“Sto un po’ preoccupato… perché ho visto i voti… sono andati male… Devi mettere trenta per forza, se metti 29 già non scatta più”. Il trojan inoculato sul cellulare di Massimo Cariello registra in diretta le parole del sindaco di Eboli mentre secondo l’accusa avveniva la corruzione del concorso per due posti a tempo indeterminato di educatore di asili nido. È l’11 dicembre 2019 e l’incontro di Cariello col presidente della commissione d’esame, Annamaria Sasso, e con il commissario Vincenzo D’Ambrosio, si svolge nei pressi del municipio. C’è urgenza. Le prove orali del concorso sono in calendario dal giorno dopo. Sasso e D’Ambrosio sono anche due dipendenti comunali.

La conversazione è un manuale di tecniche spartitorie. Scrive il giudice per le indagini preliminari di Salerno Alfonso Scermino nell’ordinanza con la quale dispone gli arresti domiciliari del primo cittadino di area Pd: “Cariello iniziava a stilare direttamente l’ordine della graduatoria (…. io quello che volevo dirvi…(inc)…da un lato Botti…(inc)…farà la seconda…Dell’Isola…sarà la terza…quella di Eboli…. . però Dell’Isola…vabbuo’…la Farro…la quarta…perché già lei…(inc)…mò non puoi mettere un”altra quarta che supera a questa qua…perché senno’…scacci (togli ndr) Aragona…. .. la Buccella…la De Martino…la Mazzella..la Iula…perché Iula… ).

Sasso e D’Ambrosio acconsentono (“si farà il possibile”). Che interesse avevano ad accontentarlo? Lo spiega la Procura di Salerno guidata da Giuseppe Borrelli: “Ambivano ad incarichi più gratificanti e hanno ottenuto la promessa del sindaco di ottenerli”. Ce n’è traccia nell’intercettazione ambientale. “Per gennaio… senza dover aspettare maggio… sociale, sport e piano di zona” sarebbero state secondo il primo cittadino rieletto in una coalizione di area Pd “la delega perfetta” per la dottoressa Sasso. E per D’Ambrosio? Dopo il concorso “si sarebbero rivisti”. Per vedere se ne usciva qualcosa di buono pure per lui.

Comunque l’operazione andrà a buon fine: tra le prime classificate della prova risultano le due segnalate del sindaco. Una è la figlia dell’ex dirigente del suo staff. L’altra è la figlia del suo autista.

L’altro concorso finito sotto la lente della magistratura è quello relativo all’assunzione di dieci istruttori amministrativi del comune di Cava dei Tirreni. Le tracce dell’inquinamento della procedura sarebbero emerse da un’altra intercettazione col trojan, compiuta al bar Jolly di Eboli il 26 novembre 2019. Stavolta Cariello è a colloquio con il commissario d’esame Francesco Sorrentino, dirigente area amministrativa del comune di Cava dei Tirreni e direttore del Consorzio Farmaceutico di Salerno. La persona da raccomandare è la figlia di un consigliere comunale di Eboli. “Per me è fondamentale” dice Cariello, “devo parlare con Vincenzo?”. La risposta di Sorrentino: “No… (Vincenzo, ndr) già tiene un elenco”. Presumibilmente stanno parlando del sindaco di Cava dei Tirreni Vincenzo Servalli, che non risulta indagato, e salvo prova contraria è da ritenere estraneo a queste vicende e tirato in ballo a sua insaputa. Il gip però utilizza questa frase per commentare: “Affermazione amaramente sintomatica del tasso di regolarità della procedura concorsuale”.

La lettura della trascrizione si riassume così: Sorrentino informa Cariello che il concorso del 23 dicembre successivo avrebbe trattato “tre domande a risposta aperta,”, poi “dopo l’Immacolata” sarebbe andato a fare gli auguri al sindaco e gli avrebbe comunicato “i quattro cinque argomenti che si doveva studiare” e “poi se la vedeva lui”. Tutto registrato. Singolare il corrispettivo richiesto: Sorrentino avrebbe suggerito a Cariello di ‘silurare’ la nomina di un suo nemico, Salvatore Memoli, alla presidenza del consorzio farmaceutico. E’ un consorzio intercomunale formato da alcune amministrazioni della provincia di Salerno e Cariello, peraltro d’accordo nei giudizi negativi su Memoli, si attiva immediatamente telefonando ai referenti politici di area deluchiana per bloccare sul nascere questa ipotesi. Traspare da un pezzo di intercettazione del sindaco ebolitano, quando dice a Sorrentino: “Va bè, mò chiamo a tutti e due”. I due sono Bruno Di Nesta e Franco Alfieri. L’ex direttore generale della Provincia di Salerno e il sindaco di Capaccio Paestum, l’uomo reso famoso dalla metafora della frittura di pesce nella campagna elettorale per il referendum delle riforme istituzionali del 2016. Due fedelissimi del governatore della Campania Vincenzo De Luca.

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