Il consiglio di amministrazione di Atlantia dice no all’ offerta preliminare per l’acquisto dell’intera partecipazione dell’88% detenuta in Autostrade per l’Italia (Aspi), ricevuta nella tarda serata del 19 ottobre da Cassa depositi e prestiti, fondo statunitense Blackstone e fondo australiano Macquarie. Il Cda di Atlantia “pur esprimendo apprezzamento per l’elaborazione dell’offerta, ha valutato i termini economici e le relative condizioni allo stato non ancora conformi e idonei ad assicurare l’adeguata valorizzazione di mercato della partecipazione”. Lo si legge nella nota della società in cui si aggiunge che “Pur essendo scaduto il periodo di esclusiva, il consiglio ha deliberato di proseguire comunque le interlocuzioni con Cdp e i co-investitori sino al 27 ottobre e di riconvocarsi per il prossimo 28 ottobre al fine di valutare un’eventuale nuova offerta vincolante”.

Cdp è soci hanno messo sul piatto fino a 9,5 miliardi di euro per il 100% di Autostrade, circa un miliardo in meno rispetto alla valorizzazione considerata coerente con valori di mercato dei soci di Atlantia. L’esatto ammontare della cifra finale dipende anche dall’accordo con il ministero sul piano di investimenti e sugli aumenti tariffari oltre che da eventuali “sconti manleva” per eventuali ulteriori risarcimenti in relazione al crollo del ponte Morandi. Atlantia detiene l’88% di Autostrade ed è controllata al 30% dalla famiglia Benetton. Con questa offerta alla famiglia veneta andrebbero poco meno di 3 miliardi di euro. Un altro importante azionista di Atlantia è oggi il fondo “attivista” inglese Tci salito al 10% negli ultimi giorni e molto energico in questi mesi nel chiedere che la vendita avvenisse nel pieno rispetto delle condizioni di mercato.

L’operazione concepita da Cdp prevede la creazione di una società ad hoc per rilevare Aspi. Cdp avrebbe una quota almeno del 30% e il diritto di nominare amministratore delegato e presidente. Altre quote del 30% ciascuno farebbero capo a Blackstone e Macquarie. Ecco perché da parte di esponenti dell’opposizione sono arrivate accusa di “svendita” ad investitori stranieri. “Nessuna seria revisione delle concessioni, in compenso il governo sta consegnando la stragrande maggioranza delle quote di Autostrade in mani straniere” ha affermato il leader della Lega Matteo Salvini. Sulla stessa linea il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri.

“Su Autostrade per l’Italia sappiamo che è in corso una trattativa importante e piuttosto complessa. Come Movimento 5 Stelle siamo sempre stati chiari: chi si è reso responsabile della gestione scellerata degli ultimi anni, fatta di profitti abnormi e di investimenti via via sempre più scarsi, con le autostrade italiane non deve aver più nulla a che fare. Auspichiamo con forza una nuova governance con un fortissimo presidio pubblico, con tariffe più basse e maggiori investimenti sulla rete. Le notizie che ci arrivano da diversi organi di stampa sul Piano economico e finanziario non sono però confortanti: è giunta l’ora che la ministra De Micheli chiarisca diversi aspetti. Intendiamoci subito: per i Benetton non deve esserci nessuna regalia in uscita”. Così invece in una nota i senatori M5s della commissione Lavori Pubblici e Trasporti del Senato. Il riferimento è al parere espresso nei giorni scorsi dall‘Autorità regolazione trasporti sul piano di aumento delle tariffe proposto da Autostrade per finanziare gli investimenti sulla rete.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: il tuo contributo è fondamentale

Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra indipendenza e ci permette di continuare a produrre un giornalismo online di qualità e aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per il nostro futuro.
Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Assegno unico per i figli, Istat: “Richiede il 40% di risorse in più rispetto a quelle spese oggi. Beneficio netto di 97 euro al mese”

next
Articolo Successivo

Anche in Cina i miliardari sono sempre più ricchi grazie alla pandemia. Più paperoni che negli Usa ma le diseguaglianze crescono

next