“Forza Nuova ha pubblicamente inneggiato” alla “disobbedienza rispetto alle leggi e alle norme sul contenimento della pandemia”. È un’accusa precisa, che dal piano politico delle conseguenze di comunicati anti-lockdown riportati sui sociali e sulle agenzie di stampa finisce per traslocare in un atto giudiziario. L’accusa è firmata dai pm della procura anticamorra di Napoli nel decreto di perquisizione di nove indagati per le devastazioni della notte del 23 ottobre nel capoluogo campano. La notte in cui centinaia di facinorosi inquinarono una protesta inizialmente pacifica di commercianti contro il ‘coprifuoco’ imposto da una ordinanza del presidente della Regione Vincenzo De Luca. Trasformandola in una guerriglia urbana tra Palazzo Santa Lucia, via Orsini e il lungomare, tra attacchi alle forze dell’ordine, una macchina dei vigili urbani imbrattata con la scritta “Pezzi di merda”, auto e cassonetti distrutti, agenti feriti, lanci di bottiglie, sassi e bombe carta.

Le prime ricostruzioni e i rapporti dei poliziotti della Digos e dei carabinieri del Ros hanno denunciato le infiltrazioni della manovalanza camorristica, del mondo degli ultras e di pezzi dei centri sociali tra gli animatori dell’ala più violenta della ribellione di Napoli all’inasprimento delle misure di contenimento dell’epidemia di Covid-19. Ma si era intuito subito che un ruolo nell’esacerbare gli animi lo aveva avuto anche la formazione di estrema destra guidata da Roberto Fiore. Che proprio nei minuti in cui volavano le pietre contro i poliziotti e i carabinieri, rivendicava la partecipazione di esponenti di Forza Nuova ai cortei e alle proteste scrivendo su Twitter: “Mentre Mattarella riunisce il consiglio di guerra e De Luca prepara un vergognoso lockdown, Forza Nuova è pronta a scendere in piazza al fianco del popolo di Napoli senza paura, con il vigore tipico della nostra gente. No dittatura sanitaria”.

Il messaggio è rimbalzato in una chat interna con circa mille iscritti, e nei giorni successivi esponenti di Fn hanno partecipato ad altre iniziative, non tutte pacifiche. L’inchiesta ipotizza reati di devastazione e saccheggio con l’aggravante camorristica e terroristico-eversiva. Nessuno dei nove indagati del fascicolo affidato dal procuratore capo Giovanni Melillo ai pm Celestina Carrano, Antonello Ardituro, Luciano D’Angelo e Danilo De Simone appartiene a Forza Nuova. Ne fanno però parte due persone non indagate ma perquisite dalla polizia giudiziaria di Napoli, perché individuate tra i partecipanti di una manifestazione pacifica del 25 ottobre nel quartiere Vomero. Con le loro perquisizioni, la procura intende approfondire quale ruolo abbia avuto l’estrema destra nell’incendiare la rivolta napoletana, fino ad inneggiare la violazione delle leggi anti contagio.

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