Uno, dieci, cento, mille George Orwell. Se ne parla in queste ore per via della ricorrenza del 71esimo della sua morte, ma per lo scrittore inglese che nacque in India, il 2021 significa soprattutto la perdita del prezioso copyright. Ovvero dal primo gennaio 2021 i suoi libri sono ristampabili, e abbondantemente ristampati, da qualunque casa editrice, senza dover più passare dall’obolo da versare agli eredi. La scadenza, rispetto al trapasso dell’autore, a livello giuridico è di 70 anni. E Orwell, all’anagrafe Eric Arthur Blair, morì nel gennaio del 1950. Quindi 1984 come La fattoria degli animali sono diventati di pubblico dominio. Prova ne sono gli scaffali delle librerie in queste prime settimane del 2021 inondate di nuove traduzioni di due dei più celebri romanzi di Orwell, fino ad oggi tutti pubblicati da Mondadori che ne deteneva, appunto, i diritti.

Partiamo da 1984, il romanzo distopico più politico e visionario che sia mai stato scritto, entrato nel linguaggio della cultura di massa come una lama nel burro grazie ad un termine diventato pop come “grande fratello”, che si può rintracciare in libreria in diverse versioni. Abbiamo quella di Bompiani con la traduzione “originalissima” del 37enne Vincenzo Latronico, autore di diversi romanzi sempre per Bompiani. Anche Sellerio ha osato con il più “cool” Tommaso Pincio, scrittore e traduttore 57enne, già alle prese con la fantascienza di Philiph K.Dick e con Il Grande Gatsby di Fitzgerald. Sia Bompiani che Sellerio titolano questo Orwell Millenovecentoottantaquattro in lettere e non in cifre rifacendosi al titolo originale del romanzo pubblicato per la prima volta nel 1949 – pochi mesi prima la morte di Orwell – come Nineteen Eighty-Four. Tra le tante versioni possibili – Garzanti ha arruolato Bianca Bernardi e Feltrinelli la grande esperienza in materia di letteratura anglosassone come quella di Franca Cavagnoli – segnaliamo anche 1984 edito da Rizzoli con una prefazione nientemeno che di Walter Veltroni. Anche La fattoria degli animali, meno popolare ma forse allegoricamente e simbolicamente più originale di 1984, rinasce in parecchie vesti editoriali. Segnaliamo quella di Marsilio con la traduzione di un decano della letteratura inglese, il 72enne Stefano Manferlotti; Einaudi che ha riposto fiducia nel bukowskiano Marco Rossari e la Newton e Compton che ha affidato tutti i manoscritti di Orwell a Enrico Terrinoni, autore di una delle nuove traduzioni italiane di Ulisse di James Joyce, anch’esso svincolato da diritti nel 2012. Sarà interessante capire come alcune espressioni entrate nel linguaggio comune, non solo degli addetti ai lavori, verranno ri-tradotte. È il caso proprio di quel “big brother” sempre tradotto nelle versioni Mondadori come Grande Fratello ma che in inglese suona più come fratello maggiore o fratellone. Anche “neolingua” e “bi pensiero” (“newspeak” e “doublethink”) subiranno probabili trasformazioni che già aveva in parte azzardato Nicola Gardini nella sua traduzione di 1984 nel 2019 quando aveva tenuto “Grande Fratello”, ma modificato le altre parole in “novalingua” e “bipensare”.

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