Ultimamente si parla sempre di più di cambiamento climatico e ambiente. E oltre a tutte le discussioni su combustibili fossili, impatto dei trasporti o della plastica, sta venendo a galla una questione finora sommersa: quella dell’impatto del cibo. Stiamo parlando di un sistema alimentare che nel 2050 dovrà sfamare 10 miliardi di persone, che quindi dovrà non solo ridurre gli sprechi ma anche consumare meno risorse e produrre meno inquinanti.

Parlare di impatto degli alimenti per qualcuno sembra strano, ma è come scegliere se fare un viaggio in aereo o in treno, inforcare la bicicletta o prendere il Suv, e lo possiamo fare ogni volta che ci sediamo a tavola o facciamo uno spuntino. Non si tratta solo di valutare se sono stati utilizzati pesticidi, erbicidi o fertilizzanti chimici, se la frutta e la verdura sono di stagione, se i prodotti sono locali o vengono dall’altra parte del mondo. È importante anche andare a scoprire il diverso consumo di acqua e di suolo, così come la quantità di emissioni di gas serra.

E i dati pubblicati negli ultimi anni in un numero crescente di studi e da fonti autorevoli parlano chiaro: l’attuale alimentazione non è sostenibile, nei paesi industrializzati è quanto mai urgente e necessario andare a ridurre notevolmente la produzione di proteine animali.

Proprio per dare un’idea del diverso impatto di molti cibi abbiamo creato un calcolatore di impronta ecologica. È facilmente utilizzabile online qui e serve per avere un colpo d’occhio su quanto alcune nostre scelte possano fare la differenza, anche solo passando dal consumo quotidiano a quello settimanale di alcuni alimenti, per esempio.

Ma perché le proteine animali come carne, latte e uova impattano così tanto e la società deve iniziare a ridurne decisamente il consumo?

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