I campioni del Mondo del 1982 sono schierati in formazione come prima di una partita. Marco Tardelli e Antonio Cabrini in testa, dietro Giancarlo Antognoni e poi gli altri: da Alessandro Altobelli a Fulvio Collovati, Franco Causio, Lele Oriali, Beppe Dossena, Daniele Massaro, Beppe Bergomi, Franco Baresi e Giovanni Galli. Sono stati loro, i suoi ex compagni di squadra, a portare in spalla il feretro di Paolo Rossi per il funerale celebrato nella mattinata del 12 dicembre nel Duomo di Vicenza.

Sulla bara le corone di fiori della Figc e del Vicenza. La salma, seguita dalla moglie Federica e dai figli, è stato accompagnata da un lungo applauso della gente e da cori dei tifosi che urlavano “Paolo, Paolo”. Sono circa 300 le persone all’interno del Duomo di Vicenza, nel rispetto delle norme anti Covid. Fra gli altri il sindaco Francesco Rucco e Roberto Baggio, altro grande campione di origine vicentina. Dopo la funzione, la salma sarà cremata per poi essere riportata a Bucine, in provincia di Arezzo, dove vivono la moglie e alle figlie.

“Non ho perso solo un compagno di squadra, ma un amico e un fratello“, ha detto Antonio Cabrini, ex compagno nella Juve e nella Nazionale, ricordando con voce rotta dalla commozione Paolo Rossi. “Insieme abbiamo combattuto, vinto e a volte perso, sempre rialzandoci anche davanti alle delusioni. Siamo stati parte di un gruppo, quel gruppo, il nostro gruppo. Non pensavo ti saresti allontanato così presto, ma che avremmo camminato ancora tanto insieme. Quello che sono lo devo anche al meraviglioso amico che sei stato”, ha aggiunto.

“Non riesco ancora a crederci, fino a poco tempo fa lo sentivo spesso”, ha detto ai cronisti Fulvio Collovati. Gli ex compagni di squadra raccontano che fino a un mese fa lo sentivano spesso in chat, in quel gruppo di campioni in cui si scrivevano per mantenersi in contatto anche dopo tanti anni. “Poi ha iniziato a non rispondere e ho capito che c’era qualcosa che non andava – ha detto Alessandro Altobelli, ex attaccante dell’Italia – Ho provato a mettere delle foto per farlo intervenire. Visto che non interveniva ho provato a capire cosa fosse successo e invece Marco (Tardelli, ndr) mi ha detto che sarebbe presto tornato. Poi avevamo sentito delle voci ma speravamo non fossero vero, ma purtroppo erano vere“, ha aggiunto. “Se ne è andato con dignità – ha commentato commosso Collovati – Noi siamo andati al Mondiale come ‘l’armata brancaleone’. Paolo arrivò dopo due anni di inattività, era deriso da tutti. Il suo riscatto e la sua rivincita hanno coinciso con la nostra rivincita. Io se sono campione del mondo lo devo a lui“.

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