Gli Stati Uniti lanciano ufficialmente un’azione antitrust contro Google, accusata di abuso di posizione dominante. L’azione del Dipartimento di giustizia è destinata ad aprire una guerra legale fra Washington e il colosso della Silicon Valley e rappresenta la maggiore azione antitrust dal 1990 quando il governo si mosse contro Microsoft. I documenti depositati dal Dipartimento mostrano che all’azione antitrust contro Google hanno aderito anche 11 stati americani. Tra le ipotesi a cui lavora il Dipartimento potrebbe esserci anche la richiesta a Google di cedere il browser Chrome. La notizia era nell’aria, indiscrezioni circolavano già da alcune settimane. Quattro giorni fa si era saputo che Google ha assoldato due importanti studi legali specializzati in cause antitrust.

Non particolarmente incisiva la prima reazione che arriva dalla Silicon Valley. L’azione antitrust del Dipartimento di Giustizia è “profondamente sbagliata. La gente usa Google perché può scegliere di farlo, non perché è costretta o perché non trova alternative”, afferma Google. Riuscire a dimostrare comportamenti monopolistici a carico dei colossi del web è particolarmente complesso poiché molti dei servizi sono formalmente offerti a titolo gratuito, sebbene poi consentano di raccogliere immense quantità di dati sugli utenti che possono essere rivendute, principalmente a fini pubblicitari.

La mossa dell’Antitrust arriva due settimane dopo la presentazione di un lungo rapporto messo a punto dal Congresso statunitense sulle posizioni dominanti e gli abusi dei quattro colossi Google, Amazon, Apple e Facebook. Il rapporto contiene una lunga lista di comportamenti potenzialmente contrari alle normative sulla concorrenza. In sostanza i quattro giganti hanno ormai raggiunto dimensioni tali e consolidato il loro potere di mercato da essere in grado di stroncare sul nascere qualsiasi forma di concorrenza. O attraverso acquisizioni o con metodi più subdoli. Per questo nel rapporto si auspicavano interventi correttivi da parte delle autorità. Il Dipartimento antitrust lavorava comunque al dossier già da tempo. L’avvio di un’azione contro Google era pressoché certa. I dubbi riguardavano semmai le tempistiche con la possibilità che tutto potesse slittare a dopo le elezioni presidenziali del prossimo 3 novembre. Composta la reazione del titolo Alphabet (la società che controlla Google) in lieve calo a Wall Street, a testimonianza di come l’indagine fosse già data per scontata dagli investitori.

Nel frattempo l’Unione europea starebbe lavorando a una nuova normativa dedicata proprio ai pesi massimi del web. Bruxelles starebbe stilando una lista di almeno venti aziende, tra cui le stesse Apple, Amazon, Google e Facebook a cui applicare regole più severe per scongiurare il consolidamento e/o mantenimento di posizioni monopolistiche. Tra le prerogative che verrebbero attribuite all’antitrust europeo anche quello di obbligare alla cessione di divisioni. Nel 2017 ha comminato a Google multe per oltre 8 miliardi di euro.

Nel mondo sono diverse le cause avviate contro Google. L’Australia ha citato la società in giudizio per aver indotto gli utenti a fornire il benestare per l’utilizzo di dati personali a fini pubblicitari. Inoltre è sotto l’esame dell’antitrust locale l’acquisizione del produttore di fitness tracker Fitbit. La Cina si starebbe preparando a lanciare un’indagine antitrust che esamina le accuse secondo cui Google avrebbe sfruttato il predominio del suo sistema operativo mobile Android per soffocare la concorrenza. Un procedimento simile sarebbe in corso in India. Procedimenti antitrust sono stati avviati anche dalla Corea del Sud.

Commenti - Non perdere ogni mattina gli editoriali e i commenti delle firme Fatto Quotidiano.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Xiaomi Mi 10T Pro 5G recensione: ottimo smartphone, ma non a questo prezzo

next
Articolo Successivo

Razer Blade Stealth 13, il gaming notebook compatto si aggiorna con i processori Intel di ultima generazione

next