A partire dalla versione 12 di Android, la prossima versione del sistema operativo mobile Google, che dovrebbe arrivare nel 2021, sarà più facile utilizzare app store alternativi all’ormai onnipresente Play Store. I cambiamenti sono già stati comunicati agli sviluppatori: Google permetterà non solo agli utenti di installare e utilizzare app store di terze parti come il Samsung Galaxy Store, operazione già consentita sul sistema operativo del colosso statunitense, ma sta lavorando ad un sistema che garantisca la protezione e la sicurezza di tutte quelle persone che decideranno di abbandonare il Play Store in cerca di alternative.

Questa mossa di Big G rientra ovviamente in una più ampia strategia volta a difendersi dalle accuse di monopolio a cui l’azienda sta andando recentemente incontro dopo la causa legale avviata da Epic Games contro Google e Apple, a seguito degli attriti sul popolare gioco Fortnite: motivo del contendere la richiesta, da parte dei due store, di una percentuale del 30% sui guadagni provenienti dalla vendita di tutte le app e su tutte le microtransazioni che vengono effettuate all’interno delle stesse.

Foto: Depositphotos

Nonostante il segnale di apertura lanciato da Google verso gli sviluppatori, c’è però anche una brutta notizia: l’azienda statunitense ha infatti cambiato il testo della sua policy relativa ai pagamenti e, a partire dal 30 settembre 2021 in poi, tutte le applicazioni scaricate tramite il Play Store che chiedono agli utenti il pagamento di abbonamenti o contengono microtransazioni dovranno per forza utilizzare il sistema di pagamento Google. Questo significa che anche applicazioni come Spotify e Netflix saranno obbligate a pagare una quota del 30% delle proprie entrate a Google fintanto che continueranno a rendere disponibile la propria app all’interno del Play Store.

“Riconosciamo che la pandemia globale ha fatto sì che molte aziende abbiano dovuto affrontare la sfida di spostare il proprio business fisico verso il digitale e di coinvolgere il pubblico in un nuovo modo, ad esempio, spostando le esperienze di persona e i corsi online” ha dichiarato Google. “Per i prossimi 12 mesi, queste aziende non avranno bisogno di conformarsi alla nostra politica dei pagamenti, e continueremo a riesaminare la situazione nel corso del prossimo anno“.

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