La riforma del fisco torna al centro delle discussioni tra le forze di governo in vista della legge di Bilancio. Il Tesoro, secondo Repubblica, è orientato verso il modello tedesco senza aliquote fisse, che garantisce il massimo della progressività. Ma Luigi Marattin, presidente della commissione Finanze della Camera e responsabile dei dossier economici per Italia viva, chiude: “Italia viva ha detto in tutti i modi che non è d’accordo sul sistema tedesco. Vorrebbe fare questa discussione nelle riunioni e nei seminari (con numeri e idee), ma se proprio si insiste a volerla fare sui giornali, a noi va bene lo stesso”. I 5 Stelle, dal canto loro, nei giorni scorsi hanno chiesto di “riaprire il tavolo sulla riforma fiscale” per tagliare le tasse “alle famiglie”, ma senza citare esplicitamente il quoziente familiare francese proposto l’anno scorso da Luigi Di Maio. Anche perché nel frattempo è in discussione in Senato – dopo l’ok unanime della Camera – il disegno di legge delega Delrio-Lepri sull’assegno unico per i figli a carico, nel quale è stato inserito sotto forma di emendamento il ddl sul Family Act voluto dalla ministra Elena Bonetti (Iv).

Il modello tedesco – In Germania a stabilire l’imposta applicata ai contribuenti che guadagnano fino a 57.051 euro è una formula matematica, che consente di calcolare l’aliquota ad hoc per ogni singolo livello di reddito. Così si evitano i salti d’imposta che caratterizzano l’Irpef italiana. E’ poi prevista un’area di esenzione fino a 9.408 euro (il doppio per chi è coniugato) e ci sono corpose deduzioni per figli a carico: oltre 2.500 euro a figlio. Scattano se più convenienti rispetto all’assegno familiare Kindergeld, che è indipendente dal reddito e ammonta a 204 euro al mese per il primo e secondo figlio, 210 per il terzo e 235 dal quarto (in Italia invece oltre i 32mila euro di reddito gli assegni familiari si fermano a meno di 100 euro per nuclei con due figli). Una famiglia con 35mila euro di redditi e due figli, grazie agli sgravi, arriva a versare poco più di 1.200 euro di tasse. Oltre i 57.051 euro di reddito l’aliquota è del 42%, mentre chi ne guadagna più di 270.500 paga il 45%.

Per la riforma dell’imposta sul reddito resta comunque in campo anche la riduzione degli scaglioni da 5 a 4 o addirittura 3, intervento che dovrebbe autofinanziarsi con il gettito della lotta all’evasione o lo sfoltimento delle tax expenditures. Italia viva punta anche a cancellare gran parte delle deduzioni e detrazioni, garantire un assegno universale per i figli e un minimo esente di 8mila euro da raddoppiare in caso di coniuge a carico.

L’assegno unico – L’assegno unico, ha spiegato la ministra della Famiglia, “sarà una cifra garantita per ogni figlio, dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni, per tutte le famiglie. Una parte sarà proporzionata in base al reddito e ci sarà invece una parte universale per tutti, per tutte le tipologie di lavoratori. Oggi non è così, oggi ci sono dei lavoratori che non sono tutelati da questo punto di vista”. E martedì la commissione Lavoro della Camera nei suoi rilievi sull’uso del Recovery fund ha sottolineato: “Occorre orientare le risorse disponibili alla realizzazione completa ed efficace della riforma del sostegno economico alle famiglie con figli; la proposta di legge recentemente approvata in prima lettura dalla Camera razionalizza, semplifica e potenzia il sostegno alla natalità e alla genitorialità riconoscendo un assegno unico e universale per ogni figlio a carico; si tratta di una riforma strutturale e immediatamente realizzabile, con evidenti obiettivi di potenziamento della natalità, dei relativi servizi di educazione e protezione e quindi anche dell’occupazione, specie femminil”.

Il taglio al cuneo – L’altra misura allo studio è il taglio del cuneo fiscale. Innanzitutto occorre rifinanziare quello per i redditi fino a 40mila euro introdotto a luglio: servono circa 6 miliardi per coprire tutto il 2021. Per alleggerire le tasse in busta paga e dare una sterzata al mercato del lavoro in chiave post-Covid è allo studio poi una decontribuzione triennale sui nuovi contratti (al 100% per i giovani neoassunti, al 50% per gli altri una delle ipotesi) e si punta a prolungare il taglio contributivo del 30% per tutti i lavoratori del Sud che avrà bisogno di circa 5 miliardi per proseguire anche il prossimo anno.

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