A pochi giorni dalle elezioni presidenziali americane Bloomberg pubblica un articolo sui pericoli che Donald Trump corre se non sarà rieletto. L’analisi è corretta, il presidente americano ha una serie di processi e di accuse che sono stati “congelati” grazie alla sua posizione politica.

Una volta tornato ad essere un normale cittadino, però, la macchina della giustizia si rimetterebbe in moto, a quel punto senza un’indennità presidenziale Donald Trump potrebbe anche finire dietro le sbarre dal momento che le accuse sono tante: dalla frode fino all’ostruzione della giustizia. Naturalmente questo non succederà, anche se Joe Biden detesta il suo rivale: Trump appartiene alla lunga lista degli ex presidenti del paese e arrestarlo sarebbe un affronto alla carica che ha ricoperto.

Il New York Times, che ha denunciato l’evasione fiscale di Trump, concorda con i colleghi di Bloomberg: Trump farà di tutto per vincere e anche se perdesse si rifiuterà di accettare i risultati dello spoglio delle urne e chiederà di ricontarle; c’è anche chi pensa che sia disposto ad incitare la destra militarista americana a mobilitarsi, a scendere in piazza in assetto da guerra per fare giustizia della frode elettorale dei democratici.

C’è però chi offre previsioni totalmente diverse. Un avvocato americano di casa nei corridoi del potere e che vuole rimanere anonimo sostiene che Trump ha un piano ben diverso. Se dovesse perdere allora nel periodo che va da novembre fino al 21 dicembre si dimetterebbe. A quel punto Mike Pence, il suo vice, diventerebbe presidente e gli concederebbe il celeberrimo pardon, il perdono, presidenziale.

E’ quello che fece Richard Nixon che non venne mai condannato nel processo di impeachment. Si dimise e il suo vice, Gerald Ford, lo perdonò. A quanto pare il pardon presidenziale impedisce qualsiasi causa futura, ciò significa che Trump lascerebbe la Casa Bianca mondato da tutte le accuse, proprio come fu per Nixon.

In caso di vittoria il presidente avrebbe 4 anni per perseguire questa strategia. Potrebbe anche non attendere la fine del mandato dal momento che nel 2021 matureranno circa 100 milioni di prestiti immobiliari contratti dalle sue società, al momento gestite dal figlio, soldi che Trump non ha.

Banche e finanziarie sono reticenti a rinegoziare prestiti con familiari del presidente a causa dei controlli serrati da parte dell’amministrazione pubblica, la Riserva Federale e soprattutto l’ufficio delle tasse. Diversa sarebbe la situazione se Trump non fosse più in carica.

Se questa analisi è corretta allora Trump darebbe prova di essere una vecchia volpe e di aver capitalizzato al massimo la vittoria elettorale del 2016, essendosi sbarazzato di tutti i problemi che aveva con la legge quando è stato eletto.

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