Due cd mi danno lo spunto per una breve riflessione sulla storia musicale di Roma. Città splendida, entusiasmante e “dificile”, onusta di monumenti e opere d’arte fin dall’antichità, è uno scrigno prezioso per l’arte musicale nel Seicento: da lì i musicisti d’oggi possono estrarre tesori misconosciuti, da valorizzare in sala da concerto e in teatro. Una ragione della dovizia artistica seicentesca di Roma sta nella sua struttura politica: una monarchia elettiva come il papato comporta che i cardinali delle massime famiglie nobili, di volta in volta filofrancesi o filospagnole, puntino al trono di Pietro. Questa competizione stimola una vita mondana intensa, che si manifesta nelle architetture fastose, nella committenza artistica, nella produzione di musiche e, dunque, di un vasto ceto di musicisti in concorrenza.

Il florido mercato odierno della musica antica propone due rarità assai diverse di quell’epoca: un cd dedicato alle Sinfonie a tre di Lelio Colista (1627-1680), e un altro all’Empio punito’ di Alessandro Melani (1639-1703).

Chi era Colista, chitarrista, liutista, compositore? L’eruditissimo gesuita Athanasius Kircher lo definisce “Orfeo della città di Roma”; non gli lesinarono la stima compositori come Antonio Cesti e Henry Purcell. Lavorò per la corte di Urbano VIII Barberini; fu poi scudiero pontificio di Alessandro VII Chigi. Salvo due anni trascorsi a Bologna, visse e operò sempre a Roma. Non pubblicò mai le proprie musiche: il che spiega l’oblio.

Si tenga presente che all’epoca di Colista la musica è generalmente fatta per il consumo immediato: l’idea di un repertorio destinato a sedimentarsi nel tempo è un processo che si manifesterà tra fine Sette e primo Ottocento. In questo senso un compositore come Arcangelo Corelli (1653-1713) rappresentò l’eccezione che conferma la regola: la sua fama, eccelsa e duratura, fu cementata dalla pubblicazione di Sonate (a tre o assolo), ben presto assurte al rango di “classici”, e dedicate a personaggi eminentissimi, come la regina di Svezia o il cardinale Ottoboni. Colista cadde invece in dimenticanza giacché i frutti del suo ingegno rimasero relegati nella sfera dei committenti. Sono dunque anche i processi di produzione e fruizione a decretare, al di là del valore artistico, la permanenza dei musicisti nella memoria collettiva: cosa che, con le dovute differenze, vale ancora oggi.

Di Colista l’“Ensemble Giardino di delizie” – un gruppo diretto dalla violinista Ewa Anna Augustynowicz – ha registrato in prima mondiale le nove Sinfonie a tre e un Ballo: composizioni composte sotto Alessandro VII, conservate nella Biblioteca nazionale di Torino. L’Ensemble esalta la serena severità del costrutto contrappuntistico e nel contempo la sonorità piena ma morbida di questa musica, il fraseggio elegante, il contrasto ritmico nitido, mai aggressivo: si ascolti l’inizio della Sinfonia VI, pacato, cantabile, con movenze di danza che lo strutturano in controluce; o quello più assertivo della terza; o l’altro più suadente, a tratti spirituale, della nona. Un’esecuzione pregevole, che ha il merito di riportare all’attenzione un compositore di qualità e consente agli studiosi di ampliare il quadro musicale della Roma seicentesca. Il cd (Brilliant Classics 96033) contiene un booklet di Pasquale Imbrenda, che da anni si dedica con acribia e passione alla ricostruzione della biografia e dell’opera di Colista: utile per un primo approccio al compositore.

L’empio punito, allestito per il carnevale del 1669 nel palazzo dello spagnoleggiante Lorenzo Onofrio Colonna, è un’opera in piena regola. Il libretto ricalca El burlador de Sevilla di Tirso de Molina: è il soggetto dell’empio libertino che Mozart e Da Ponte avrebbero poi immortalato nel Don Giovanni del 1787. La musica fu del pistoiese Alessandro Melani, musicista di alta classe, fratello di altri cantanti e compositori famosi. Il dramma, complesso, conta 17 personaggi cantanti e 61 muti: mostri, statue, servitori, paggi, moretti, damigelle eccetera. A Roma le opere di quest’epoca, proprietà esclusive del committente, erano eseguite di fronte a una platea di nobili invitati. Il che spiega come mai questo primo “dissoluto punito” non poté godere della circolazione che la qualità della musica avrebbe giustificato appieno.

Il musicologo Luca Della Libera ha approntato l’edizione moderna dell’opera di Melani, che uscirà presto negli Usa. Ciò ha consentito a due teatri toscani, il Verdi di Pisa e il Pacini di Pescia, di allestirla nell’ottobre 2019. Il cd (Glossa GCD 923522) ci fa ora riscoprire pagine squisite: una fra tutte, il lamento di Acrimante e Atamira “Se d’Amor la cruda sfinge”. Una gioia per l’udito e l’intelletto.

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