", ha dichiarato Andrea Facci, Presidente della Fgi. "La nostra attenzione si è focalizzata sul benessere e sulla salute psicofisica di tutti i tesserati, quindi accogliamo con entusiasmo nuove tecnologie in grado di supportare la loro prestazione. Taopatch è un dispositivo sicuramente innovativo, che ha ricevuto il benestare della Commissione Medica Federale. L'azienda fornirà gli opportuni servizi di consulenza per l'applicazione attraverso personale sanitario qualificato".

    La scelta della Fgi si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso le tecnologie mediche innovative. Il mercato globale della nanotecnologia nei dispositivi medici ha raggiunto 4,7 miliardi di dollari nel 2024, con una crescita prevista del 9,2% annuo, mentre il mercato globale dei dispositivi medici indossabili è destinato a crescere da 26,9 miliardi di dollari nel 2026 a 143,5 miliardi nei prossimi anni. L'Italia registra tuttavia ancora un ritardo significativo nell'adozione di soluzioni di medicina digitale, con solo l'8% della popolazione che ha sperimentato queste tecnologie, contro il 40% di altri paesi.

    "Il dispositivo è stato brevettato in risposta a una serie di esigenze fondamentali", ha spiegato il Dr. Fabio Fontana, inventore del Taopatch. "La ginnastica, per le sue caratteristiche, necessitava di una soluzione capace di dare risposte immediate a criticità posturali e post traumatiche, al recupero rapido post allenamento e alla riduzione delle infiammazioni, permettendo allenamenti migliori. L'obiettivo era migliorare la salute degli atleti in maniera naturale, senza controindicazioni".

    Le "Fate" della squadra nazionale femminile, vicecampionesse olimpiche e medaglie d'oro continentali in carica, potranno beneficiare di questa innovazione tecnologica. Il logo Taopatch comparirà sulle maglie azzurre della sezione Gaf, simboleggiando l'integrazione tra tradizione sportiva italiana e innovazione tecnologica. "La partnership rappresenta un valore aggiunto per il movimento", ha concluso Fontana. "Insieme alla Fgi realizzeremo progetti ambiziosi nel corso del quadriennio, puntando sempre sul benessere degli atleti". L'accordo segna un precedente importante nel panorama sportivo italiano, dove l'adozione di tecnologie mediche avanzate potrebbe diventare un modello per altre federazioni.

Adn Kronos www.adnkronos.com
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