Scozia, fine anni ’70. Carolyn Smith era una ragazzina quando durante una gara di ballo i giudici complottarono contro di lei e la fecero perdere. L’organizzatore non si accorse che suo padre era a pochi passi da lì e sentì tutto: “Carolyn deve perdere“. Così fu. Sul podio arrivò al secondo posto, sul palco volarono monetine e bottiglie, lei intanto si congedò mano nella mano con il suo ballerino sfoggiando il suo miglior sorriso. “Mai farsi vedere sconfitti davanti agli altri. Poi a casa ho spaccato di tutto“, dice sfogliando con FQMagazine l’album dei ricordi, dall’incontro con Lady Diana nella cucina di Clarence House alle liti dietro le quinte di Ballando con le stelle. Piccoli tasselli che raccontano le tante vite della più temuta dei giudici del talent di Rai 1, una donna speciale che ha spazzato via il tabù della malattia diventando un’icona e un punto di riferimento per tante persone.

Carolyn, di lei si dice che sia la Miranda Prestley del ballo: come l’ha conquistata la credibilità internazionale?
Sono onesta, ciò che dico non è mai per convenienza. C’è molta corruzione nel mondo della danza, io ci metto la faccia: difendo ciò che è giusto, il talento e la cultura del ballo. Sto con i piedi nel 2020 ma con i principi nel passato.

È meglio essere temuti o rispettati?
Rispettati. Chi mi teme è perché sa che dico ciò che penso.

È stronza o solo sfacciatamente onesta?
Lo stronzo è cattivo, io mi ritengo solo molto onesta. E sa perché?

Dica.
Perché l’ho giurato a me stessa quando ero una ragazzina. Mi fecero uno sgarbo così grande che ho pensato di mollare tutto e in quel momento mi sono detta: “Se un giorno sarò giudice, una cosa così non la farò mai!”.

Cosa accadde?
Alla fine degli anni ’70, in Scozia, c’erano due coppie di un livello superiore che battevano tutti: una era quella formata da me e dal mio ballerino di allora. Alla vigilia della finale del campionato nazionale, l’altra coppia forte ebbe un incidente e non gareggiò. In finale fu standing ovation per noi, ma poco prima della gara i giudici e l’organizzatore complottarono contro di me, che ero già stata finalista mondiale. «Carolyn deve perdere», dissero non accorgendosi che quel signore che registrava i punteggi, a pochi passi da loro, era mio padre.

Come finì?
Quando annunciarono il primo posto, io sfoggiai il mio miglior sorriso e lasciai il palco mentre intorno scoppiava il casino: gli scozzesi sono teste calde e iniziarono a lanciare monete e bottiglie. La corruzione era stata evidente.

La sua reazione fuori dal palco?
Mai farsi vedere sconfitti davanti agli altri ma a casa ho spaccato di tutto. Poi mi sono detta: «Non farò mai una cosa simile se diventerò giudice, non si rovinano i sogni dei ragazzi».

Quel proposito l’ha mantenuto?
Sempre, non posso perdere la mia reputazione. Mio marito Tino lo sa bene: è stato un mio ex allievo ma a lui e alla sua ballerina ho fatto perdere il campionato italiano. Se c’è uno della concorrenza più bravo, io la premio.

Quanti insulti si è presa?
Sono giudice professionista dal 1982, me ne hanno dette di tutti i colori.

Anche dietro le quinte a Ballando con le stelle?

I vip non si sono mai azzardati, ma uno dei genitori dei ballerini professionisti, di cui non farò il nome, mi aggredì: “Non capisci nulla”. Rido ancora oggi.

Ci sono pregiudizi verso Ballando da parte del mondo della danza sportiva?
All’inizio è stato devastante, non l’hanno presa bene. Oggi le cose sono cambiate ma all’inizio non accettavano il meccanismo del pro-am, che consente a un dilettante di partecipare a concorsi con un partner professionista. In America esiste da novant’anni.

Com’è il livello del cast di Ballando, quest’anno?
Abbastanza alto. Ci sono almeno sei coppie che vanno molto bene e possono aspirare a raggiungere buoni risultati. All’inizio molti spaccano, poi dopo cinque o sei puntate si sgonfiano o rimangono allo stesso livello. Paolo Conticini ad esempio è partito molto bene e spero regga.

C’è una coppia che può fare un exploit?
Mi ha stupito Daniele Scardina, il pugile: non è facile muovere quella massa muscolare ma ha molto ritmo e Anastasia Kuzmina lo sta guidando bene. È duro fuori e morbido dentro.

Chi l’ha spiazzata invece?
Costantino della Gherardesca: non lo conoscevo bene, mi sembrava molto british e invece si è presentato in costume da granchio. Mi auguro che raddrizzi il tiro, ma temo di no.

La stuzzica il gossip su Elisa Isoardi e Raimondo Todaro?
Non me ne frega molto a dire il vero (ride). Ma l’avvicinamento nel ballo è normale, bisogna dare l’anima per far scattare l’alchimia di coppia. “No limits”, dicono ai miei allievi. Per altro Raimondo lo conosco da quando aveva dieci anni: è uno passionale che baci e abbraccia tutti. Ma non so molto su di loro: non seguo ciò che accade in settimana perché mi gusto le sorprese in diretta, senza condizionamenti.

Le polemiche a Ballando sono un format nel format: non si esagera troppo?
Tutto fa show, la polemica ci vuole, anche se qualche volta è eccessiva. Non sopporto quando vanno sul personale: io sono lì per giudicare il ballo, gli altri non hanno le conoscenze tecniche e dunque mi arrabbio. Ho 56 anni di esperienza, difendo il mondo del ballo a oltranza.

Con la Lucarelli all’inizio ci sono state delle sfuriate epiche in diretta.
In una delle prime puntate gliene dissi di tutti i colori, ma non sapevo che fosse un’opinionista così temuta. Sul bancone ho sempre due telefoni e dopo lo scontro iniziarono a vibrare continuamente, con gli amici che mi scrivevano: “Brava, nemmeno la Ventura è riuscita a zittirla”. Sono solo stata me stessa, esprimendo ciò che penso, come d’altronde fa molto bene anche lei. Siamo due donne con le Palle.

I suoi colleghi giudici stuzzicano spesso la iena che è in lei?
(ride) Ho perso il conto. In una semifinale, poco dopo aver iniziato la chemio, ero senza voce perché le sostanze mi attaccavano le corde vocali. Non riuscivo a parlare, poi sentii i commenti sgradevoli fatti da Selvaggia e Fabio su una rumba da brivido e molto tecnica fatta da Michele Morrone, e mi scatenai: “Se non capite nulla di ballo, state a casa”.

Oggi che rapporto ha con la Lucarelli?
Ottimi. Posso dire di conoscerla ed è una donna intelligente, simpatica e molto più dolce di quanto si mostri.

Un altro scontro clamoroso lo ebbe con Anna Oxa.
Ma guardi che Anna era eccezionale e se non avesse ecceduto con i monologhi avrebbe pure vinto: le sue performance erano artistiche, ma si ostinava a ballare senza scarpe e io venivo subissata di messaggi dalla federazione dunque dovevo difendere un principio.

Come finì?
Che dietro le quinte continuavo a dirle: “Devi mettere i tacchi, sennò ballando a piedi nudi perdi l’equilibrio”. Lei non mi diede retta, dopo qualche settimana cadde e si fece male.

Milly Carlucci che suggerimenti le dà?
Mi dice di trattare i concorrenti come se fossero i miei allievi. Ma io sono molto dura, finirei per stroncarli tutti.

Da ballerina qual è il risultato più importante che ha raggiunto?
Ho vinto diversi titoli mondiali ma le coppe non m’interessavano perché sono sempre stata una testa indipendente e, a costo di perdere, volevo portare sul palco qualcosa di autentico. Rubavo le idee dai musical e le mettevo nelle coreografie. Più gli insegnanti mi bloccavano, più io mi ostavo e il pubblico si alzava in piedi.

È vero che ha conosciuto Lady Diana?
Ero nella cucina di Clarence House quando la vidi entrare: “Hi”, mi disse. Rimasi di stucco e ricambiai a mala pena il saluto. Prese del the, salutò e se ne andò via..

Ma cosa ci faceva lei a Clarence House?
Mia mamma era una delle governanti, a servizio della Regina Madre. Capii presto che la danza era il mio futuro e quando dissi ai miei genitori che volevo andare a vivere a Londra, mollarono tutto per me vendendo la casa di Glasgow. A 50 anni si reiventarono una vita: papà trovò lavoro come autista di portavalori in una nota gioielleria, mamma finì a Clarence House, non prima che i servizi segreti scandagliassero la nostra vita.

Cosa le diceva di Lady D?
Che era una donna di cuore, molto semplice. Infrangendo il protocollo, parlava spesso con la servitù.

Ha conosciuto anche la regina Elisabetta?
Mamma ha iniziato lavorando in cucina, poi un po’ alla volta si conquistò un posto negli appartamenti privati della Regina Madre, dove era richiesta massima discrezione. Ho conosciuto sia lei che la Regina Elisabetta, che mi scrisse tre lettere per congratularsi dei miei successi nel ballo. Peccato che mio papà le abbia buttate.

Perché?
Non è mai stato un fanatico della monarchia. Ha venduto tutto, compresa una cravatta che gli regalò il principe Filippo e lo stemma apposto sulla torta del matrimonio di Carlo e Camilla che fu donato a mia mamma. Il tutto per 2 mila sterline, quando c’è gente che per aver venduto una fetta di quella torta pochi anni fa ha preso 44 mila sterline.

Ha conosciuto altri reali?
Noi ballerini siamo sempre stati considerati “cittadini di seconda classe”, ma il ballo mi ha fatto incontrare centinaia di personalità speciali e gente di cultura. Ho fatto ballare tutta la famiglia reale monegasca, compresi Alberto e Carolina, mentre la regina degli AmaRharhabe, in Sudafrica, mi regalò un tappeto.

Carolyn, lei quante vite ha vissuto?
Così tante che potrei scriverci un libro.

Qual è il filo rosso che le collega tutte?
L’altruismo. Ho sempre cercato di aiutare a modo mio le persone: è ciò che mi hanno insegnato i miei genitori facendomi guardare il mondo da tutte le prospettive.

Lei ha rotto un tabù molto forte: ha parlato senza filtri di malattia.
Perché in Gran Bretagna è normale parlare di tumore. All’inizio mi dicevano: “Non farlo”. Se nominavo la parola cancro, scappavano a dieci metri di distanza, poi una sera da Bruno Vespa chiamai il tumore “intruso” ed è scattato qualcosa. Noi malati siamo tanti: più se ne parla, meno la gente avrà paura e farà più prevenzione.

Lei, almeno pubblicamente, non ha mai smesso di sorridere. Come fa?
Ai dottori ho sempre detto: “Ringrazio dio di essere una ballerina”. Ho avuto gli insegnanti migliori dai quali ho imparato la tecnica e soprattutto la disciplina. Se hai una caviglia rotta, sorridi e vai avanti, poi torni a casa e piangi. I miei problemi sono miei, non degli altri. Poi il sorriso è un vizio di famiglia.

Ovvero?
Volai a Londra quando i medici dissero a mio padre che mia mamma non sarebbe arrivata al giorno dopo. E quella notte in ospedale fu la più bella della mia vita: abbiamo fatto pace, abbiamo parlato per otto ore consecutive, ci siamo dette tutto. Verso le tre del mattino arrivò una guardia in reparto perché ci sentiva ridere come due matte. Così chiamò un medico, un ragazzo giovane, e quando mamma lo vide entrare gli disse: “Fammi morire adesso, con il sorriso”. Ho compreso che la positività è fondamentale anche quando tutto sembra nero.

Ora come sta?
I medici sono contenti perché dopo l’operazione dello scorso ottobre il tumore non c’è più. Ma è stato talmente aggressivo che se smetto la chemio rischia di tornare. Così ogni tre settimane faccio una chemioterapia biologica e andrò avanti così fino a fine anno.

Qual è stato il momento in cui ha avuto più paura?
Il tumore non mi ha mai fatto paura, mi sono spaventata quando ho visto che mi aveva tolto la coordinazione e non sentivo più i piedi. Ancora oggi ho difficoltà a camminare e a tenere le cose in mano perché i muscoli e le ossa mi fanno male.

Azzardo: ha avuto più rabbia che paura?
No, perché io amo la vita e mi prendo tutto il pacchetto. Mi piace svegliarmi e iniziare un’altra giornata inventandomi nuovi progetti e sviluppando idee.

Tra questi c’è la Sensual Dance Fit, che si è inventata da zero. Cos’è?
È un programma pensato per le donne e per aiutarle a ritrovare la loro femminilità grazie a semplici passi di ballo ed esercizi di fitness. Ma è nato da una mia esigenza. Quando un primario mi disse che avrei avuto problemi a nervi ai nervi delle mani e dei piedi, gli risposi: “Io sono Wonder Woman, non mi succederà”. Due giorni dopo andai in palestra per un corso e fu un disastro, non avevo più la coordinazione e mi spaventai.

E cosa fece?
Tornai a casa, mi chiusi in camera e piansi per qualche ora. Poi andai in sala prove, presi una sedia e iniziai a fare esercizi per riscoprire i muscoli. Ho ricominciato tutto da capo, ho ripreso a guardami allo specchio e il mio occhio ha smesso di posarsi sulle cicatrici: dopo una settimana avevo tre coreografie pronte, e capii che il ballo poteva salvarmi. Ho coinvolto maestri e amici vari e oggi abbiamo 103 scuole che fanno i nostri corsi. Ho fatto i video anche in inglese e tra poco sbarchiamo in America.

Cosa le chiedono quando la fermano per strada?
All’inizio mi davano della stronza. Oppure: «Ma sai ballare?». Se giudico, è ovvio che debba sapere ballare. Oggi mi chiedono di abbracciarli e mi dicono grazie perché mi considerano un esempio: non ho mai sentito tanto amore come in questi anni ed è una cosa impagabile.

Quanto legge articoli acchiappaclic sulla sua salute come reagisce?
M’incazzo e mi difendo, anche querelando.

Il grande sogno professionale ancora da realizzare?
Vorrei realizzare un programma tutto mio per aiutare le persone. Mi piacerebbe fare qualcosa per supportare le donne nel cambiamento e nell’accettazione, un reality reale però, niente di artificioso: le cose finte non mi piacciono.

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