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Camera, il renziano Carè lascia Italia Viva dopo il risultato alle Regionali: “Torno nel Pd. La strada intrapresa non era quella giusta”

Con un comunicato, il deputato annuncia l'addio al partito fondato nel settembre 2019 dall'ex premier. "L’ambizione di costruire un’altra forza politica capace di dare rappresentanza a un mondo moderato evidentemente non è stata condivisa da un elettorato che, come ci racconta anche il voto nelle Regioni, è refrattario a frammentazioni"
Camera, il renziano Carè lascia Italia Viva dopo il risultato alle Regionali: “Torno nel Pd. La strada intrapresa non era quella giusta”
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Nicola Carè faceva parte del primo drappello di deputati dem che, nel settembre 2019, seguì Matteo Renzi nella sua nuova avventura con Italia Viva. Insieme a lui c’erano, fra gli altri, Lucia Annibali, Maria Elena Boschi, Cosimo Ferri, Roberto Giachetti, Luigi Marattin. Tutti fedelissimi dell’ex premier. Ma a poco più di un anno da quello strappo, il non più renziano Carè ha deciso di tornare a casa. Al Nazareno. “Lascio Renzi e torno nel Pd per dare forza alle idee riformiste. La strada intrapresa non era quella giusta”, ha annunciato con un comunicato. Il deputato non rinnega “nulla di quanto fatto durante questi mesi”, anche se ora crede che “non sia più il tempo di percorsi velleitari“, né “di chiudersi dentro recinti sempre più stretti“. A suo parere, bisogna “avere la sincerità di riconoscere che la strada intrapresa da Italia Viva non sia quella che io avevo immaginato”.

A spingere Carè di nuovo tra le braccia del Pd è anche il risultato incassato da Italia Viva alle ultime elezioni regionali. “L’ambizione di costruire un’altra forza politica capace di dare rappresentanza a un mondo moderato evidentemente non è stata condivisa da un elettorato che, come ci racconta anche il voto nelle Regioni, è refrattario a frammentazioni“. Secondo il deputato, originario della provincia di Catanzaro ma da oltre 25 anni Segretario generale della Camera di Commercio di Sydney, soltanto il Partito democratico “è attualmente in grado di garantire” la possibilità di “fare politica in una comunità plurale, in cui sia possibile avere luoghi di confronto e di condivisione“.

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