Una corsa contro il tempo, in salita. Resa più complicata da una nuova frattura tra i partiti di maggioranza. Si prospetta così la strada che porta al 27 ottobre prossimo, giorno della nuova deadline fissata da Atlantia per la presentazione di un’offerta vincolante per l’acquisizione dell’88% di Autostrade per l’Italia. Mercoledì sono proseguiti i contatti tra Cassa Depositi e Prestiti e i fondi Blackstone e Macquarie che dovrebbero affiancarla nella cordata. I numeri marcano la distanza tra le parti: il range di prezzo indicato da Cdp è compreso tra 8,5 e 9,5 miliardi mentre la valutazione di mercato e dei fondi esteri si attesta a 11-12 miliardi. Sulla valutazione pesa il nuovo Piano economico finanziario che ha avuto il via libera della ministra dei Trasporti dem Paola De Micheli.

Il nodo è anche politico: “La holding dei Benetton non può e non deve trarre ulteriori vantaggi indebiti dalla trattativa per costruire il nuovo assetto di Autostrade per l’Italia, trattativa sul cui esito non possono esserci ombre di alcun tipo”, scrivono in una nota i deputati del MoVimento 5 Stelle in commissione Ambiente, Lavori pubblici e Territorio. “La ministra De Micheli dovrà chiarire in Parlamento i dettagli del processo che l’ha portata a dare il suo ok al Piano incidendo a quanto pare sul prezzo di vendita. I decenni di dividendi elevati a fronte di investimenti insufficienti e manutenzione pressoché inesistente sono già costati troppo alle famiglie italiane. La ministra De Micheli non può cavarsela con una levata di spalle: mai come in questo caso la trasparenza è un valore irrinunciabile“.

Di qui le incognite che gravano sull’ultimo miglio della trattativa e sulla possibilità di arrivare a una soluzione positiva. Il tempo non gioca a favore. E questo è il messaggio arrivato da fonti vicine a Macquarie: i tempi per un’offerta vincolante sono troppo stretti e non consentono i necessari approfondimenti e una corretta valutazione di tutti gli elementi. Nessun commento invece da Blackstone.

Se l’offerta della cordata non arrivasse entro il 27, il 30 l’assemblea potrebbe dare il via libera al progetto di scissione che come ha sottolineato Cdp “sottende un’operazione diversa da quella prospettata”. Tuttavia, come indica il cda nella relazione illustrativa agli azionisti, c’è un’altra opzione in campo: “Qualora in un qualsiasi momento antecedente alla data di efficacia della scissione, e dunque anche in un momento successivo all’approvazione del progetto di scissione da parte dell’assemblea, Atlantia riceva un’offerta per l’acquisto della partecipazione, il consiglio di amministrazione di Atlantia, ove valuti che l’offerta corrisponda all’interesse sociale, provvederà a convocare nuovamente l’assemblea per sottoporre alla medesima la revoca della delibera di scissione già assunta”.

Ma qualcosa di muove anche sulla scena nazionale. In campo c’è Toto Holding, che ha presentato una manifestazione di interesse per Aspi insieme al gruppo Apollo. E ora attraverso fonti vicine al gruppo fa leva sul fatto che sarebbe “cruciale” lasciare la gestione e la proprietà di un “asset fondamentale come un’infrastruttura autostradale entro i confini nazionali”. I progetti di investimento legati all’acquisto di Aspi potrebbero “superare i 14 miliardi”.

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