Nel mondo del libro, in quest’epoca di disintermediazione selvaggia, di ipertecnologia digitale e strapotere dei marketplace come Amazon e altri, ci sono librai che resistono e rilanciano. Li aiuta in questo una meritoria iniziativa, un portale che si chiama “Libri da Asporto”, a misura di libraio – ma anche di editore e lettore – ideato e realizzato da Ennew, società bolognese di promozione e marketing librario del gruppo Promedi (che promuove Il Mulino, Sellerio, E/O, Gallucci, Hoepli, Quodlibet e altri editori importanti). Nasce, in particolare, da un’idea di Enrico Quaglia, piemontese, 44 anni, direttore generale di Ennew, figlio di editori – i Gribaudo – per dieci anni manager nel gruppo Feltrinelli. Quando la prima ondata di Covid-19 aveva serrato le saracinesche di tutte librerie, si è chiesto come fare ad andare incontro soprattutto alle librerie indipendenti, a quei librai autentici che costituiscono ancora parte dell’ossatura culturale di questo Paese.

“Il progetto, nella sua fase iniziale, nasce appunto a marzo, in pieno lockdown, parlandone con qualche libreria amica – spiega Enrico Quaglia a FQMagazine – Alcuni librai mi raccontavano come stava andando, cosa stavano facendo. Qualcuno stava già provando a realizzare qualcosa di questo tipo. Alloho pensato che si poteva dare un piccolo contributo affinché le librerie potessero spedire senza costi. È stato chiesto a una serie di editori di fare dei versamenti, a fondo perduto, ma con una promessa da parte nostra: se non avessimo esaurito i fondi avremmo restituito i soldi. Abbiamo raccolto 63.000 euro circa e nell’arco di due settimane 750 librerie e quasi 140 editori hanno aderito al progetto. Davvero un successo importante. Quando le librerie erano chiuse, con una prospettiva di incasso pari a zero, è stato possibile spedire e incrementare le vendite perché c’eravamo noi che sopperivamo alla spesa”.

Nasce come un’operazione di emergenza, chiamiamola così, e poi invece capite che ha un senso continuare anche dopo.
Sì, e per una serie di motivi. Questo tipo di servizio ci è stato sollecitato dalle librerie, è stato visto come un’opportunità. E mi riferisco soprattutto a quelle librerie che sono sempre state sostanzialmente immobili e che poi hanno manifestato una vivacità pazzesca. Chi si è inventato il pronto soccorso letterario, chi un proprio sito per vendere on line. E poi le presentazioni on line, che vengono fatte ancora oggi. Ognuno si è dato da fare.

È stato un catalizzatore.
Esattamente, e noi abbiamo continuato a lavorare fino a dare corpo a un portale, libridasporto.it, dove ogni libreria si può collegare con le proprie credenziali e gestire in maniera automatizzata e rapida la spedizione dei libri al cliente. La nostra idea non era quella di un e-commerce on line, ma di restituire a ogni libreria dignità, specificità, rappresentatività. Devono essere loro a conquistare il cliente.

E poi il contatto diretto cliente-libraio dà la possibilità a entrambi di un incontro, mantenendo la funzione tradizionale del libraio. Perché il problema dei marketplace è che sono librerie senza librai, dove sì, ci sono i consigli, ma sono “profilati”, come si dice, cioè creati secondo criteri di marketing.
Il principio fondante di Libri da Asporto è non disintermediare la libreria. Il libraio consiglia, suggerisce, informa sulle nuove uscite. Così facendo si crea una relazione. In più, per la prima volta, su un progetto di questo tipo, si forma un network, non solo per le librerie ma anche per gli editori. Perché gli editori sono assolutamente coinvolti nel processo, anche economico, del progetto. Tutti gli interpreti della filiera lavorano su qualcosa di condiviso. È veramente una prima volta.

Prima citavi il pronto soccorso letterario, cos’è?
Il pronto soccorso letterario è un progetto interessante, nato da una libreria, e che rappresenta un po’ la genesi del nostro pensiero in Libri da Asporto. Quanto può essere importante un libraio, oggi, per chi vuole leggere? Tantissimo. Perché se la gente non può uscire, o ci sono delle limitazioni, deve avere una persona di fiducia. Il libraio di fatto dice: “Tu non puoi venire da me? Ci penso io a te e ti mando i libri sulla base dei tuoi interessi”.

Oggi ci sono marketplace velocissimi e con cui sembra improbo competere. Qual è oggi il morale dei librai? Si sentono un po’ dei mohicani?
Secondo me il sentimento generale è di resistere e di combattere. Soprattutto per quanto riguarda le librerie indipendenti, che in tempi molto rapidi riescono a decidere del loro futuro. Poi la differenza la fa molto la persona, l’imprenditore, il libraio, la capacità di mettersi in gioco. Banalmente, tutte le librerie che avevano un profilo social importante se la sono cavata molto bene in questo periodo. Le librerie più ancorate alla vecchia idea di punto vendita, invece, faranno fatica. Però devo dire che sorprendentemente c’è stata una reazione da parte di tutti. Anche alcune librerie del gruppo Coop, Mondadori e Ubik partecipano all’iniziativa, sostenendo le spese di spedizione, senza attingere al fondo.

Quante sono le librerie indipendenti aderenti al progetto? Sono su tutto il territorio nazionale?
Sono un numero sempre crescente. Perché come sappiamo aumenta l’abitudine delle persone a fare acquisti da casa, e, lockdown o meno, difficilmente cambierà dopo questo periodo. Un altro esempio che mi viene in mente è quello di una libreria che ha creato una sorta di abbonamento a 50 euro, 100 euro: a scatola chiusa acquisti dei libri che la libreria sceglie e ti spedisce, sulla base dei tuoi interessi. Ovvio che devi fidarti ciecamente e soprattutto il libraio deve avere un’alta competenza. L’idea è proprio di valorizzare questo aspetto, questa relazione.

Come sono cambiati i numeri delle librerie indipendenti in questi ultimi anni? Si suole dire che sia una categoria in via di estinzione, quella del libraio indipendente. Quanti erano dieci anni fa?
Erano il doppio di oggi. Oggi parliamo di circa 700 librerie indipendenti, ma quelle che muovono il mercato sono circa 300. E come quota di mercato siamo passati da un 30 per cento a un 17-18 per cento.

Una selezione durissima.
Una selezione durissima che in un primo periodo è andata a favore delle catene, in seguito dell’online. Il fatturato degli store online ha eroso sia le catene che le librerie indipendenti. Probabilmente, adesso sfavorisce maggiormente le catene.

Immagino che il progetto stia scaldando i motori; purtroppo la situazione generale legata al Covid-19 peggiora. Quindi siete tutti pronti a partire anche questa volta.
Ti direi di sì. Anche perché, al di là della spedizione, che è un servizio, il pensiero è appunto quello del network, fra le librerie e gli editori. Uno scambio di informazioni e di eventi, come il circuito di presentazioni che viene condiviso (ormai abbiamo una media di due-tre eventi a settimana, anche con nomi importanti: abbiamo avuto Augias, i primi di dicembre avremo Nicola Lagioia, Silvia Avallone, Daria Bignardi). È un programma costante che sta crescendo molto. Con noi collabora anche una radio che ogni due settimane dà spazio a due librerie, con la loro classifica e una loro playlist di musica. Per esempio, alcune di loro hanno messo giù un vademecum su attività da fare per incrementare le vendite, sulle spedizioni, su azioni social. Si aiutano fra loro e anche noi, a nostra volta, cerchiamo di essergli di aiuto.

Per i librai che fossero interessati, è possibile iscriversi a questa sorta di “marketplace qualificato”, che è Libri da Asporto, scrivendo una e-mail a libridaasporto@ennew.it. Preservare e rilanciare il rapporto fra lettore e libraio è un tassello fondamentale non solo per la vita dell’editoria, ma per la funzione stessa della lettura. Perché quest’ultima, in fondo – grazie alla folgorazione della scelta o al consiglio di un libraio curioso e competente –comincia proprio in libreria.

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