Se il 2020 è stato l’anno del freno a mano per le battaglie ambientali, il 2021 dovrà per forza essere quello della rottura con il passato, nonostante il Covid e, ancora di più, superata l’emergenza. L’anno delle leggi che aspettano da troppo in Parlamento e dei provvedimenti ‘scomodi’. Questo chiedono le associazioni ambientaliste, facendo il punto sui prossimi obiettivi (dalla guerra al monouso all’ok alla stretta sugli ecoreati, passando per la Salvamare e i decreti ‘end of Waste’). E lo fanno con uno sguardo alle occasioni perse nel 2020. “Per ritardi burocratici, scaramucce politiche, opposizioni spesso strumentali, ma anche a causa della crisi sanitaria legata al Covid-19” spiega a ilfattoquotidiano.it Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace, ricordando che la stessa conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici COP26, organizzata dal Regno Unito in collaborazione con l’Italia “è stata rinviata di un anno e si svolgerà, sempre a Glasgow, a novembre 2021”.

Per non parlare del taglio ai sussidi per le fonti fossili (desaparecido dalla legge di Bilancio) e della tassa sulla plastica. Non solo è stata ulteriormente rinviata al prossimo luglio, ma le aziende italiane non hanno ancora messo in campo azioni per ridurre effettivamente la quantità di plastica che finisce dispersa nell’ambiente. Eppure, già dai primi mesi del 2021 l’Italia dovrà affrontare questioni irrisolte e non più prorogabili.

Guerra al monouso – Il 2021 non sarà solo l’anno della plastic tax (in primis quella europea, che partirà già da gennaio). “Una delle prime sfide che attende il nostro Paese nel 2021 è il recepimento della direttiva Ue sulla plastica monouso (Sup)” racconta a ilfattoquotidiano.it Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace. C’è tempo fino al 3 luglio. A novembre scorso, il Senato ha approvato l’emendamento che include i bicchieri monouso tra gli oggetti vietati, oltre a quelli già banditi dal testo che recepiva la direttiva, ossia piatti, stoviglie, cannucce e contenitori per liquidi realizzati con polistirolo espanso, utilizzati soprattutto in Inghilterra e negli Usa. Si attende ora il passaggio alla Camera. Nonostante il contributo inserito nel decreto Clima che voleva e vuole incentivare la vendita dello sfuso, il Covid-19 non ha certo aiutato la causa, spingendo spesso all’acquisto di prodotti confezionati, ritenuti (erroneamente) più sicuri.

Economia circolare – Il 2020 porta in dote i decreti con cui l’Italia ha recepito le direttive Ue del ‘Pacchetto Economia circolare’. Si va dalla responsabilità estesa del produttore nella gestione della fase post-consumo (dovrà coprire almeno l’80% dei costi complessivi) alla previsione del Programma nazionale di gestione dei rifiuti il cui approccio. “Abbiamo chiesto che non si imposti tutto sulla centralizzazione (per definire tipologie e capacità) ricalcando lo Sblocca Italia – continua Ungherese – e lasciando alle Regioni solo la scelta della localizzazione”. Un approccio che, almeno nei piani poi rimasti sulla carta, aveva aperto la strada a discariche e inceneritori. Sempre sul fronte dell’economia circolare, vanno a rilento i decreti end of waste, che stabiliscono i criteri con cui, al termine del processo di recupero, un rifiuto può diventare prodotto e che richiedono un iter complesso. A novembre è stato firmato quello per pneumatici fuori uso destinati al recupero della gomma.

Entro febbraio, dovrebbe essere pubblicato il decreto per costruzioni e demolizioni: riguarda 60 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti, compresi quelli del terremoto. Bisogna accelerare, però. Con il 2021 (e l’applicazione della Convenzione di Basilea) si presenteranno nuove sfide. Secondo la Corte dei Conti europea, per esempio, l’Unione difficilmente raggiungerà entro il 2030 l’obiettivo del 55% per il riciclaggio degli imballaggi di plastica, a causa di nuovi criteri di calcolo e delle regole più rigide sull’esportazione dei rifiuti di plastica (dal 2021 potrà essere esportata solo plastica riciclabile e non contaminata).

Inquinamento tra terra, mare e aria – Per due volte atteso invano in Consiglio dei ministri, nel 2021 dovrebbe essere approvato anche il ddl Terra Mia, con nuove e più severe sanzioni in materia di ecoreati. Se c’è un testo, poi, scomparso dai radar causa Coronavirus, è la legge Salvamare. Tra le altre cose, prevede che i pescatori possano recuperare i rifiuti dispersi in mare. Dopo lo stop di febbraio, la discussione in Commissione Ambiente, al Senato, è ripresa a fine settembre. Per l’inquinamento dell’aria il 2020 non si chiude bene. Dopo l’apertura di una procedura di infrazione contro l’Italia per le polveri sottili Pm 2.5, a novembre la Corte di giustizia Ue ha accolto il ricorso per inadempimento presentato dalla Commissione per il superamento sistematico e continuato, tra il 2008 e il 2017, dei valori limite per le concentrazioni di particelle Pm10 in diverse aree del Paese.

Vero è che dal 2018 ad oggi il decreto legge Clima ha introdotto diverse misure. Dagli scuolabus green alla riforestazione urbana, fino al buono mobilità e alla programmazione di un fondo pluriennale (per 800 milioni di euro dal 2020 al 2034 e di 40 milioni l’anno dal 2035) per l’abbattimento delle emissioni di polveri sottili e ossidi di azoto. “Eppure – fa notare Legambiente – nelle regioni dell’area padana (Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto) è stato rinviato al nuovo anno il blocco alla circolazione dei mezzi più vecchi e inquinanti Euro4 che, invece, sarebbe dovuto scattare a ottobre scorso nelle città sopra i 30mila abitanti”. Le ragioni, neppure a dirlo, sono state attribuite alla sicurezza degli spostamenti in tempi di Covid.

Emissioni e Pniec – In tema di emissioni climalteranti, nonostante l’accordo di recente trovato dal Consiglio europeo abbia deluso, prevedendo un taglio del 55% (il Parlamento Ue puntava al 60%) entro il 2030, tra l’altro sulle emissioni nette (ossia affidandosi per la compensazione anche ai pozzi di assorbimento del carbonio, come le foreste) “l’iter sta per concludersi – ricorda Iacoboni – e l’Italia dovrà presto adeguare il proprio Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC) ai nuovi obiettivi, così come lo stesso Costa ha confermato di recente. Ma quei target vanno soprattutto raggiunti. E se la battaglia delle battaglie è rappresentata dalla transizione energetica, simbolo ne è il taglio alle fonti fossili.

Transizione energetica – La deputata LeU Rossella Muroni ha presentato, insieme ad altri colleghi, un emendamento alla legge di Bilancio che prevede “la graduale eliminazione, tra il 2021 e il 2025, degli oltre 19 miliardi di sussidi ambientalmente dannosi”. Come documenta l’ultimo dossier di Legambiente i Sad non sono affatto in diminuzione. E nonostante nel 2020 sia stata istituita una Commissione interministeriale ad hoc, la legge di Bilancio non ne quantifica in alcun modo la riduzione. Nel frattempo, dietro l’angolo, c’è un altro campo di gioco: quello delle rinnovabili su cui l’Italia, partita in vantaggio rispetto ad altri Paesi europei, ora cresce meno degli altri.

Il Covid-19 ha alimentato i ritardi, spesso dovuti a iter autorizzativi e burocratici. Legambiente ha stimato che “se l’Italia recepisse in pieno le direttive sulle rinnovabili (Red II) e sul mercato elettrico (Iem), il contributo delle Energy Community permetterebbe di coprire, entro il 2030, circa il 30% dell’aumento di energia verde prevista dal Pniec”. Intanto bisognerà capire se verrà istituita una cabina di regia. “La questione si intreccia a quella dell’utilizzo del Recovery Fund” sottolinea il responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace, Iacoboni, ricordando che “sul tavolo ci sono sì le rinnovabili, ma anche grandi progetti legati all’idrogeno blu (quindi al gas) e quello di Eni di realizzare al largo di Ravenna, un grande impianto Ccs (di cattura e stoccaggio della CO2) utilizzando giacimenti di gas esausti”.

Suolo e agricoltura – Causa pandemia, le diverse proposte di legge sul consumo di suolo, tra cui quella presentata dalla deputata di LeU Rossella Muroni, sono ancora all’esame delle Commissioni Ambiente e Agricoltura del Senato, per arrivare a un testo unificato. È fermo alla Camera il ddl contro le agromafie, licenziato dal governo a febbraio 2020. E se a livello europeo, 40 scienziati hanno scritto a Commissione, Parlamento e Consiglio europeo, impegnati nel trilogo sulla Politica agricola comune “non allineata con Green Deal, Farm to Fork e strategia Ue sulla biodiversità”, in Italia è attesa l’approvazione di un Piano di azione nazionale che ponga limiti all’utilizzo della chimica in agricoltura e della legge sull’agricoltura biologica, ferma in Senato da troppo tempo e che permetterebbe di arrivare a una conversione del 40% di superficie coltivata entro il 2030.

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