Il 2020 è un anno particolare per svariati motivi e il basket non ne ha risentito meno di altri, tra la stagione ferma per il Covid, il movimento attivista della comunità afroamericana e la disastrosa perdita di Kobe Bryant. Parlando in – decisamente più leggeri – termini videoludici, si aggiunge un elemento che non poteva non colpire in prima persona tutti quei titoli che escono a cadenza annuale come Pes, Fifa e lo stesso Nba 2K: l’ombra della nuova generazione di consoles.

Visual Concepts, per il suo NBA 2K21, ha deciso di rilasciare un gioco completo, invece che una semplice patch di aggiornamento, idea che ha offerto percezioni altalenanti all’interno del titolo. Dal punto di vista grafico ormai è rimasto poco da poter migliorare su Playstation 4 e Xbox One, ma le nuove motion captures hanno dato una bella sferzata di fluidità ai movimenti ed ai dribbling, con tanto di diversificazione delle movenze a seconda della superstar utilizzata: la differenza tra l’utilizzo di un bestione palestrato e un piccoletto è davvero tangibile, ma non sta di certo qui la vera novità del titolo.

La modalità carriera si ripropone in grande stile con un nuovo viaggio intitolato “The long shadow“. Dopo aver creato il nostro alter ego nel gigantesco editor di gioco, impersoneremo Junior, uno studente del college che sogna l’NBA, ma che si porta dietro il fardello di essere un figlio d’arte di un ottimo giocatore, fardello che si farà sentire appena ci faremo un nome nell’ambiente sportivo, sobbarcandoci gli immancabili paragoni col genitore. Si potrà scegliere tra uno dei dieci college a disposizione per cominciare la propria avventura, seguendo una storia ben narrata e congeniata con la partecipazione di numerose guest stars, interne ed esterne al mondo del canestro, tra le quali spicca certamente Michael K. Williams, arrivato più o meno direttamente da The Wire.

Una volta raggiunta la massima lega si potrà avere a che fare con la novità introdotta quest’anno, il vicinato, nel quale lasceremo il grigiore cittadino del 2019 per frequentare una ben più colorata spiaggia. Passeggiando per la nuova location si avrà a che fare con chioschi di ogni tipo per acquistare le personalizzazioni e si potranno sfidare altre squadre nei campetti, ma il fatto di dover usare la stessa moneta virtuale che si utilizza anche in MyTeam, costringe a stare davvero attenti ai propri risparmi se non si vuole tirare fuori il vero portafogli.

Una storyline piacevole e che si lascia seguire molto volentieri, ma che a livello di gameplay costa qualche goccia di sudore a causa del già sopracitato nuovo tiro che, unito alle prime statistiche non di certo stellari del nostro avatar, ci costringe a giocare un bel po’ di partite senza correre rischi per avere una valutazione accettabile, togliendo sicuramente spazio al puro divertimento.

Torna ovviamente anche MyTeam, l’altra modalità più giocata dai fans di Nba 2k, con qualche aggiunta che strizza decisamente l’occhio all’ Ultimate Team di FIFA. A partire da questo capitolo si potranno guadagnare premi tramite le Season, un vero e proprio set di quest giornaliere, settimanali e globali atte, probabilmente, a mitigare quel sentore di “pay to win” che da qualche anno sta permeando la saga. Non basterà quasi sicuramente ad assottigliare il divario tra i non paganti e gli spendaccioni, ma è un passo avanti. Sono ovviamente presenti tutte le altre modalità, sia offline che online, dei capitoli precedenti e la conferma della WNBA, il campionato femminile, ma nessuna presenta novità degne di nota.

Non si può parlare però del nuovo capitolo di Nba2k senza spendere qualche parola sulla sua feature più controversa: il nuovo tiro, sistema che è stato completamente rivisto, lasciando tutto il lavoro allo stick destro del pad con il quale il giocatore, tirandolo verso il basso, da’ il via al movimento dovendo poi puntare perfettamente la mezzaluna colorata che apparirà sopra il cestista per il giusto rilascio. Nonostante il buon vecchio tiro, con protagonista il tasto quadrato, non sia stato abbandonato del tutto, ci si dovrà abituare al nuovo sistema per essere davvero performanti sul campo e guadagnare preziosi secondi; stiamo comunque parlando di un procedimento così complicato da aver obbligato Visual Concepts a sistemare tutto in corsa dopo le prime lamentele, ed applicare qualche ritocco almeno sulle difficoltà meno elevate.

Tirando le somme, ci si trova davanti al titolo che ha spazzato via il rivale Nba Live per dei validi motivi, ma che quest’anno, nonostante le promesse, si trova in una zona di transizione per la next gen. I problemi legati al Covid, inoltre, hanno generato la bizzarra situazione nella quale il campionato precedente non è ancora finito, cosa che obbligherà il team di sviluppo a future patch per mettere una pezza al tutto quando il prossimo sarà ai nastri di partenza.

Con i suoi alti e bassi resta comunque l’unica alternativa valida per gli adepti del basket virtuale e, con l’arrivo di Playstation 5 e Xbox Series X, siamo sicuri che ci sarà davvero il salto di qualità rispetto agli anni passati. L’enigma vero si pone al momento dell’ acquisto, quando si deve scegliere tra le due versioni proposte: l’edizione normale e la più costosa Mamba Forever Edition che, a differenza della prima, assicurerà il passaggio gratuito alla versione del gioco sulle nuove console, scelta di marketing che farà storcere non pochi nasi.

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