Dopo 8 anni e 8 mesi è uscito dal carcere di Messina, per fine pena, Antonino Speziale, l’ultras del Catania condannato per l’omicidio preterintenzionale dell’ispettore capo di polizia Filippo Raciti, morto il 2 febbraio 2007 durante gli scontri allo stadio Angelo Massimino, dove il Catania giocava il derby con il Palermo. Speziale, che ora ha oltre 30 anni, ha abbracciato il padre che è venuto a prenderlo. Fuori dal carcere i tifosi del Messina, storici rivali di quelli etnei, che lo hanno salutato con affetto. “Voglio vedere la mia famiglia. Poi vi racconterò tutto quello che ho passato – ha commentato Speziale subito dopo essere stato scarcerato – La mia condanna è stata un’ingiustizia e chi ha sbagliato pagherà con la giustizia”.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, confermata dai tre gradi di giudizio, il 2 febbraio del 2007 diversi ultras del Catania tentarono di sfondare il cordone di protezione delle forze dell’ordine che cercava di impedire il contatto con i tifosi del Palermo. In quel contesto, Speziale, che all’epoca dei fatti aveva 17 anni, e Daniele Micale lanciarono contro la polizia un sottolavello in alluminio centrando Raciti e procurandogli una lesione mortale al fegato. L’ispettore di polizia morì tre quarti d’ora dopo il ricovero nell’ospedale Garibaldi di Catania.

La difesa di speziale, condotta dall’avvocato Giuseppe Lipera, è sempre stata quella di proclamarsi innocente. Il difensore aveva presentato delle richieste per anticipare la scarcerazione con la concessione degli arresti domiciliari per motivi di salute, ma le domande sono state rigettate. Lipera ha anche richiesto la revisione del processo riprendendo la tesi del ‘fuoco amico’, che imputa la morte dell’ispettore all’impatto con una Land Rover della polizia. L’ipotesi è già stata vagliata da diversi gip, Tribunali del Riesame e nei tre gradi di giudizio del processo a Speziale, giudicato da minorenne perché tale era all’epoca dei fatti.

Il procedimento penale scaturito dall’uccisione di Raciti ha portato alle condanne di Speziale a 8 anni e 8 mesi e di Micale, maggiorenne all’epoca degli scontri, a 11 anni. Le sentenze sono state confermate dalla Corte di Cassazione il 14 novembre 2012. Micale, ore 32enne, è tornato in semilibertà poco prima di Natale del 2018, dopo avere scontato oltre metà della condanna in carcere a Catania, e ha un residuo pena di meno di 2 anni.

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