In Serie C, il campionato dove la crisi c’era già prima del Covid e adesso pare quasi irreversibile, l’ultima grana si chiama Eleven Sports: la tv che c’è, ma non si vede. Si tratta della piattaforma online che distribuisce il “canale” della Lega Pro: tutti i match di tutte le 60 squadre (anzi, 59: è sparito il Trapani) in streaming. Solo che da quando è iniziata la stagione, per gli appassionati guardare la partita della propria squadra del cuore è diventata praticamente un’impresa, tra interruzioni e disservizi. Tanto che nell’ultimo turno l’emittente è stata costretta a trasmettere gratis (pure su Facebook) le gare, per provare a tamponare l’emergenza e placare il malcontento dei tifosi. La classica mossa della disperazione, che avanza dubbi sul progetto di Eleven e più in generale ripropone il grande tema dei diritti tv del campionato. In Serie A valgono miliardi e sono la principale se non unica fonte di sostentamento del pallone. In Serie C non ci guadagna nessuno, adesso ci rimettono pure i tifosi.

IL CONTRATTO: AI CLUB SPICCIOLI E VISIBILITÀ (FINCHÈ FUNZIONA) – Eleven Sports è un nome abbastanza noto nel mondo del pallone: è la società che si occupa di contenuti sportivi a livello internazionale riconducibile ad Andrea Radrizzani, imprenditore milanese con un passato in MP & Silva, oggi anche presidente del Leeds. La sua piattaforma ospita online il canale della Lega Pro: un progetto d’avanguardia nato nel 2012, per avvicinare i giovani attraverso highlights e contenuti on-demand, e cresciuto nel corso degli anni, prima con la partnership con Sportube, poi proprio con Eleven (che ne ha rilevato la maggioranza nel 2017), fino a diventare l’unico strumento dove è possibile vedere tutte le partite della Serie C.

Il canale della Serie C si basa su una triangolazione fra tre soggetti. Eleven paga alla Lega, che è editore del canale, i diritti (la cifra non è nota, è protetta da accordi di riservatezza: a quanto risulta a Il Fatto è vicina al milione di euro). La Lega a sua volta paga Netco per “confezionare” il prodotto, uno sforzo non da poco perché parliamo di circa 30 match a giornata. Poi ci sono anche i soldi incassati dalla Rai (che trasmette il posticipo del lunedì, più altri dieci anticipi e alcune gare dei playoff) e da tv e radio locali. Complessivamente, i diritti della Serie C valgono circa 2 milioni di euro: a grandi linee metà se ne va in costi di produzione e d’investimento, l’altra metà viene distribuita fra le società, che però sono 60, così la spartizione ammonta in media a 20-30mila euro a squadra. All’anno. Poco più di un obolo. La vera ricompensa per i club è la visibilità per le partite e soprattutto gli sponsor. Finché il sistema funziona.

DISSERVIZI E POLEMICHE – Dopo stagioni in cui il prodotto di Eleven magari non aveva brillato per la sua qualità ma aveva comunque garantito una certa affidabilità, l’inizio di campionato è stato un calvario. Streaming difettoso, immagini a singhiozzo, black-out totali: chi è riuscito a vedere una partita nelle prime giornate è stato fortunato. Eleven ha addotto spiegazioni di diversa natura: prima ha parlato di un “down” di Banca Sella, il provider che gestisce i pagamenti, poi ha denunciato un attacco hacker, per cui ha già presentato denuncia alla polizia postale. L’ultimo turno, con le partite in chiaro per tutti e la diretta su Facebook, non ha registrato troppi problemi. La società ha annunciato che i match saranno accessibili gratuitamente sul canale Youtube fino a fine novembre, promettendo il rimborso per il disservizio agli abbonati. Ma è comunque un fallimento, proprio quando avrebbe potuto fare il salto di qualità. Con gli stadi chiusi causa Covid, poteva ampliare il suo bacino (che oggi, secondo dati ufficiosi, ammonta a circa 70mila utenti, al prezzo di 50-80 euro l’anno), imporsi sul mercato delle OTT sportive. Invece così i conti non tornano. Nemmeno per la stessa Eleven, che a fronte di un fatturato vicino ai 4 milioni di euro, ha chiuso l’ultimo bilancio 2019 in rosso di circa un milione e mezzo. Eleven fa sapere di essere “ancora convinta del forte valore commerciale della sua proposta, fiduciosa di poter costruire un business redditizio per tutti sul lungo periodo”. Qualcun altro, invece, ne dubita.

L’ATTACCO DEL BARI DI DE LAURENTIIS E L’ALTERNATIVA SKY (MA NON PER TUTTI) – Ad esempio se l’è chiesto, e non è stato tenero, il presidente del Bari Luigi De Laurentiis, che ha polemizzato duramente con Ghirelli. Pretende più rispetto per il club biancorosso, che rappresenta una delle grandi piazze della categoria, insieme a Palermo, Catania e altre città abituate a palcoscenici importanti, non a streaming a singhiozzo. Così De Laurentiis jr. ha anche proposto un’alternativa: un accordo con Sky per trasmettere in una specie di sublicenza i match del Bari su satellite. La proposta, portata sul tavolo della Lega e rimbalzata su quella del suo advisor, l’eterno Marco Bogarelli, è ancora in attesa di definizione. Per l’accordo serve trovare una quadra tecnica ma anche economica. Sky trasmette su una piattaforma diversa da Eleven, non c’è esclusiva, un’offerta in teoria non esclude l’altra. Ma il canale della Lega avrebbe ancora senso se Sky trasmettesse le partite del Bari (e magari delle altre squadre più importanti)? Oggi Eleven ha un valore perché è l’unico strumento per vedere tutti i match, compresi quelli dei club blasonati, con maggior seguito; senza di questi, forse, Eleven non ci sarebbe più. Né del resto Sky (o altri colossi nazionali) sembrano interessati a produrre l’intero campionato. È il classico gatto che si morde la coda. Esiste un’alternativa a questo canale della Lega con Eleven? Forse sì, ma probabilmente non sarebbe per tutti. In fondo un po’ come tutta la Serie C: un bel campionato che però non regge più e ha bisogno di essere ripensato.

Twitter: @lVendemiale

Il Fatto di Domani - Ogni sera il punto della giornata con le notizie più importanti pubblicate sul Fatto.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Cristiano Ronaldo, sfogo negazionista sui social: “Il tampone è una stronzata”. Poi cancella il post. E pure Burioni commenta

next
Articolo Successivo

Norvegia, l’arbitro fa coming out: “Sono omosessuale. Per me è stata una parte del tutto naturale della vita”

next