Il post terremoto cominciò da subito, dopo quel maledettissimo tardo pomeriggio del 23 novembre, quando la terra tremò per un’infinità di secondi, 90. E dall’epicentro l’onda si propagò per 17.000 chilometri, radendo al suolo 126 paesi, lasciando senza tetto 300mila persone e 2914 morti.
Il post terremoto fu una fase complicata (altro che Covid). Una copia della prima pagina de Il Mattino a titolo cubitale “Fate Presto”, riferito agli aiuti che non arrivavano, divenne un’opera da pop art esposta al Moma di New York. E Andy Warhol che preparava la sua mostra “Terrae Motus” con Lucio Amelio si presentò in città con un peperoncino rosso, scacciasfiga, attaccato alla montatura degli occhiali.
Il Mattino Illustrato invece titolava: L’Inferno abita qua.
Il progetto SISMA80, ideato da Luciano Ferrara, fotoreporter d’assalto allora, oggi artista della fotografia, propone attraverso immagini e scrittura, una narrazione autentica dei vissuti delle donne, uomini e bambini, che hanno subito gli effetti di un cataclisma devastante, che si è trasformato, sin dall’inizio, in una tragedia sociale, economica e criminale, per le pessime scelte della politica, inadeguata e lontana dai reali bisogni delle popolazioni colpite ( vi ricorda qualcosa?). “SISMA80 è la testimonianza, oggi, in epoca di pandemia, del ruolo del fotogiornalismo d’inchiesta sempre più utile e necessario per la democrazia”, sottolinea Ferrara. Foto da pugno nello stomaco portano la firma di Mimmo Iodice, Annalisa Piromallo, Massimo Cacciapuoti e Toty Ruggieri.
L’iniziativa prevede una mostra fotografica ( data ovviamente rinviata ) e la pubblicazione del catalogo-libro, edito dalla casa editrice Iod.
Tira aria di ricorrenza anche al Museo Archeologico Nazionale di Napoli che dedica la mostra “19.34 quarant’anni dopo” alle fotografie inedite di Antonietta De Lillo.
Recuperare parte del mio archivio fotografico è stata una grande emozione, è stato come guardarmi attraverso un binocolo girato al contrario. Ricordo perfettamente cosa ho provato nel trovarmi lì a fotografare interi paesi ridotti a un cumulo di macerie, con gli uomini che scendevano dalle montagne portando con sé lenzuola e coperte che avvolgevano cadaveri. Ho dovuto per un attimo spostare la macchina fotografica dalla mia faccia per sentire quell’umanità dolente, poi ho guardato di nuovo nell’obiettivo e ho scattato”, rievoca Antonietta De Lillo.
L’attuale chiusura dei musei ha imposto di posticipare al 2021 l’inaugurazione della mostra. Per questo il MANN e Marechiarofilm hanno deciso di realizzarne un’anteprima digitale dal 23 novembre al 2 dicembre con una selezione ristretta di fotografie alla pagina www.marechiarofilm.it/anticipazione-mostra-1934 e sui canali social del museo e testimoniare ancora una volta che #laculturanonsiferma.
FOTO DI ANTONIETTA DE LILLO

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