Secondo Milan Kundera il romanzo è un’arte nata “come eco della risata di Dio”. Sempre lo scrittore ceco naturalizzato francese aggiunge, nella raccolta di racconti “Amori ridicoli” (Adelphi), che il “senso della vita è divertirsi con la vita, e se la vita è troppo pigra a noi non resta che darle una mano”. Questo preambolo per annunciare che Paolo Guzzanti, accantonata ogni pigrizia, ha scritto un romanzo d’amore che è uno spasso, divertimento puro. S’intitola “L’ultimo amore non si scorda mai”, uscito in questi giorni per Giunti nella collana diretta da Lidia Ravera, che lo ha sfidato: “Sapresti scrivere una storia d’amore a lieto fine over 65, per ora unico maschio nella collana fra tutte femmine? E io ho detto bo’ vabbè, famme provà”. Con insostenibile leggerezza Guzzanti – “coss’è l’amor che passa e va? Gioia, dolor e felicità” – racconta con maestria, in uno stile vivace e brioso, una storia esilarante e nostalgica insieme: perché l’amore è anche ricerca del tempo perduto, e fare i conti con le occasioni avute e perse.

L’antieroe di questo romanzo si chiama Carlo Martello Marchioni e dalle prime pagine non si può che amare. Carlo Martello, detto Tello, è un guru della psiche, maestro e gran conferenziere, nonché analista delle malattie d’amore, saggista per lettrici appassionate e passionali. Sua l’opera fondamentale “Il nuovo Lobacevskij: asimmetrie dell’orgasmo e delle geometrie non euclidee”, ma è anche l’autore del manuale “Teoria delle esitazioni” e del celebrato “Revisioni sulle teorie dell’orgasmo”. I suoi discorsi ricordano in certi momenti le supercazzole dello psico banalista Crozza-Recalcati. Ricordate? “L’amore è yogurtico. E’ lattico. Scade e dopo la data di scadenza può puzzare”.

Come da copione l’intreccio amoroso prende il via dall’incontro con una femme fatale, che irrompe in scena fra il pubblico nel mezzo di una conferenza, mettendo in crisi l’eloquio del relatore, costretto a ricorrere a lunghe pause retoriche copiate da Jacques Lacan e dai documentari su Winston Churchill. La miccia amorosa, scrive Guzzanti, parte dagli occhi, non dal colore, ma dalla scintilla: the sparkle. Dalla stessa scintilla si mette in moto il racconto: la star della psiche, il divo della comunicazione, intende annunciare ai suoi seguaci la cessazione totale delle sue attività: a quel punto entra in scena “Miss Sparkle”, la femme fatale. Qual è la lezione più importante di Carlo Martello, ora che forse è in procinto di abbandonare il palcoscenico? Quale il suo lascito soprattutto alle nuove generazioni di amanti? Che legacy chiede una discepola dalla terza fila nella sala in cui Tello sta tenendo la conferenza probabilmente conclusiva? Questa: “Gli uomini devono smetterla di far finta di capire le donne. E viceversa. Mettete fine a questo massacro. Non potersi capire è patrimonio dell‘umanità. Quando una coppia si capisce, si adatta. E poi si adotta: e si spalma. Ed è clinicamente morta”. Arrendetevi e siate coraggiosi, ascoltate Guzzanti. L’amore è un sasso nella scarpa, come canta la canzone, rinunciate a comprendervi, tempo perso, e abbiate fiducia nel lampo che vi fa secco dagli occhi, alla scintilla che scocca, che fa sbocciare l’ultimo amore, che è appunto quello che non si scorda mai.

P.S. Il romanzo ha il lieto fine ma è manzonianamente senza idillio. Si chiude in cucina con i protagonisti alle prese con una carbonara, “l’ultima spiaggia delle anime in pena. Purché ci sia formaggio”. Se il pecorino manca, anche con il parmigiano viene benissimo. Mettete l’acqua sul fuoco.

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