La notizia è di quelle clamorose: secondo Dagospia, nel contratto di Maria De Filippi ci sarebbe una clausola che proibirebbe alla D’Urso di trattare i temi e i personaggi delle trasmissioni defilippiane. A metterlo nero su bianco è il sito di Roberto D’Agostino, che aggiunge così un nuovo tassello al già complicato risico che riguarda la chiusura anticipata di Live-Non è la D’Urso, lo show domenicale sul quale il sipario calerà con due mesi d’anticipo, precisamente il 28 marzo prossimo. La domanda che tutti si fanno ora è: tornerà in onda la prossima stagione?

Stando a TvBlog, no: Live, che da aprile verrà sostituito dalla versione serale di Avanti un altro, il game show di Paolo Bonolis, sarebbe stato cassato anche dai futuri palinsesti, complici gli ascolti tutt’altro che soddisfacenti delle ultime settimane, ben lontani dai picchi ottenuti ad esempio nel pieno del Caltagirone Gate. A nulla dunque sembra essere valso il soccorso social di Nicola Zingaretti (che ha scritto: “In un programma che tratta argomenti molto diversi tra loro, hai portato la politica alle persone. Ce n’è bisogno!”), sostenuto in maniera bipartisan via Twitter da Luca Morisi, potente spin doctor di Matteo Salvini.

Alea iacta est, insomma, ma le soprese dalle parti di Cologno Monzese non finiscono mai e così, in un comunicato ufficiale delle ultime ore, Mediaset ha precisato: “Come tutti i programmi che rappresentano un appuntamento per il pubblico, il talk serale riprenderà con le nuove edizioni”. Formula nebulosa che vuol dire tutto e nulla visto che la pandemia incombe sui piani del Biscione. Da qui alla presentazione dei futuri palinsesti può accadere di tutto nella geografia televisiva, è evidente, dunque meglio concentrarsi sul futuro prossimo. Se da una parte la D’Urso ha perso infatti la prestigiosa prima serata, per lei è in arrivo un allungamento nel pomeriggio domenicale: dall’11 aprile, dalle 15 alle 17, debutterà infatti “un nuovo spazio dedicato all’informazione e all’attualità che andrà ad arricchire Domenica Live: il programma festivo di Canale 5 dedicato al costume e all’intrattenimento andrà in onda fino alle 18.45 con quattro ore di diretta”. E se i fan della D’Urso esultano, in tanti sui social fanno notare che si tratta più di un “premio” di fine stagione che di una promozione sul campo.

Sullo sfondo di questa partita, tra malumori aziendali e veti incrociati, si aggiungono altri dettagli che arricchiscono i retroscena. Da una parte c’è chi ha voluto inserire nella discussione il fattore logistico legato alle disponibilità degli studi (a breve partiranno le registrazioni della nuova edizione di Scherzi a parte, dunque Live perderà lo studio a disposizione), dall’altra chi ha tirato in ballo la presunta rivalità tra due agenti, Lucio Presta, il manager di Bonolis, e Marco Durante di LaPresse, che cura la D’Urso e Belén Rodriguez, quest’ultima da poco fuoriuscita dalla Arcobaleno Tre di Presta.

Ma qui torna in ballo D’Agostino che non solo ha sconfessato la teoria che ci sia Presta dietro la chiusura di Live Non è la D’Urso ma ha sganciato una bomba inaspettata: “La vera spina nel fianco di Barbara D’Urso in Mediaset si chiama Maria De Filippi. Ma da dove nasce la rivalità tra le due? Tutto è iniziato quando Maria ‘la Sanguinaria’ ha chiesto e ottenuto dal ‘Biscione’ una clausola nel suo contratto che proibisse alla D’Urso di trattare i temi dei suoi programmi e di sfruttare i personaggi delle sue trasmissioni. Una separazione netta. Per la serie: resta pure nel tuo trash-salotto ma non mettere le mani sulla mia ‘roba’”. Tradotto, nei suoi salotti televisivi la D’Urso non si deve occupare di Uomini e Donne, di Amici e di Temptation Island. Da parte di Fascino non è arrivato alcun commento sulla questione e secondo quanto risulta a Ilfattoquotidiano.it non è prevista alcuna nota ufficiale sul tema. Ma cosa c’è dietro la clausola del contratto della De Filippi? Per Dago una scelta netta: “Impedire alla D’Urso di montare la panna sulle sue storie: prima o poi scoppia un papocchio che porta guai, musi lunghi, vendette incrociate”. Come avrebbe detto il buon Corrado: “E non finisce qui”.

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