Gli orsi della discordia sono diventati una spina nel fianco dell’amministrazione provinciale di Trento. Sono infatti quattro le inchieste aperte dalla Procura della Repubblica sia sulle ordinanze che hanno ordinato la cattura (e l’abbattimento) dei plantigradi considerati pericolosi sia sulle condizioni in cui vengono tenuti i tre animali reclusi nel Centro faunistico del Casteller. Agli esposti degli animalisti si è ora aggiunta la relazione dei carabinieri del Cites, il raggruppamento che si occupa della tutela delle specie protette di fauna e flora. Intanto il presidente Maurizio Fugatti fa marcia indietro e firma un’ordinanza con cui revoca i precedenti ordini di cattura degli orsi. “Considerato che le attività di monitoraggio, presidio e informazione svolte dal Corpo forestale hanno determinato un drastico calo delle situazioni potenzialmente pericolose per l’incolumità pubblica, vengono a cessare gli effetti della precedente ordinanza del 27 agosto, che disponeva la cattura di orsi potenzialmente pericolosi per la popolazione”. Però verrà data “continuità al monitoraggio fino al 30 novembre, con particolare attenzione ai comuni di Andalo e Dimaro Folgarida, al fine di assicurare la prevenzione di eventuali episodi che possano mettere a repentaglio l’incolumità dei cittadini”. Secondo l’Ente Protezione animali “è una risoluzione tattica, certamente, per far decadere la nostra azione legale, ma è, con tutta evidenza, la nostra vittoria”.

Resta invece la nuova inchiesta aperta sulle condizioni degli animali al Casteller. Il rapporto dei carabinieri era già stato reso noto qualche giorno fa, scatenando le ire del governatore leghista Fugatti che aveva addebitato al ministero dell’Ambiente la fuga di notizie, visto che a Trento la relazione non era ancora stata consegnata. Ieri è stata portata al procuratore Sandro Raimondi dal comandante del Cites, il generale di brigata Massimiliano Conti, che era accompagnato da militari provenienti da Campobasso, Roma e Verona. Il risultato è severo. E’ stata riscontrata “una situazione di stress psico-fisico grave” nei tre orsi che si trovano al Casteller, ovvero M49, diventato famoso con il nomignolo di “Papillon” per le clamorose fughe dal recinto, M57 e l’orsa Dj3 che è in cattività da diversi anni.

L’inchiesta aperta riguarda il reato di maltrattamento di animali, senza al momento nomi di indagati. Mentre l’Oipa ha chiesto il sequestro dell’area (“per inidoneità della struttura ad ospitare gli orsi detenuti e gli altri che si prevede di catturare”), il ministro all’ambiente Sergio Costa ha scritto sul profilo Facebook: “Sono sicuro che la giustizia faccia il suo corso e possa attestare le condizioni in cui versano i tre orsi, che sicuramente non meritano questa non-vita”. Adesso i dossier sono sul tavolo del procuratore, che, riferendosi ai carabinieri del Cites, ha detto: “Ho trovato persone di enorme competenza e preparazione professionale. Ora leggeremo con attenzione la relazione e decideremo come procedere”. Ma la magistratura si è già mossa e sono state aperte quattro inchieste per maltrattamento di animali che con tutta probabilità verranno riunite in un unico procedimento.

Le denunce degli animalisti sono state presentate da Oipa, Lav del Trentino e Animal Aid. La descrizione dei comportamenti dei plantigradi, nel rapporto Cites, è impietosa. I tre orsi ospitati nella struttura sono stati sottoposti a sedazione, ai due maschi è stato anche somministrato un ansiolitico, l’alprazolam. Inoltre, l’esuberante M49 “ha smesso di alimentarsi e scarica la sua energia contro la saracinesca della sua tana”, mentre l’altro maschio, M57, “ripete costantemente dei movimenti in maniera ritmata causandosi lesioni cutanee all’avambraccio sinistro”. La Provincia ha spiegato che si tratta di una “situazione temporanea dovuta ai lavori in corso per l’ampliamento dell’area”, visto che deve essere affrontato il problema del sovraffollamento del Casteller. Gli orsi non sono abituati a vivere in spazi ristretti: quando sono in libertà riescono a percorrere anche 60 chilometri al giorno. Infine, l’Ordine dei medici veterinari del Trentino ha chiesto l’istituzione di un Comitato etico provinciale per affrontare la gestione degli orsi “nel massimo rispetto delle loro caratteristiche etologiche”.

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