Quindici anni dopo la nascita della Convenzione quadro del Consiglio d’Europa per la tutela del patrimonio culturale, la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva la ratifica del testo firmato a Faro, in Portogallo, da cui prende il nome. Il Senato aveva già dato il suo via libera e il governo l’aveva sottoscritta nel 2013. Ma nonostante la soddisfazione del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, Lega e Fratelli d’Italia attaccano il testo, definendolo una “resa culturale” e addirittura una “Caporetto di una civiltà” perché introdurrebbe “limitazioni” alla fruizione dell’arte per non “offendere le culture altrui”. In altre parole, permetterebbe di coprire le statue per esempio davanti a visitatori islamici. Ma la censura non è mai inclusa nelle possibili “limitazioni” previste dal testo.

Cosa cambia per il patrimonio artistico – La Convenzione afferma “il diritto al patrimonio culturale” da parte dei cittadini e invita perciò i Paesi sottoscrittori a “promuovere azioni per migliorare l’accesso al patrimonio culturale, in particolare per i giovani e le persone svantaggiate“. Secondo il Fai, la principale novità è il cambio di visione sul patrimonio culturale, inteso non come insieme di “oggetti” ma come come “risorse ereditate dal passato che le popolazioni identificano, indipendentemente da chi ne detenga la proprietà, come riflesso ed espressione dei loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni, in continua evoluzione”.

Il ministro Dario Franceschini lo ha definito un testo “lungimirante” e parla “un momento fondamentale per il nostro ordinamento che riconosce, finalmente, il patrimonio culturale come fattore cruciale per la crescita sostenibile, lo sviluppo umano e la qualità della vita“.

Le polemiche – Lega e Fratelli d’Italia hanno duramente criticato la firma della convenzione che, secondo il Carroccio “svenderà il nostro patrimonio artistico all’Islam“. Giorgia Meloni parla esplicitamente di “resa culturale” per via delle “limitazioni della fruizione del nostro patrimonio artistico e culturale” che riconduce alla necessità di “non offendere altrui culture”. La pietra dello scandalo sembra essere l’articolo 4, che parla di limitazioni e recita: “L’esercizio del diritto all’eredità culturale può essere soggetto soltanto a quelle limitazioni che sono necessarie in una società democratica, per la protezione dell’interesse pubblico e degli altrui diritti e libertà”.

Cosa dice la Convenzione – Il nodo quindi è proprio la definizione di “altrui libertà” ma secondo Franceschini va inteso come sicurezza pubblica: “Nessuna censura è perpetrabile nel nome di questo atto, che mira piuttosto alla maggiore condivisione possibile di quanto abbiamo ereditato dalle civiltà che ci hanno preceduto”, ha detto il ministro intervistato dal Corriere della Sera. L’esempio classico è quello che è successo nei primi mesi dell’anno, quando musei e teatri sono stati chiusi, così come tutti gli altri luoghi di cultura, limitando il diritto dei cittadini di fruire delle opere d’arte per tutelarne la salute.

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