È durato quasi cinque ore l’interrogatorio di Alberto Genovese in Procura a Milano. L’imprenditore, in carcere dal 6 novembre con l’accusa di aver stuprato una 18enne dopo averla drogata, è stato sentito dal procuratore aggiunto Maria Letizia Mannella e dal pm Rosa Stagnaro. Genovese ha voluto chiarire le circostanze che lo hanno portato alla sua attuale condizione di dipendenza dalla cocaina che, secondo la sua difesa, lo ha portato a “perdere il controllo” la notte del 10 ottobre, durante il party a cui era stata invitata anche la ragazza 18enne che lo ha denunciato per essere stata violentata e segregata per ore.

“Mi drogo da quattro anni”, da quando “ho perso ogni ruolo operativo nelle mie società, ora non sono più quello prima: un grande lavoratore che ha costruito tutto dal nulla”, ha detto Genovese ai giudici, come se questo potesse giustificarlo. Non solo, la sua dipendenza sarebbe peggiorata negli ultimi due anni, “con l’assunzione anche di tre, quattro grammi di cocaina al giorno”, e con un patrimonio di oltre cento milioni di euro accumulato con la vendita delle startup a peso d’oro, non faticava certo a procurarsela.

“Nella mia percezione di quel momento – ha raccontato lo stesso imprenditore difendendosi davanti al gip dopo l’arresto – io stavo trascorrendo una serata bellissima con la mia amata. È la droga che mi fa fare dei casini, io sono una persona sana“, aveva detto. Parole che ha ripetuto nuovamente ai magistrati: “Quando sono sotto gli effetti della droga non riesco a controllarmi e non capisco più quale sia il confine tra ciò che è legale e ciò che è illegale. Se ho fatto del male a quella ragazza non ho fatto una cosa bella”, ha aggiunto l’imprenditore 43enne, ammettendo poi che nella sua Terrazza Sentimento “tanti assumevano droga liberamente”. Ma la sua versione della storia che però non coincide con quanto è emerso dalle indagini della Squadra Mobile, dai racconti dei testimoni, dai video delle telecamere di sicurezza analizzati dalla polizia e che immortalano le feste a casa sua, dalle testimonianze di altre ragazze che, a verbale, hanno raccontato di un modus operandi che mira a rendere incoscienti le giovani per mezzo della droga e a violentarle.

Da quanto si apprende, la Procura ha cercato di chiarire con Genovese, assistito dagli avvocati Marco Stucchi e Davide Luigi Ferrari, alcuni passaggi chiave per l’indagine partita in seguito alla denuncia della ragazza 18enne dopo la notte del 10 ottobre. Genovese, che si trova in carcere a San Vittore, è stato accusato di violenza sessuale, lesioni gravissime e sequestro di persona.

Oltre ai tanti invitati al party, tra cui le amiche della vittima, altre giovani si sono fatte avanti per parlare di altre feste. Sono state già ascoltate anche persone dell’entourage dell’imprenditore, tra cui il bodyguard che quella notte faceva la guardia alla porta della camera dove Genovese era rinchiuso con la giovane e che aveva più volte allontanato le amiche che chiedevano di lei. La Procura indaga su altre presunte violenze, su profili di favoreggiamento e complicità, sul giro di droga e anche su quello presunto di prostituzione: nel mirino c’è l’agenzia di modelle di cui Genovese detiene una quota.

Gli inquirenti stanno facendo verifiche anche su presunte pressioni per condizionare alcune testimonianze. Inoltre, durante le indagini si è scoperto un collegamento tra l’indagine bolognese ribattezzata “Villa Inferno” sui festini a base di sesso e cocaina, che a settembre ha portato ad arresti, e le feste di Genovese. Quella notte, al party nell’appartamento a Milano, c’era anche una ragazza che a Bologna, all’epoca dei fatti minorenne, sarebbe stata vittima del giro di prostituzione e droga.

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