Una nuova commissione d’inchiesta sulla strage di Livorno del Moby Prince, che il 10 aprile 1991 causò la morte di 140 persone, potrebbe nascere nei prossimi mesi. A dare l’accelerazione è un nuovo disegno di legge a prima firma Gianluca Ferrara, vicecapogruppo del Movimento 5 Stelle in Senato e sottoscritto dal presidente della commissione Antimafia Nicola Morra. A questo punto sono 3 i disegni di legge per l’istituzione di una seconda commissione dopo quella che ha lavorato dal 2015 al 2018 dopo quelli depositati da Andrea Romano (Pd) e da Mario Michele Giarrusso (ex M5s e ora nel gruppo Misto). La strage di Livorno, per i suoi numeri tragici, è la più grave della storia repubblicana. Da un paio d’anni la Procura di Livorno sta indagando con una terza inchiesta dopo quella successiva al disastro navale e una seconda finita con un’archiviazione nel 2010. Negli ultimi mesi al lavoro dei magistrati livornesi si è aggiunta anche la Direzione distrettuale antimafia di Firenze.

“La presentazione della nostra proposta è un segnale politico inequivocabile – dice a Ilfattoquotidiano.it il senatore Ferrara -. Dobbiamo e vogliamo mettere la parola fine su uno dei capitoli più bui della nostra storia contemporanea e ringrazio le associazioni familiari delle vittime e il gruppo M5S di Livorno per averci sollecitato ad una nuova commissione d’inchiesta”. Il senatore sottolinea che “i processi che seguirono l’evento arrivarono all’assoluzione di tutti gli imputati lasciando anche questa strage senza colpevoli. Seguo con fiducia le nuove indagini e sono certo la nostra iniziativa sia di supporto a queste. Dopo la Commissione d’inchiesta della scorsa legislatura erano rimasti infatti troppi punti interrogativi e spetta a noi il compito di accertare la verità storica su quanto accaduto la notte tra il 10 e l’11 aprile 1991 davanti al Porto di Livorno. Una verità che può prescindere dalla componente giudiziaria accertabile a 30 anni di distanza in un’aula di tribunale”.

Il quadro politico rende quindi probabile l’avvio di un accordo politico trainato dal M5s (già motore dell’istituzione della prima commissione) e sorretto dal Pd, partner di governo, oltre ad alcune figure del Misto. Secondo fonti de ilfattoquotidiano.it è possibile una sintesi tra i capogruppo già nelle prossime settimane, cui seguirà l’eventuale armonizzazione del testo prodotto dal M5s, forza politica più numerosa in entrambi i rami del parlamento, con quelli proposti dagli altri gruppi.

Tre i focus principali della nuova inchiesta: le ragioni del mancato coordinamento del soccorso a equipaggio e passeggeri del Moby Prince operato dalla Capitaneria di porto e, sopra di questa, la Marina Militare; i motivi della condotta omissiva di parte della magistratura inquirente e giudicante sull’evento in relazione all’influenza supposta su essa esercitata dall’accordo raggiunto il 18 giugno 1991 tra Navarma (armatore del Moby), Snam, Agip (armatore e proprietario del carico della petroliera) e i loro assicuratori, accordo arrivato tuttavia a protocollo in Procura di Livorno solo nel 2018; e infine le correlazioni tra l’incidente e i possibili traffici illegali di armi, scorie e rifiuti tossici di cui parlò – in relazione al disastro – un documento di una dozzina d’anni dopo dell’allora servizio segreto militare italiano (il Sismi).

Le proposte di Commissione d’inchiesta avanzate da Romano, Ferrara e Giarrusso sono la prima reazione politica all’appello lanciato il 5 dicembre alle massime cariche dello Stato dai presidenti delle associazioni familiari delle vittime 140 e 10 aprile, Loris Rispoli e Luchino Chessa. Appello nato dopo la sentenza del tribunale civile di Firenze con cui le risultanze della commissione d’inchiesta 2015-2018 sono state ricondotte a mero “atto politico” privo di qualsiasi “valore giuridico”.

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