Il 35% dei finanziamenti andrà agli italiani più ricchi! Solo il 10% a quelli più poveri. Non va bene!

La legge è concepita per favorire chi non ha soldi: permette di avere un’abitazione antisismica ed efficiente dal punto di vista energetico, anche a persone senza reddito e senza risparmi. E permette alle famiglie di risparmiare l’equivalente di uno stipendio annuo in elettricità e riscaldamento! Bellissimo!!!

La legge scritta da Fraccaro è geniale proprio per come è concepita: il credito fiscale è cedibile. Quindi se tu non hai molte tasse da pagare lo cedi a chi le deve pagare e questi ci guadagna il 10%. È come se avesse un interesse del 3,5% circa sui soldi che ha investito e che detrarrà in 5 anni. E quel 10% conviene anche alle banche, tanto che UniCredit si tiene solo l’8% e ti da il 102%.

Tutti i finanziamenti del passato, eccetto quello sul fotovoltaico si basavano su un concetto diverso che penalizzava chi non aveva reddito o pagava poche tasse: cambi la caldaia, fai l’isolamento termico, ristrutturi casa, anticipi i soldi e poi detrai una parte dalle tue tasse; quindi se i soldi non li hai non puoi fare i lavori e se non hai capienza fiscale non puoi scaricare un bel niente. Recentemente questa impostazione è stata cambiata dal governo Conte che ha reso cedibili gli sconti fiscali. Ma comunque restava il problema di avere soldi sufficienti per pagare parte dei lavori.

Il bonus fiscale cedibile che copre il 110% è quindi una vera rivoluzione.

Ma si sta rischiando di perdere un’occasione incredibile perché il governo si è dimenticato di fare una comunicazione rivolta alle persone che avrebbero maggior diritto e bisogno di accedere a questo superbonus!

L’agenzia di stampa Bloomberg riporta una ricerca del governo italiano secondo la quale solo il 10% dei finanziamenti andranno alle famiglie a basso reddito. Il 35% a famiglie ad alto reddito, il 21% a quelle a reddito medio alto, il 18% a quelle con reddito medio e il 16% a quelle con reddito medio basso e solo il 10% a quelle a basso reddito.

Cioè chi ha meno soldi riceverà meno soldi.
Se le cose andassero così sarebbe una straordinaria occasione sprecata per ridurre la povertà in Italia.

Qui c’è un grosso problema di comunicazione. Che è poi un limite drammatico dei progressisti italiani. Troppi politici sono convinti che la tv, i giornali e internet siano sufficienti per comunicare. Ma non è così. Le persone a basso reddito in gran parte non si avvicinano a contenuti complessi inoltre decenni di promesse deluse hanno generato un’enorme diffidenza, non a caso l’astensione elettorale è molto diffusa proprio tra i ceti popolari. Un governo progressista come quello che (spero) Conte riuscirà a far nascere, dovrebbe avere come obiettivo centrale la ricerca di canali e modi di comunicare che raggiungano proprio le persone a basso reddito e dovrebbe cercare in ogni modo di far arrivare a loro le misure che cambierebbero la drammatica situazione economica e culturale che ingabbia la vita di queste persone.

Quello che manca è un piano di informazione e assistenza tecnica, rivolto alle famiglie che oltre ad avere basso reddito hanno anche poca capacità di destreggiarsi con la burocrazia e i professionisti. Non approntare un sistema di supporto sarebbe veramente ingiusto!

In Francia per evitare che i finanziamenti europei per le start-up andassero soltanto a chi ha un cugino avvocato o commercialista, hanno creato una flotta di pulmini arancioni che girano per i quartieri popolari e le piccole cittadine dando informazioni e assistendo le persone nelle pratiche necessarie per ottenere i finanziamenti e l’assistenza di consulenti e formatori. Perché non lo facciamo anche in Italia?

Lo stiamo chiedendo da quando i 5 Stelle sono al governo.
Coinvolgere gli studenti nella comunicazione alle famiglie

Un altro strumento di comunicazione che chiediamo al governo di sfruttare potrebbe essere la scuola. Portare il racconto della rivoluzione del bonus 110% agli studenti attraverso video lezioni e chiedere agli studenti di spiegarlo ai loro genitori darebbe ai giovani la possibilità di sentirsi utili per le loro famiglie e li motiverebbe. E permetterebbe a molti genitori di sfruttare questa opportunità.

E già che ci siamo osservo che gli studenti potrebbero essere anche attivati nella diffusione di un’informazione scientifica sul Covid e sui vaccini. E sicuramente si otterrebbe grande interesse perché si tratta di un argomento che coinvolge e che potrebbe aumentare la passione degli studenti per lo studio.

Mi pare proprio assurdo che in un momento come questo l’epidemia non sia diventata un argomento centrale nelle lezioni di scienze. E credo che anche nel settore delle campagne di informazione e prevenzione sanitaria gli studenti potrebbero diventare un veicolo formidabile di diffusione della cultura del benessere. E anche questo lo chiediamo da anni…

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