La Calabria contesta la zona rossa e annuncia che impugnerà l’ordinanza del ministro della Salute. Ma proprio la Calabria, solo ieri, ha cambiato all’ultimo minuto il criterio dei conteggio dei malati in terapia intensiva contando solo i malati intubati. Un cambio che ha permesso di passare da 26 ricoverati a 10 nel giro di sole due ore. Per il presidente facente funzioni leghista Nino Spirlì niente di strano: la decisione del governo “è ingiustificabile” e anzi il sistema sanitario regionale non starebbe riscontrando difficoltà. Ma, come ha ricordato poco prima lo stesso ministro della Sanità Roberto Speranza, i dati che hanno spinto l’esecutivo a determinare le fasce gialle, arancioni e rosse sono gli stessi che vengono comunicati dalle Regioni: “È surreale”, ha detto, “che anziché assumersi la loro parte di responsabilità ci sia chi faccia finta di ignorare la gravità dei dati che riguardano i propri territori. Le Regioni alimentano i dati con cui la cabina di regia effettua il monitoraggio dal mese di maggio. Nella cabina di regia ci sono tre rappresentanti indicati dalle Regioni. Serve unità e responsabilità. Non polemiche inutili”.

L’accusa di Spirlì come degli altri presidenti di centrodestra in Piemonte e Lombardia, è che la decisione del governo sia arrivata per motivi politici. Ma la decisione nasce dopo una valutazione basata su 21 indicatori che non riguardano solo il numero dei casi, ma le evoluzioni della pandemia sul territorio. Stando all’ultimo monitoraggio dell’Iss (report 19-25 ottobre), la Calabria ha un indice Rt pari a 1,66 con un’incidenza cumulativa di 166 su 100mila. Proprio la proiezione, a partire da questi dati, ha determinato la zona rossa. A dare chiarimenti sulla “cabina di regia” evocata anche dal ministro Roberto Speranza era stato solo ieri il presidente Iss Silvio Brusaferro: “All’interno ci sono rappresentati il direttore generale della salute, quello della prevenzione e quello della programmazione, l’Istituto superiore della sanità e tre colleghi che rappresentano le Regioni del nord, centro e sud“. E non solo, ha aggiunto Brusaferro: “Settimanalmente i dati vengono analizzati, condivisi e validati, con un processo molto preciso, tra Regioni, Iss e ministero e vengono poi assemblati, attraverso 21 indicatori, su cui si esprime un giudizio di pericolosità basso, medio, moderato o alto”.

Per il presidente facente calabrese Spirlì funzioni la situazione è invece sotto controllo, tanto che ha annunciato: “Impugneremo la nuova ordinanza del ministro della Salute che istituisce la zona rossa. Questa Regione non merita un isolamento che rischia di esserle fatale”, ha detto. “Le costanti interlocuzioni che ho avuto in questi giorni con i membri del governo e con il commissario Arcuri, al di là della grande disponibilità al dialogo da parte di tutti non hanno prodotto alcuna modifica rispetto alla volontà, evidentemente preconcetta, di ‘chiudere’ una regione i cui dati epidemiologici, di fatto, non giustificano alcun lockdown, soprattutto se confrontati con quelli delle nostre compagne di sventura: Lombardia, Piemonte e Val d’Aosta“. L’accusa è che “altre Regioni, con dati peggiori dei nostri sono state inoltre inserite nella zona arancione e hanno evitato, e ne sono felice, la chiusura. Non si comprendono, perciò, i criteri scientifici in base ai quali il governo ha deciso la ‘vita’ o la ‘morte’ di un territorio. Perché è di questo che si tratta: un nuovo lockdown rischia di annichilire in modo definitivo una regione come la Calabria. Nessuno nega le ataviche difficoltà del nostro sistema sanitario, ma, in queste ultime settimane, la Regione, attraverso misure differenziate e restrizioni mirate, è riuscita a limitare i danni e a tenere la curva epidemiologica sotto controllo”. Quindi ha concluso: “Il numero complessivo dei contagi e lo stato attuale del nostro servizio sanitario non possono perciò offrire alcun supporto alla scelta di inserire la Calabria nelle zone rosse del Paese. Il governo ha deciso di punirci, ma noi non ci pieghiamo“.

Una visione contestata dalle opposizioni in Regione. “La suddivisione del Paese in aree di rischio non è avvenuta per scelta politica ma sulla base di parametri tecnici, tra cui bisogna considerare il mancato potenziamento delle terapie intensive”, ha detto il commissario regionale del Partito democratico Stefano Graziano. “Il governo si sta muovendo con tempestività – pèrosegue Graziano – per garantire i ristori alle imprese colpite da queste nuove chiusure, ma bisogna fare presto per non rischiare di indebolire ulteriormente un tessuto economico già molto fragile, individuando anche ulteriori misure specifiche”.

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