Via libera del consiglio dei ministri al Family act, il disegno di legge delega voluto dalla ministra Elena Bonetti (Iv) che impegna il governo a introdurre entro due anni una serie di agevolazioni fiscali e aiuti per le famiglie con figli. All’interno del testo, da quanto si apprende, alla fine non c’è anche l’assegno universale per i figli a carico, destinato allo stralcio e a proseguire il suo percorso parlamentare con la proposta di legge a firma Graziano Delrio che arriverà lunedì in commissione. Italia viva e Pd hanno trovato l’accordo su questo, ma dopo la riunione a Palazzo Chigi fonti renziane avevano affermato che era all’interno della disegno di legge.

Conte: “Conciliamo vita familiare e lavoro” – A chiarire come prosegua il percorso parlamentare è stata la stessa ministra Bonetti: “Il Family act è una scelta di speranza e coraggio, fatta di concerto nel governo e nella maggioranza”, ha commentato l’esponente di Iv spiegando che “per questo abbiamo scelto di farlo partire nella parte dell’assegno unico attraverso un percorso parlamentare con la proposta di legge a firma Delrio, che è un primo passo concreto per realizzare il Family act e che vedrà la collaborazione di tutto il Parlamento”. La ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha sottolineato come il ddl intenda “incentivare il lavoro delle donne” perché tante sono “costrette a lasciare il posto di lavoro”. Il premier Giuseppe Conte ha spiegato che il provvedimento punta a “sostenere la genitorialità, contrastare la denatalità, favorire la crescita dei bambini e giovani e la conciliazione della vita familiare con il lavoro, soprattutto femminile”.

L’assegno unico – La proposta di legge di Delrio, scelta come quella che porterà avanti l’assegno universale, prevede un beneficio fino a 240 euro per i figli minorenni e 80 euro per quelli fino a 26 anni. “Lunedì cominceranno le votazioni in Commissione alla Camera della proposta di legge delega, d’iniziativa del Partito Democratico, che istituisce l’assegno unico”, hanno commentato il relatore Stefano Lepri ed Elena Carnevali, capogruppo dem in commissione Sanità e Welfare. La scelta, spiegano fonti dem, è legata a una velocizzazione dell’iter e quindi punta a un’erogazione più rapida.

Congedo di almeno 10 giorni ai neo papà – La bozza chiede tra l’altro di “stabilire un periodo minimo non inferiore ai due mesi di congedo parentale non cedibile all’altro genitore per ciascun figlio”. E i neo papà avranno un congedo obbligatorio di 10 giorni minimo alla nascita di un figlio. Il congedo dovrà inoltre essere “concesso a prescindere dallo stato civile o di famiglia del genitore lavoratore” e non potrà essere “subordinato ad una determinata anzianità lavorativa e di servizio”.

Integrazione dello stipendio per le madri che rientrano al lavoro – C’è anche un articolo ad hoc per le mamme, per evitare che debbano abbandonare il posto di lavoro alla nascita del bambino. Il ddl famiglia norma all’articolo 5 la delega al governo “per incentivare il lavoro delle madri e l’armonizzazione dei tempi“. Tra le norme più significative che il governo punta a introdurre, c’è quella che prevede “un’indennità integrativa della retribuzione per le madri lavoratrici erogata dall’Inps, per il periodo in cui rientrano al lavoro dopo il congedo obbligatorio”. Si delega inoltre il governo a prevedere “una percentuale di detraibilità ovvero la deducibilità delle spese per addetti ai servizi domestici e all’assistenza di familiari assunti con contratto di lavoro subordinato”, dunque bonus colf e baby sitter, “tenendo conto dell’applicazione di indici della situazione economica equivalente delle famiglie”. E viene prevista una forma di retribuzione – seppur parziale – dei congedi di malattia per i figli, che attualmente non viene pagato al genitore che ne usufruisce per assistere il piccolo malato.

Rette degli asili rimborsate fino al 100% – Il testo chiede poi di introdurre un contributo a copertura delle rette di asili nido e scuole materne, fino al 100%. Dovrebbe valere per la frequenza di asili nido pubblici e privati, asili nido familiari, micronidi, sezioni primavera e scuole dell’infanzia e anche per “l’introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione in favore delle bambine e dei bambini al di sotto dei sei anni”.

Contributo alle spese per sport e attività ludiche e culturali – In un passaggio del testo si indirizza il governo ad adottare misure volte a “sostenere le famiglie per le spese sostenute per gite scolastiche, iscrizione annuale e abbonamento ad associazioni sportive, palestre, piscine ed altre strutture ed impianti sportivi destinati alla pratica sportiva, corsi di lingua e di arte e musica”. E ancora: “sostenere le famiglie per l’acquisto di biglietti per rappresentazioni teatrali e cinematografiche e altri spettacoli dal vivo, libri, ingresso a musei, mostre ed eventi culturali, monumenti, gallerie, aree archeologiche e parchi naturali“.

Sostegno per comprare libri scolastici e supporti informatici – Naturalmente, forme di sostegno sono previste anche “per le spese sostenute per l’acquisto di libri scolastici, richiesti dal percorso scolastico frequentato, e di supporti informatici per ciascuna figlia o figlio a carico che frequenta la scuola secondaria di primo o di secondo grado e che non gode di altre forme di sostegno per l’acquisto di testi scolastici”.

Detrazioni per i libri e l’affitto degli universitari – Previsti anche aiuti per chi ha figli all’università. “Sostenere le famiglie, mediante detrazioni fiscali delle spese documentabili sostenute per l’acquisto di libri universitari per ciascun figlio o figlia maggiorenne a carico, iscritto ad un corso universitario, che non goda di altre forme di sostegno per l’acquisto – si legge infatti nel testo – e sostenere le famiglie, mediante detrazioni fiscali delle spese documentabili relative al contratto di affitto di abitazioni per le figlie e i figli maggiorenni iscritti ad un corso universitario”.

Agevolazioni alle giovani coppie per l’affitto della prima casa – C’è anche una norma anti ‘bamboccioni’, che punta a invertire i pessimi dati sul fronte natalità. Si tratta di un aiuto alle giovani coppie, per far sì che mettano su famiglia prima dei 35 anni d’età. “Sostenere le giovani coppie – si legge infatti nella bozza di ddl – composte da soggetti ambedue di età non superiore a 35 anni al momento della presentazione della domanda, mediante agevolazioni fiscali, per l’affitto della prima casa”.

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