Nei prossimi giorni tutti i ristoratori, baristi e pasticceri d’Italia che sono stati costretti ad abbassare le serrande durante le vacanze a causa delle restrizioni anti-Covid, riceveranno il bonifico per i ristori stanziati dal governo con il “decreto Natale”. Si tratta di oltre 628 milioni di euro che arriveranno direttamente sul conto corrente dei titolari di partita Iva interessati. Lo annuncia l’Agenzia delle Entrate, a cui l’esecutivo ha affidato il ruolo di gestire e distribuire queste risorse. Con l’ultima tranche di bonifici automatici, i contributi erogati dall’inizio della pandemia dall’Agenzia guidata da Ernesto Maria Ruffini superano quota 10 miliardi, per un totale di 3,3 milioni di bonifici.

In precedenza con il Decreto Ristori, più i successivi Decreti Ristori bis, ter e quater – spiega l’Agenzia – erano stati accreditati circa 2,66 miliardi di euro. Di questi, circa 2,36 miliardi sono stati erogati in maniera automatica, mentre 300 milioni sono stati erogati ai nuovi beneficiari degli indennizzi che hanno presentato domanda (circa 59mila). La prima tranche di erogazioni risale invece al Decreto Rilancio di maggio, a seguito del quale l’Agenzia delle Entrate ha emesso bonifici a favore di 2,4 milioni di beneficiari che ne avevano fatto richiesta, per un importo complessivo di 6,6 miliardi. “Grazie all’Agenzia delle Entrate per l’eccellente lavoro“, è il commento del ministro dell’economia Roberto Gualtieri su Twitter. Esulta pure il titolare degli Esteri Luigi Di Maio, che dà la notizia dell’imminente arrivo dei soldi sulla sua pagina Facebook.

Ora che la partita dei ristori natalizi sta per essere archiviata, però, nel governo si lavora ai fondi da stanziare per le attività che verranno chiuse nelle prossime settimane. A partire dai ristoratori di Veneto, Lombardia, Emilia, Calabria e Sicilia, costretti a chiudere dal 10 gennaio a causa della ripresa dei contagi rilevata dal monitoraggio settimanale dell’Iss. L’obiettivo, annunciato già durante le festività, è quello di chiedere al Parlamento un nuovo scostamento di bilancio da almeno 20 miliardi, in modo tale da finanziare il nuovo decreto Ristori “finale”. Anche perché la dotazione da 3,8 miliardi del fondo anti-Covid della manovra è stata prosciugata in mille rivoli di emendamenti parlamentari e senza un nuovo scostamento le risorse non basterebbero per sostenere le categorie colpite dalla pandemia. Ma tutto è messo a rischio dalla crisi di governo ventilata da Italia viva: per varare i ristori in deficit serve infatti un voto a maggioranza assoluta delle Camere. Se l’esecutivo dovesse cadere, tutto verrebbe rinviato a data da destinarsi.

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