Questo post mi è stato ispirato dalla crescente frustrazione che provo da molti mesi di fronte a scelte della vita quotidiana rispetto al cui carattere ecologico mi sento incerta e confusa. Insieme alla frustrazione, però, c’è anche una certa rabbia perché mi chiedo come mai noi consumatori non siamo né informati, né soprattutto obbligati a comportarci in un certo modo, se questo modo ci evita di star male e contrasta il riscaldamento globale. Invece niente, noi consumatori siamo abbandonati.

Mi spiego meglio. Da un lato, abbiamo riviste, articoli, video a gogo che ci spingono ad adottare comportamenti “verdi”. Il problema è che non è così facile. Inoltre, queste indicazioni non arrivano a tutti, ma solo a quelli che si informano. Eppure posso tranquillamente dire che io, che di ambiente e clima mi occupo e avrò scritto decine e decine di pezzi sulle ecopratiche, sono ancora assolutamente incerta sul da farsi in una serie infinita di contesti. Assurdo? Per niente.

Faccio qualche esempio così da dare un’idea. Per quanto riguarda la mobilità, le cose sono più chiare, ma neanche troppo. Ho la fortuna di aver potuto acquistare una macchina ibrida, che non tutti possono permettersi. Uso il motorino elettrico in sharing e più spesso ancora vado a piedi. Per i grandi spostamenti, preferisco il treno, riducendo gli aerei a quasi nulla. Tutte queste cose le faccio perché le so, ma nessuno me le ha dette, quindi immagino che coloro che non possono informarsi scelgano semplicemente in base al prezzo. E quindi se un volo costa 9.90 prenderanno quel volo, giustamente.

Ancora peggio va quando si tratta di mangiare. Io non mangio carne, in casa è ridottissima in generale, vado al mercato chilometro zero per la verdura e la frutta, compro quanto possibile bio. Ma tutto questo serve davvero? E soprattutto: per quanto mi sforzi, il carrello continua a essere riempito di prodotti per lo più in vasche di plastica o imballaggi imbarazzanti, ai quali non c’è spesso nessuna alternativa. Chi mi dice cosa è meglio comprare? Perché nessuno ci dà indicazioni, a partire dalle etichette che spesso nascondono invece di spiegare? E come fanno le famiglie “normali”, senza né soldi né tempo?

Faccio la raccolta differenziata. Ma non sono sicura di molte cose, le vado a cercare sui siti, ma che fatica. Perché la mia azienda municipalizzata non mi dice esattamente come devo differenziare i rifiuti e mi sanziona se sbaglio? Perché nei cassonetti trovo sempre rifiuti di altro genere perché la gente può fare come vuole? E vogliamo parlare dell’acqua? Da tempo sono sempre più basita di fronte al fatto che la municipalizzata che ce la fornisce non dia nessuna, dico nessuna indicazione su come evitare di sprecare l’acqua.

E allora che fare? La pentola la sciacquo o la metto in lavastoviglie? Meglio sprecare elettricità o acqua? E perché dovrei sprecare meno acqua se nessuno mi avvisa/obbliga che devo farlo? E, ripeto, se io che di questo scrivo ho dei dubbi mi chiedo cosa come potranno essere “ecologici” tutti gli altri. E’ un’impresa impossibile. Oltre al fatto che tutte le nostre scelte richiedono energia, e quell’energia è ancora in maggioranza derivata da fonti fossili.

La verità è che, come ha raccontato un bellissimo articolo dell’Internazionale qualche settimana fa, caricare tutta la responsabilità del cambiamento rispetto ad ambiente e clima su noi consumatori è assurdo e controproducente, tanto più che non siamo informati su nulla (nel 2020!).

Sarebbe assolutamente più importate e necessario, diceva l’articolo, che chi ci governa facesse leggi chiare e imponesse misure a cui noi dobbiamo semplicemente obbedire. La carne produce emissioni climalteranti? Lo stato dovrebbe fare una legge che impone alle famiglie di mangiare meno. Semplice, facile. La plastica distrugge i mari e il pianeta? Allora lo Stato non dovrebbe lasciare a me la scelta di cercare faticosamente alimenti imballati diversamente in un mare di imballaggi di plastica, ma vietare quegli imballaggi, imporre di acquistare sfuso e così via. Se questo serve alla sopravvivenza umana, come dicono tutti gli scienziati, perché non si fa?

Il problema fondamentale, come tutti sappiamo, è che il sistema cambi, non solo il singolo. Noi possiamo fare tanto, ma non tutto. E a questo punto diventa anche sinceramente irritante l’amico o il conoscente che ti bacchetta perché, che ne so, hai messo una foto su Facebook di un pupazzetto di plastica – ah, usi la plastica! – oppure ti stigmatizza perché hai mangiato un piatto di pasta alle vongole. È tutto assurdo, è tutto ridicolo e mi irrita ancora di più.

Ci sono persone che riescono a vivere davvero a zero emissioni, e lo raccontano egregiamente, come Linda Maggiori su questo blog, ma quel modello non è per tutti. Non servono solo i soldi, serve tempo e soprattutto cultura. E non tutti ce l’hanno. Vivere senza macchina è per pochi, se resta una scelta individuale. Non sarebbe molto più facile che lo stato ci obbligasse, o quanto meno ci esortasse in maniera forte, a non fare o fare certe cose in relazione all’ambiente, dandoci gli strumenti per scelte alternative? È inutile confidare nella buona volontà. Non serve, non basta.

Ogni volta che apro il rubinetto dell’acqua mi ritorna lo stesso dilemma. Perché devo sgridare i miei bambini perché si lavano le mani con troppa acqua quando nessuno mi sta dicendo che è giusto farlo? Servirebbe davvero il modello svedese, ovvero una civiltà dove sì, le persone sono controllate e dove sì, le persone sanno esattamente cosa fare perché lo stato glielo ricorda in maniera martellante. Un modello opprimente per pochi spiriti liberi, buono per tutti gli altri e soprattutto per l’ambiente.

Insomma, il mondo si salva a colazione, come ha detto Jonathan Safran Foer nel suo bel libro? Un po’ sì e un po’ no. Non mangiare carne è giustissimo, ma se la battaglia contro il cambiamento climatico è come quella contro l’occupazione nazista – e io sono d’accordo con Foer, quanto a livello di tragicità e di impegno necessario – dobbiamo ricordarci che a dichiarare la guerra contro Hitler fu la Gran Bretagna. E che i cittadini furono mandati al fronte per forza e contro la loro volontà. Altrimenti, quella guerra si sarebbe persa.

Così rischiamo di perdere quella contro il clima. Che pure, sarebbe paradossalmente più facile da vincere e senza spargimenti di sangue. Solo, magari impedendo che un un etto di parmigiano venga servito in un etto di plastica. Per tutto questo, infine, credo sia importante scendere in piazza, come ho fatto e come farò anche il prossimo 9 ottobre, per lo sciopero globale italiano per il clima. Proprio per dire: “Basta scaricare sensi di colpa su di noi, tocca a voi stati e governi e amministratori locali agire”. Troppo comodo, e direi anche ridicolo, accusare il singolo di aver peccato di una scelta poco “green”.

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