di Gianluigi Perrone*

L’elezione del Presidente Joe Biden rappresenta una notevole inversione di rotta nei rapporti diplomatici Cina-Usa, e di conseguenza di quelli con l’Occidente. Sicuramente le crescenti tensioni che hanno portato alla Trade War durante l’amministrazione Trump non si diluiranno come per magia. Pechino ha approfittato dell’emergenza virus per epurare il paese da molti cittadini occidentali e in particolare l’esodo ha interessato expat americani.

Nonostante vi sia stato un nuovo blocco aereo tra Cina e diversi paesi (tra cui l’Italia) che chiama emergenza contro una nuova ondata, in compenso la decennale frequentazione tra Biden e Xi Jinping (che risale a prima che lo stesso Xi diventasse presidente) fa intuire un dialogo più equilibrato, tanto che è già stato coniato il gioco di parole “Beijing’s ForBiden City“, riferito alla Forbidden City, la Città Proibita, principale monumento capitolino, contro il meme contro Trump 川普不靠谱 (Don’t TRUst TRUmp), ovvero “Trump è inaffidabile”.

Alla luce della nuova ondata di Coronavirus che sta colpendo l’Europa, diversi italiani mi hanno chiesto come la Cina abbia affrontato la pandemia per essere arrivata quasi alla normalità. Molti hanno rigettato le spiegazioni logiche come faziose e disoneste, attribuendo alla “dittatura” un risultato “sicuramente falso”, dimenticando che le stesse misure sono state adottate in democrazie quali Sud Korea, Singapore, Taiwan, Giappone e persino in Nuova Zelanda. Una reazione prevedibile da parte di una parte di Europa che fa fatica a prendere coscienza delle falle del proprio sistema. Un sistema che, volenti o nolenti, sta per affrontare una enorme rivoluzione tecnologica.

A fine ottobre si è tenuta a Nanchang la World Conference in 5G/VR Industry, un evento patrocinato dal governo cinese al quale prendono parte le compagnie leader nelle innovazioni tecnologiche. Qui si è principalmente discusso della gestione di realtà virtuale, reti neurali, intelligenze artificiali nella lotta al Covid-19 e soprattutto in vista di una ricostruzione socioeconomica che prevede l’introduzione di quella che é definita la “Nuova Norma”.

Il presidente Xi aveva messo tra le priorità del programma di governo della sua Repubblica Popolare Cinese l’innovazione tecnologica, prediligendo l’adozione alla ricerca, e alla luce delle necessità affiorate durante la pandemia si è rivelata una decisione decisamente lungimirante.

In base all’esperienza di lockdown a Pechino e osservando la ripresa economica e i cambiamenti che ha importato nella società, abbiamo disegnato un potenziale sistema tecnosociale che terrebbe come laboratorio proprio la Cina ma si espanderebbe globalmente, presentato proprio a Nanchang.

La Cina ha già ampia dimestichezza con l’uso delle valute elettroniche, un sistema collaudato di home delivery (spesa, medicine e beni di ogni tipo), familiarità con l’home entertainment e la virtualità, una discreta automatizzazione della fabbriche attraverso robot e intelligenze artificiali, mentre fatica ad accettare lo smart working che, a causa di una certa propensione al controllo, non attecchisce facilmente.

Questo porterebbe alla scomparsa di uffici e negozi a favore di un sistema automatico di consegna, che vedrebbe prima dei robot trasportatori smistati da auto automatiche (i robot sembrano dei cani) e in futuro la stampanti 3D (in grado già di simulare persino alcuni alimenti) a recapitare qualsiasi ordine il consumatore possa richiedere.

Lo smart working implicherebbe la realizzazione delle commissioni in uno spazio virtuale condiviso che, con l’implementazione di grafica e design, diventerebbe sempre più fotorealistico. Una specie di eterno gioco la cui posta è il salario, non più carta sonante ma semplicemente cifre elettroniche o criptovalute diffuse tramite blockchain, sistemi di smistamento dati completamente esposti, non riproducibili e tracciabili. Il turismo ha subito i danni più gravi ma viaggiare sarà sempre possibile, e presto l’agriturismo potrebbe avere un vero boom.

Da questa osservazione scientifica sono anche scaturiti spontaneamente i motivi per cui la ripresa della Cina sia stata così veloce. Proviamo a elencarli per chi ha volontà di ascoltare.

1. Se nevica a Roma la città si blocca. Se nevica in Trentino non cambia nulla. È l’esempio più semplice per spiegare come la Cina fosse già preparata a questo evento. “Perché lo hanno creato loro in laboratorio?! ” chiederà il complottista. Più semplicemente la Cina ha già affrontato questa epidemia, la Sars, già alcuni anni fa, e c’è ancora memoria degli errori commessi e di come poter gestire la situazione. Inoltre è scritto su libri e persino mostrato in film come fosse già stato annunciato dall’Oms che una nuova pandemia avrebbe colpito il mondo. Chiunque fosse preparato a questa situazione ha semplicemente creduto agli avvertimenti degli esperti.

2. La popolazione cinese è più casalinga della media occidentale. Questo perché c’è il coprifuoco voluto dal regime? No. Perché l’abitudine è comune anche a Sud Corea e Giappone (chi conosce il termine hikikomori? Giovani che stanno in isolamento per anni) dove il Partito Comunista non ha potere decisionale. Semplicemente passano più tempo a casa.

Non è che non escano mai ma, per esempio, l’impegno scolastico è talmente pressante da permette solo una movida moderata. Dovrebbe essere noto che il virus utilizza i giovani come trasportatori per poi insinuarsi nelle famiglie per colpire i più deboli, che spesso sono gli anziani. Se i giovani stanno a casa c’è più controllo della trasmissione.

3. Queste abitudini casalinghe hanno potenziato alcuni sistemi tecnologici. È oramai veramente raro che qualcuno vada in negozio a comprare qualcosa, salvo non si tratti di farmaci o vestiti, quindi il lockdown non ha creato particolari situazioni di impasse in tal senso.

4. Infine, se un individuo positivo va in giro tossendo in faccia alla gente viene arrestato e processato per direttissima con accusa di tentata strage. La celerità del sistema giudiziario è stata sicuramente un deterrente.

* Ceo di Polyhedron VR Studio a Pechino

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