La stragrande maggioranza delle risposte che cerchiamo per comprendere il nostro organismo e le malattie che lo colpiscono, tra cui anche il Covid-19, si cela nell’infinitamente piccolo. Più precisamente in quel centinaio di migliaia di miliardi di cellule di cui siamo fatti. Ognuna di esse, infatti, nasconde informazioni preziosissime che aspettano solo di essere rivelate. Ma per riuscirci occorre uno sforzo enorme che solo una collaborazione globale può garantire. È a questo che serve LifeTime, un progetto che unisce un esercito di centinaia di pionieri della ricerca e innovatori – 100 istituti di ricerca e 80 aziende di ogni parte d’Europa – con lo scopo di promuovere la ricerca e lo sviluppo di trattamenti personalizzati per cinque classi principali di patologie, le più diffuse in tutto il mondo: cancro, malattie neurologiche, infettive, infiammatorie croniche e cardiovascolari. L’idea è quella di monitorare attentamente ogni cellula per arrivare a sviluppare nuovi metodi per la diagnosi precoci e nuove terapie personalizzate, e allo stesso tempo consentire ai sistemi sanitari di risparmiare miliardi di euro in costi legati al sistema sanitario.

Le linee guida di questa grande impresa sono state descritte in due pubblicazioni, un rapporto pubblicato sulla rivista Nature e la LifeTime Strategic Research Agenda. Nel report si spiega come, nel prossimo decennio, si farà leva sulle più recenti scoperte tecnologiche e scientifiche per studiare, tracciare e trattare le cellule umane lungo tutta la vita del soggetto. Di LifeTime, fanno parte molti centri italiani: l’Università degli Studi di Milano, Istituto Europeo di Oncologia, Ifom – Istituto FIRC di Oncologia molecolare e Human Technopole. “LifeTime rappresenta il meglio dello spirito europeo, che dalla ricerca di frontiera sulle basi cellulari delle malattie umane ha ora la possibilità di farsi esperienza concreta nella vita dei pazienti e nella sostenibilità dei nostri sistemi sanitari”, dice Giuseppe Testa, membro del Comitato direttivo di LifeTime. “La pandemia ci ha ricordato la nostra fragilità. Trasformare la sanità attraverso una comprensione precisa dei meccanismi con cui, in ciascun paziente, una malattia comincia e si sviluppa nel tempo – continua – resta una sfida enorme. Ma oggi cominciamo ad intravederne finalmente la fattibilità grazie appunto ad un nuovo modello di ricerca che metta la clinica al centro di tre frontiere tecnologiche: gli organoidi, modelli degli organi malati di ciascun paziente, associati alla capacità di analizzarli nel tempo, cellula per cellula, in tutte le loro dimensioni, avvalendosi anche dell’intelligenza artificiale. Ci apprestiamo a scegliere come proiettare il nostro paese verso la rinascita attraverso il Recovery Fund; ecco, LifeTime in questo senso è una traccia di come farlo, in ambito biomedico, di come aprire il futuro restando ancorati alle necessità di oggi che mai come ora ci sono apparse con tanta drammaticità”.

In particolare, tra gli obiettivi dell’iniziativa c’è il riconoscimento precoce e il trattamento più efficace delle patologie. Per la crescita di un corpo sano e funzionante, le nostre cellule seguono percorsi di sviluppo durante i quali acquisiscono ruoli specifici in tessuti ed organi. Ma quando si discostano dal loro corso fisiologico, accumulano modificazioni che portano allo sviluppo di patologie che non vengono rilevate fino alla comparsa dei primi sintomi. A questo punto, il trattamento medico è spesso invasivo, costoso e inefficiente. Tuttavia, ora abbiamo le tecnologie per esaminare la composizione molecolare delle singole cellule e rilevare la comparsa di una patologia o la resistenza ad una terapia con ampio anticipo. Usando tecnologie all’avanguardia a singola cellula e di microscopia, in combinazione con intelligenza artificiale e modelli personalizzati di patologie, potremo non solo individuare precocemente la comparsa della malattia, ma anche scegliere la terapia più efficace per ogni singolo paziente. Mirare alle cellule che causano la malattia per intercettare i disturbi prima che si verifichino danni irreparabili per l’organismo migliorerà sostanzialmente la prognosi per molti pazienti.

Le tecnologie che renderanno possibile tutto questo dovrebbero essere co-sviluppate rapidamente, trasferite al contesto clinico e applicate ai cinque gruppi di patologie principali. “Implementare la medicina intercettiva basata su cellule ci permetterà di migliorare notevolmente il trattamento di numerose patologie”, dice Geneviève Almouzni, direttrice della ricerca presso il CNRS (Centre national de la recherche scientifique), direttrice onoraria del centro di ricerca dell’Institut Curie di Parigi e co-coordinatrice dell’iniziativa LifeTime. “Pazienti in tutto il mondo – aggiunge – saranno in grado di condurre una vita più lunga e più sana. L’impatto economico potrebbe essere enorme, con miliardi di euro risparmiati già solamente grazie ai guadagni di produttività per il trattamento dei tumori, e alla forte riduzione delle degenze in terapia intensiva per il Covid-19. Ci auguriamo che i leader dell’UEesi rendano conto della necessità di dover investire nella ricerca adesso”.

Il paper su Nature

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